Per le periferie il modello sono le "portinerie parigine": così rinascono le case popolari

Dal comune il bando per ridare vita a 9 spazi nelle case popolari. L'idea di palazzo Marino

Nove spazi di proprietà comunale ora inutilizzati da riqualificare e trasformare in nodi di servizio per il quartiere attraverso la realizzazione di una piattaforma web accessibile a tutti e l’inserimento di nuove attività a vocazione sociale, culturale e imprenditoriale. 

È questo l’obiettivo del bando - qui il link - aperto fino al 16 marzo ad operatori del terzo settore disponibili alla co-progettazione e gestione di servizi innovativi tesi alla creazione di opportunità sociali in alcune aree urbane periferiche, in attuazione del progetto “Quartieri connessi”, finanziato dal programma europeo Pon Metro con circa 3 milioni di euro, di cui oltre 500mila dedicati alla parte cui si riferisce il bando.

"Il modello portinerie parigine"

“Stiamo riqualificando nove spazi – dice l’assessore alle Politiche sociali e abitative, Gabriele Rabaiotti – che diventeranno il ponte di collegamento tra i quartieri popolari e il contesto vicino sul modello delle portinerie parigine: grazie all’uso delle tecnologie avvicineremo i cittadini tra loro e all’Amministrazione pubblica. L’obiettivo è quello di dar vita ad un servizio innovativo che organizzi e tenga insieme le tante realtà che lavorano nei quartieri milanesi, un lavoro complesso ma necessario sulle periferie, per migliorare la qualità della vita e anche la sicurezza dei loro abitanti. Spero che le migliori capacità e le energie presenti in molti giovani che vivono a Milano raccolgano questa occasione di innovazione. Sono convinto che se questo dovesse avvenire avremo fatto un passo in più nell’operazione di ricucitura tra i quartieri e l’intera città, oltre che nell’abilitazione delle parti di Milano che ancora si sentono distanti”.

Dopo l’avvio della ristrutturazione e messa a norma degli spazi, che per alcuni è tuttora in corso, parte quindi la seconda fase del programma che rimette in gioco spazi diversificati per caratteristiche e metratura (che va dai 40 ai circa 100 mq) ai piedi di stabili di edilizia residenziale pubblica, per i quali in origine fungevano da locali di guardiania o nei quali erano inseriti come negozi, ormai sfitti.

Dove sono gli spazi

"Si presentano ricchi di potenzialità in termini di versatilità d’uso e bacino d’utenza intercettato - scrive il comune - e sono diffusi a raggiera sul territorio della città: a nord largo Boccioni, piazzetta Capuana (dove è già aperto anche uno spazio comunale WeMi, per informare sull’offerta dei servizi domiciliari) e via Padre Luigi Monti, a est via sant’Erlembaldo e via Palmanova, a sud viale Omero e via Faenza, a ovest via Fratelli Zoia e via Alex Visconti.

Al momento sono sostanzialmente completati i lavori all’interno dei locali in via Padre Luigi Monti 18/20 e via Palmanova 59, in fase di realizzazione quelli in piazzetta Capuana 7 e Fratelli Zoia 105, in avvio quelli all’interno della portineria di largo Boccioni, via Visconti 24, viale Faenza 25. A ruota seguiranno quelli nelle portinerie di via Sant’Erlembaldo e di viale Omero.

Gli ambiti tematici individuati in accordo con i Municipi, sulla base dei quali sviluppare i progetti, sono tre: innanzitutto le portinerie sociali, ovvero servizi a prioritaria vocazione sociale e di prossimità, destinati principalmente agli inquilini delle case popolari, ai quali sono stati associati gli spazi di largo Boccioni, via Fratelli Zoia e viale Omero. Si passa poi ai servizi innovativi e di animazione (sviluppo di servizi a vocazione socio-culturale), da associare alle vie Alex Visconti, sant’Erlembaldo e Faenza, per chiudere con lo sviluppo di progetti micro-imprenditoriali ad alto impatto sociale che prevedano il coinvolgimento attivo degli inquilini Erp e di soggetti svantaggiati in generale, indicati per le vie Padre Luigi Monti e Palmanova e per piazzetta Capuana.

"Residenti coinvolti nel progetto"

I progetti dovranno coniugare diversi aspetti: la sostenibilità economica del servizio, che dopo un periodo di start-up di due anni dovrà sostenersi autonomamente, l’inclusione sociale, con il diretto e attivo coinvolgimento dei residenti e delle realtà presenti sul territorio, il radicamento al quartiere attraverso una rete locale a sostegno del progetto, e infine l’ibridazione tra ambiti diversi, quali il commercio, l’impresa, ma anche il welfare di comunità e forme di economia sociale e solidale.

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L’amministrazione comunale sosterrà i progetti attraverso l’erogazione di un finanziamento - fino al 90% del costo totale - per i primi due anni ed assegnando i locali riqualificati a titolo gratuito per l’intera durata del servizio, di massimo 6 anni, rinnovabili. A carico dei soggetti vincitori rimarranno quindi solo i costi vivi, quali utenze e spese condominiali.


 

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