Moschea abusiva di via Cavalcanti, condannato in Cassazione il responsabile dell'associazione islamica

Secondo i giudici di Cassazione, l'abuso edilizio non può essere giustificato dal diritto al luogo di culto

Musulmani in via Cavalcanti

E' un reato penale edilizio avere trasformato un magazzino in un luogo di culto. La Cassazione ha condannato il responsabile della Bangladesh Cultural and Welfare Association in relazione alla nota Moschea "abusiva" di via Cavalcanti, zona NoLo, al centro di diatribe tra il giudiziario e il politico da diversi anni. Per lui sei mesi di reclusione e 9 mila euro di multa.

I primi a lamentarsi della presenza di quel luogo di riunione e preghiera sono stati i condomini del civico 8, infastiditi dal via vai all'interno del cortile. I sopralluoghi della polizia locale che si sono susseguiti negli anni hanno certificato la presenza di numerose persone (anche centinaia) in occasione delle preghiere e l'effettuazione di lavori edili che implicano una modifica dell'uso del locale senza che sia stato chiesto il cambio di destinazione d'uso al Comune di Milano.

Il locale, per inciso, è di proprietà dell'associazione, che parallelamente ai controlli e alle multe ha dialogato con l'amministrazione comunale sia in vista della delibera sui nuovi luoghi di culto che la giunta di Giuliano Pisapia avrebbe voluto varare (bloccata di fatto dall'iniziativa del centrodestra in Lombardia con la legge regionale che ha stretto notevolmente le maglie), sia successivamente, con la giunta di Beppe Sala.

Nel mezzo l'iscrizione all'albo delle associazioni religiose cittadine e l'assegnazione degli spazi di via Esterle, vicino a via Padova, per realizzare una Moschea regolare. Assegnazione poi bloccata dal Tar proprio per il contenzioso in atto col Comune di Milano.

Per i magistrati di tutt'e tre i gradi di giudizio, il diritto di culto sancito dalla Costituzione non è sufficiente a giustificare le opere di abuso edilizio eseguite in via Cavalcanti, dove oltretutto mancherebbero le minime condizioni di sicurezza per ospitare nel magazzino (che non ha uscite di sicurezza) centinaia di persone. 

"Fateci pregare"

La pretesa incoerenza di normative avanzata dal responsabile dell'associazione avrebbe dovuto piuttosto, per i giudici di Cassazione, indurlo a non fare alcunché piuttosto che a compiere opere in violazione delle norme urbanistiche comunali. Non si può quindi applicare a questo caso specifico la considerazione del responsabile secondo cui, se le norme di fatto impediscono o rendono molto difficile ai non cattolici (e ai musulmani in particolare) riunirsi per pregare, si tratta di norme incostituzionali. Il problema, però, si pone, come si è visto negli anni recenti: ancora oggi a Milano non si è riusciti ad aprire un luogo di culto regolare, dopo l'approvazione della legge regionale sui luoghi di culto nel 2015.

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