San Siro, la Sovrintendenza dà l'ok ad abbattere. Reazioni: «Monumento dell'Italia nel mondo»

La Sovrintendenza regionale esclude la tutela per il Meazza. E la politica milanese si divide

Fa discutere il parere della Commissione regionale dei Beni Culturali sullo stadio di San Siro: l'ente (che dipende dal Ministero dei Beni Culturali ed è in pratica la "sovrintendenza" regionale) ha affermato che il Meazza non è meritevole di tutela, perché si configura come un "corpo unico" formato da stratificazioni aggiunte in epoche diverse, ma soprattutto il corpo più antico, quello del primo anello, non viene considerato così di pregio dal punto di vista architettonico, mentre gli "strati" successivi sono troppo recenti: il secondo anello risale a 65 anni fa, meno dei 70 "canonici" secondo la Commissione.

E' di fatto un via libera all'abbattimento, proprio mentre l'orientamento generale era diverso: il consiglio comunale aveva posto, tra le condizioni per il "sì" al nuovo stadio, che il Meazza venisse preservato almeno in parte. E lo aveva fatto dopo un parere della Sovrintendenza regionale che, al contrario, aveva chiesto di salvaguardare il secondo anello dello stadio attuale, considerato "icona dello sport". I due club hanno da poco presentato i nuovi progetti dei due studi in lizza (Manica/Sportium e Populous) con almeno la sagoma del Meazza e il sindaco Beppe Sala si è espresso favorevolmente, ammettendo la sua freddezza iniziale.

«San Siro, monumento dell'Italia nel mondo»

Non sono mancate le reazioni al parere della Commissione regionale, giunto inaspettato. Marco Bestetti, presidente del Municipio 7 e coordinatore nazionale dei giovani di Forza Italia, che in passato aveva lottato per difendere l'attuale stadio, è sopreso: «Risulta difficile accettare che edifici fatiscenti come l’ex istituto Marchiondi di Baggio siano sottoposti a rigidi vincoli della Sovrintendenza, che ormai ne tutelano solo il degrado, mentre lo stadio Meazza, la Scala del calcio, un monumento dell’Italia nel mondo, sia considerato dalla stessa Sovrintendenza come un inutile opera da abbattere e cancellare per sempre. Credo sia l’ennesima conferma di come la burocrazia sia spesso nemica del buonsenso».

Due consiglieri del Partito Democratico da sempre contrari alla realizzazione di un nuovo stadio, Carlo Monguzzi e Alessandro Giungi, hanno ribadito la loro posizione: «Rispettiamo la valutazione, ma restiamo completamente contrari alla  costruzione di un nuovo stadio e alla massiccia costruzione di edilizia privata e commerciale con indice quasi raddoppiato rispetto a quello indicato nel Pgt», hanno affermato in una nota congiunta: «E' il contrario di quello che ha bisogno la città di Milano. Al nostro Comune chiediamo di far seguire alle dichiarazioni green i fatti».

La proposta: referendum cittadino

Resta contrario anche Simone Sollazzo, ex Movimento 5 Stelle da poco nel gruppo misto: «Forse - dichiara - siamo abituati a ragionare solo in termini di convenienza economica al giorno d'oggi e non più in termini di valori affettivi che poi fanno la differenza oltre che la storia di una città. Non credo che un mancato "valore culturale" possa comunque cancellare un indiscutibile "valore architettonico" che è stato riconosciuto in maniera unanime nel mondo. Non si tratta di conservare solo un muro o una rampa o un anello. È un intero sito che racchiude storie di campioni e generazioni». Ricordando che i consiglieri sono ancora in attesa delle carte intercorse tra i club e l'amministrazione durante il lockdown, Sollazzo chiede un referendum cittadino per fare esprimere i milanesi.

Articolata la visione di Enrico Fedrighini (Verdi), da sempre tiepido sull'abbattimento dello stadio. L'ex assessore del Municipio 8 vede il "bicchiere mezzo pieno" e pensa che, con il parere della Commissione regionale del Mibact che esclude l'interesse culturale e quindi l'applicazione del Codice dei beni culturali e del paesaggio, il Comune di Milano (proprietario dell'immobile) torna ad avere il ruolo di regista.

Assenza di vincoli: più facile ristrutturare

«L'assenza di vincolo lascia aperte due soluzioni, tra loro opposte - dichiara Fedrighini - da un lato consente l’abbattimento dello stadio come proposto dai club. Dall’altro, rende effettivamente praticabile un intervento di profonda e radicale riqualificazione e ammodernamento della struttura esistente, senza dover sottostare ad iter autorizzativi, obblighi conservativi, tempi procedurali e aggravi finanziari inevitabilmente generati dall’esistenza di un vincolo». L'esponente dei Verdi propone quindi l'avvio di «una seria analisi costi/benefici sul piano economico urbanistico ed ambientale rispetto a queste due opzioni, per arrivare ad una scelta di interesse pubblico».

«Finalmente la Sovrintendenza regionale si è espressa e finalmente il sindaco di Milano e tutta la giunta potranno dimostrare quale siano le loro reali intenzioni senza l’alibi o l’aiuto di scelte altrui», dichiarano invece i co-portavoce dei Verdi di Milano, Mariolina De Luca e Andrea Bonessa: «Lo stadio di San Siro è l’ultimo attacco della speculazione. Un attacco senza precedenti che utilizza la leva sportiva per nascondere degli interessi di rendita finanziaria sulla pelle dei cittadini milanesi e del bene comune. Il sindaco e questa giunta possono dimostrare se intendono proseguire con gli errori del passato credendo nell’edilizia salvifica o se invece desiderano, come hanno più volte promesso, intraprendere un nuovo percorso di sviluppo sostenibile e innovativo. Accettare anche in parte il progetto presentato dai fondi proprietari di Inter e Milan significherebbe la definitiva abdicazione del Sindaco agli interessi dei pochi a scapito dell’intera collettività. Significherebbe vanificare qualsiasi promessa di giustizia sociale sapendo di farlo quando si rinuncia alla giustizia ambientale».

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Tra i favorevoli all'abbattimento Alessandro De Chirico di Forza Italia, che invita ad andare avanti senza «buttare nel cestino il lavoro di dieci mesi e iniziare daccapo l'intero iter». Secondo l'esponente azzurro, «siamo già fuori tempo massimo. Chiedo che il sindaco acceleri nel dare risposte al progetto presentato dalle società calcistiche meneghine che a mio avviso raccoglie i paletti messi dal consiglio comunale, ma che ha bisogno di poter avere l'ok a procedere per lavorare sui particolari da affinare». 

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