"In Lombardia metà dei morti di tutta Italia per Covid": in Duomo la protesta "anti Pirellone"

Il 20 giugno la manifestazione Salviamo la Lombardia per chiedere il commissariamento

Un'opera dell'artista Cristina Donati Meyer contro i tagli alla sanità lombarda

Una piazza scelta non a caso, perché è il "cuore della nostra città". E tante, tante cose da dire: tutte quelle che secondo loro non hanno funzionato e per cui adesso, dopo mesi di morte e dolore, la regione meriterebbe di essere commissariata, almeno dal punto di vista della gestione sanitaria. 

Sabato 20 giugno, in piazza del Duomo a Milano, con inizio alle ore 15, andrà in scena la manifestazione "Salviamo la Lombardia", la protesta organizzata da numerose sigle - tra cui Medicina democratica, Milano 2030, Arci e I sentinelli - che mette nel mirino il presidente lombardo Attilio Fontana e la sua giunta per il lavoro fatto durante l'emergenza Coronavirus

Dopo la protesta delle mascherine listate a lutto, che era rimasta quasi esclusivamente "confinata" sui social anche a causa del lockdown, adesso è stata lanciata la prima vera mobilitazione, che sarà comunque effettuata mantenendo le distanze di sicurezza e indossando le mascherine, che anche in questo caso avranno un nastrino nero. 

"Noi porteremo in piazza, insieme al nostro senso di responsabilità, i nostri nastrini neri a ricordare chi non c’è più, le nostre storie, e scriveremo tutte e tutti insieme l’enorme vergogna che è il governo regionale, in modo che sia visibile anche da lontano - annunciano gli organizzatori in un comunicato -. La metà delle persone morte a causa del Covid-19 in Italia vivevano in Lombardia" e ad oggi sono 16.349. I motivi secondo i manifestanti sono tanti, ma tutti imputabile al Pirellone: "Sprechi di denaro enormi, nessuna assistenza territoriale, giornate di attesa al telefono e settimane o mesi per avere un tampone o un sierologico a meno di pagare, la gestione della pandemia in Lombardia è stata un disastro".

"Abbiamo pagato sulla nostra pelle e su quella delle persone a noi care, decenni di scelte scellerate che hanno privilegiato l’ospedalizzazione e la centralizzazione delle strutture sanitarie, che hanno smantellato i servizi socio-assistenziali e ridotto la salute delle persone a merce. Le scelte fatte in questi mesi sono state devastanti - recriminano - e hanno dimostrato l’insipienza di chi avrebbe dovuto proteggere la nostra regione dalla pandemia".

"Per questo chiediamo al governo di intervenire, commissariando la sanità lombarda, e alla vigilia della scadenza della cosiddetta sperimentazione Maroni – la legge regionale n. 23 del 2015 che ha costruito di fatto il sistema che si è dimostrato fallimentare anche e soprattutto durante la pandemia – ne chiediamo la completa revisione", proseguono.

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"Vogliamo una vera svolta. Chiediamo di realizzare quello che non è accaduto in tutti questi anni: il radicale potenziamento del welfare e del servizio sanitario nazionale, a partire da una svolta nel riconoscimento professionale del personale sanitario, medico, infermieristico, lavoratrici e lavoratori e dal sostegno alle e agli specializzandi. Abbiamo diritto - concludono - a un sistema di salute che ci protegga".

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