Pediatria: festa al Niguarda per Marcolino, ex 'bebè piuma' che adesso compie 1 anno

Marco è tornato nel reparto che l'ha salvato, dove per tutti è 'Marcolino', per festeggiare

Repertorio

Nella Terapia intensiva neonatale-Tin dell'ospedale Niguarda di Milano Marco ci ha passato i primi 98 giorni di un ricovero lungo 4 mesi, di cui più di 2 e mezzo chiuso in incubatrice, con l'esperienza della ventilazione assistita, un'infezione diffusa che sembrava non voler guarire nonostante il continuo aggiustamento della cura antibiotica, due operazioni ravvicinate all'intestino. Ex 'bimbo piuma', nato con 3 mesi di anticipo nel novembre 2018 pochi giorni prima del 17 - Giornata mondiale dei bebè prematuri - per il suo primo compleanno Marco è tornato nel reparto che l'ha salvato, dove per tutti è 'Marcolino' e dove ha festeggiato insieme a medici e infermieri. Gli "zii della Tin", li chiama mamma Chiara, 37 anni, operaia in un'azienda tessile, residente nel Milanese.

Niguarda, neonato prematura compie un anno

"L'avevo promesso e ci è venuto naturale: la candelina del primo compleanno di mio figlio non poteva non essere spenta in compagnia di chi ci ha assistito e ci ha dato forza", spiega la giovane, ripercorrendo la storia della sua prima gravidanza. Una gestazione seguita da Niguarda e vissuta "senza particolari complicazioni", fino a quel travaglio cominciato troppo presto, per un maschietto che aveva fretta di venire al mondo anche se pesava poco più di un chilo e non aveva ancora i polmoni maturi.

"Era ormai pomeriggio quando andai a vedere il mio piccolo ometto per la prima volta, nato la mattina di quel giorno, ma del quale non avevo potuto vedere neanche l'ombra perché mi era stato portato subito via", racconta Chiara. "Lo portiamo in Terapia intensiva in fondo al corridoio", le avevano detto. "Dobbiamo subito visitarlo e prenderci cura di lui, è in buone mani, stai tranquilla". Lei ha resistito e anche Marco, che oggi "sta bene e ha recuperato pienamente", assicurano da Niguarda.

"La vita in Tin è un mondo a sé stante - testimonia Chiara - Non ti aspetteresti mai di farne parte, eppure da un momento all'altro ti ci trovi catapultata dentro". Quel pomeriggio "entrai cautamente", ricorda la giovane che ha ancora nelle orecchie "i suoni assordanti e indimenticabili", e negli occhi la distesa di incubatrici e "tutti i genitori seduti accanto a queste piccole scatole di plastica". Poi sono arrivate loro, "tre ragazze: le prime vestite di azzurro erano infermiere, quella vestita di blu la dottoressa. Si presentarono e mi descrissero accuratamente, con tanta gentilezza, cosa fossero tutti i tubicini che erano attaccati al mio scricciolo. Non riuscii a trattenere le lacrime" e "fu solo l'inizio".

"Da quel momento sono andata in Tin tutti i giorni", continua la mamma. "Ci ho passato ore, anche la notte, perché in reparto hai la possibilità di stare 24 ore su 24 ed è una cosa straordinaria - sottolinea - Sai che puoi stare con i tuoi 'guerrieri' tutto il tempo che vuoi e questo credo sia fondamentale in una situazione come la mia e come quelle di tutti i genitori che entrano a far parte di questo mondo".

"Ho passato le mie giornate lì, soprattutto da sola perché il mio compagno doveva lavorare e mi raggiungeva la sera". Ma Chiara non si è sentita abbandonata: "Era come se vivessi in una grande famiglia - dice - Tutti i dottori, e soprattutto gli infermieri, sono sempre stati accanto al mio piccolo. L'hanno aiutato, l'hanno curato e hanno creduto in lui". Marcolino piccolo però forte, che dopo un inizio in salita vivrà come gli altri.

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