Cannabis terapeutica coltivata nei parchi in città: a Milano si lavora alla "rivoluzione"

Mercoledì si è insediato il tavolo di lavoro. De Chirico: "Rompere il monopolio". I dettagli

L'obiettivo, chiaro e semplice, è uno solo: permettere le coltivazioni direttamente in città. I motivi sono due, altrettanto chiari: evitare le importazioni dagli altri Paesi e, soprattutto, evitare di alimentare il giro della criminalità organizzata. 

Milano è pronta lanciare la sua personalissima rivoluzione e sta studiando un modo per permettere all'amministrazione comunale di coltivare in città - la proposta è di farlo nei grandi parchi - la cannabis terapeutica. 

A lanciare l'idea, a settembre scorso, è stato Alessandro De Chirico, capogruppo di Forza Italia a palazzo Marino. Mercoledì, poco più di un mese dopo, è stato fatto il primo passo, con l'insediamento del tavolo di lavoro a cui partecipano l'assessore Lipparini, lo stesso De Chirico e altri esperti - tra docenti e medici - dell'universi di Milano. Sarà analizzata - ha spiegato il forzista - "l'opportunità di individuare nel territorio cittadino alcune aree pubbliche per la coltivazione di cannabis a scopo terapeutico".

 "La cannabis terapeutica è necessaria per tanti malati che chiedono questo tipo di medicinali per le più svariate patologie - ha sottolineato De Chirico -. Si stima che il fabbisogno nazionale sia di due tonnellate per più di 20mila utilizzatori. Lo stabilimento militare di Firenze ne produce 100 kg, altri 700 kg vengono importati e pagati a peso d’oro da Germania e Canada e il resto alimenta lo spaccio gestito dalla criminalità organizzata".

Il consigliere, però, vorrebbe che la situazione fosse diversa a Milano, dove - grazie a una delibera della regione Lombardia - la cannabis terapeutica è già gratuita e rimborsata dal sistema sanitario nazionale. "Ora manca un ultimo importante tassello: rompere il monopolio di Stato della produzione di medicinali contenenti Cbd e Thc. Ci vuole la volontà politica dell’attuale Governo - ha evidenziato De Chirico - di portare avanti il lavoro svolto dal ministero della Salute dal 2010. È necessaria la collaborazione degli enti pubblici, delle università e degli istituti di ricerca". 

"La strada è lunga, ma sembra meno tortuosa del previsto. C’è molto da fare - ha concluso il capogruppo di Fi - e le sfide non ci spaventano". 

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