Frecciarossa deragliato, un'altra tragedia ferroviaria. Ma avrebbe senso mettere le cinture di sicurezza sui treni?

Il dibattito torna in auge dopo la morte di due macchinisti nel Lodigiano sul Frecciarossa 9595 Milano-Salerno. Ma gli esperti sono concordi: le cinture di sicurezza farebbero ben poco

Ancora un grave incidente ferroviario in Lombardia. Due morti sul Frecciarossa Milano-Salerno, deragliato a Livraga (Lodi). Due decessi che, tristemente, si aggiungono alle tre persone che persero la vita nel 2018 a Pioltello. 

Mentre si stanno avviando le indagini per capire le cause, sui social impazza un vecchio dibattito, che spesso ritorna sul piedistallo in caso di tali tragedie: dovrebbero essere messe le cinture di sicurezza anche sui treni?

È una discussione annosa, che trova tuttavia pochi riscontri negli addetti ai lavori. I quali concordano: le cinture di sicurezza sui vagoni sono inutili. O meglio: non apporterebbero i benefici conclamati in altri mezzi di trasporto. I dati scientifici non arrivano alla conclusione univoca sulla loro imprescindibile utilità. E qui ingegneri e fisici non dissentono.

Viaggiare in treno è ancora (molto) sicuro

Primo presupposto. Il treno è un mezzo molto sicuro. Suona blasfemo mentre su ogni sito e telegiornale scorrono le immagini della motrice del Frecciarossa devastata, ma, numeri alla mano, è così. Batte grandemente le auto, gli autobus e perfino l'aereo. Secondo un recente rapporto dell'Unione europea, il numero annuale di morti di passeggeri di treni è diminuito da circa 400 nei primi anni Settanta a meno di 100 ai giorni nostri.

Il treno, poi, è ancora più sicuro dell'aereo se si confronta la durata di viaggio: 2 morti ogni 100 milioni di ore di viaggio su rotaie contro 16 morti in volo. E se volando il rischio per i passeggeri è maggiore al momento del decollo e dell'atterraggio (ma secondo l'Università di Greenwich, senza farsi prendere dal panico si può sopravvivere nel 90% degli incidenti aerei), sulle rotaie quelli più comuni restano le collisioni con autovetture ai passaggi a livello o con altri treni: e in questi casi le carrozze di coda sono in teoria le più sicure. Il treno è più sicuro persino del traghetto: i rischi in acqua sono stimati dalle 4 alle 8 volte maggiori rispetto a quelli dei viaggi in treno. Il mezzo meno sicuro di tutti resta la macchina: circa il 97% delle morti nell'Unione europea legate ai mezzi di trasporto avvengono su strada.

Descritto il quadro generale, torniamo alle cinture. Il National Transportation Safety Board americano non le hai mai messe in cima all'agenda dei provvedimenti urgenti in tema di sicurezza sui trasporti. A quanto è noto, al mondo, su rotaie solamente gli ottovolanti hanno legacci che mantengono ferme le persone. Ma le accelerazioni e decelerazioni alle quali sono sottoposti i loro passeggeri sono decisamente più marcate rispetto a quelle dei treni normali. 

Stesso confronto con le auto. In caso di incidente le spinte che una persona si trova ad affrontare sono ben differenti in confronto a quelle di una macchina. I treni deragliano e, considerate le loro dimensioni e massa, la decelerazione che li interessa durante l’impatto (che nella maggior parte dei casi è laterale e non frontale) è inferiore rispetto a quella delle automobili: in questi casi quindi le cinture non garantiscono in generale una diminuzione del rischio e dei danni come accade per le auto. Per intenderci; camion e auto hanno l'obbligo dell'uso delle cinture: eppure, il tasso di mortalità degli occupanti è dieci volte quello dei treni, che non hanno alcun obbligo.

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Infine c'è la questione economica. Non di poco conto, visto l'enorme impatto finanziario che avrebbe il restyling di ogni sedile presente sulle carozze: le sedute non sono progettate per le cinture. E in Italia, secondo un recente rapporto di Legambiente, ci sono oltre 3mila treni con il 41,7% che ha oltre 15 anni. Moltiplicando ogni convoglio per una decina di carrozze, si arriverebbe a una spesa impattante. Non giusticata, al momento, da falle di sicurezza.

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