Assolti i presunti "bagarini online": troppo pochi i biglietti messi in vendita a prezzi gonfiati

Le motivazioni della sentenza con cui a Milano sono state assolte 9 persone nell'inchiesta sul secondary ticketing

Repertorio

I prezzi elevatissimi nella compravendita di biglietti per concerti tramite canali non ufficiali non erano colpa delle piattaforme di secondary ticketing, che semmai "calmieravano" quei prezzi, ma dell'ingordigia dei privati che agivano solo per sé stessi e non per organizzazioni perseguibili. E non è possibile affidarsi alle inchieste sul tema delle "Iene", costruite senza la necessaria "preparazione giuridica".

In sintesi estrema è questo il senso della sentenza con cui la gup milanese Maria Vicidomini, a febbraio 2019, ha disposto il "non luogo a procedere" nel processo sul fenomeno del secondary ticketing, altrimenti detto bagarinaggio elettronico. Processo che vedeva imputati Stephen Charles Roest (amministratore di Viagogo), Domenico D'Alessandro (legale rappresentante di D'Alessandro e Galli, società di promoter), la società Di and Gi e la società Vivo. Sempre la gup di Milano ha assolto altri 5 imputati che invece avevano scelto il rito abbreviato.

Secondary ticketing, pochi i biglietti

La sentenza (ora depositata) consente di conoscere meglio le motivazioni. Secondo il giudice, all'atto pratico il numero dei biglietti scambiati attraverso il portale Viagogo e provenienti dalle società che organizzano gli eventi è un numero tutto sommato esiguo, una piccola percentuale del numero complessivo di posti disponibili. Troppo pochi insomma per alterare il prezzo medio dei biglietti, per certificare un rincaro.

Ipotesi, questa, che invece era stata sostenuta dalla procura, secondo cui l'accordo (evidentemente non smentito) tra i promoter e Viagogo serviva anche a ricavare un sacco di soldi in più. Non così per il gup, secondo cui il grande numero di biglietti in vendita su Viagogo (e altre piattaforme) proveniva da una precedente "incetta" da parte di numerosi soggetti privati, che acquistavano non solo i 4 disponibili per ogni cliente (numero massimo acquistabile con una transazione) ma altrettanti e altri ancora a nome di parenti e amici compiacenti. Per poi "foraggiare" con quei biglietti il mercato secondario, pretendendo prezzi anche cinque volte superiori a quello ufficiale.

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