"Aldo Dice" trova una nuova casa: "rinasce" il residence sociale per le famiglie in difficoltà

Aldo Dice, che ha lasciato la sede di via Oglio, ha occupato in via Medici del Vascello

Hanno lasciato la casa che li aveva accolti negli ultimi due anni per senso di responsabilità. Ma non si sono arresi e sono già tornati. 

"Aldo Dice 26 X 1", il residence sociale che da anni ormai offre un tetto alle famiglie in difficoltà, ha occupato un palazzo in via Medici del Vascello, tra Rogoredo e Corvetto a Milano. Decine di persone, che nelle scorse ore avevano lasciato la sede di via Oglio, si sono presentate nella nuova struttura al grido di "26X1 casa per tutti, miseria per nessuno". 

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"Aldo è tornato", hanno annunciato dalla pagina del residence sociale, spiegando che "abbiamo casa nuova ed è bellissima". 

Gli ex occupanti, circa duecento persone in attesa di una casa popolare, hanno lasciato l'edificio di via Oglio - quello che doveva diventare uno studentato e che era stato occupato a giugno 2016 - dopo un lunghissimo tira e molla con l'amministrazione comunale fatto di minacce di sfratto e di distacco dell'energia elettrica.

Alla fine a fare un passo indietro è stato proprio "Aldo Dice" perché - hanno spiegato - "abbiamo avuto rassicurazioni ed impegno da parte di tutti i soggetti coinvolti riguardo l'avvio di un percorso di riqualificazione ed utilizzo dello stabile stesso". Riqualificazione che invece non è mai partita nell'ex palazzo dell'Alitalia di Sesto San Giovanni, la prima storica casa del residence che da lì era stato sfrattato quasi tre anni fa. 

"Continueremo come sempre a portare avanti un progetto incredibile come il nostro", hanno assicurato dall'associazione, che negli anni ha accolto anche famiglie inviate - direttamente o indirettamente - proprio dal comune di Milano. "Noi - hanno concluso da Aldo Dice - senza casa non ci stiamo". 

“Ci auguriamo che da parte di tutti i soggetti coinvolti prevalga la volontà di dialogo. Per quanto ci riguarda intendiamo proseguire con il lavoro avviato in questi giorni per offrire un’alternativa abitativa ad alcuni degli occupanti, nel nome del rispetto della legalità”, il primo commento di Pierfrancesco Majorino e Gabrielle Rabaiotti, assessore alle politiche sociali e alla casa. “Prima di questa nuova occupazione – hanno aggiunto gli assessori – ci eravamo già attivati per offrire, come risposta emergenziale, una collocazione temporanea  alle famiglie in condizioni di maggiore fragilità e che già hanno fatto domanda di casa popolare”. 
 

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