Coronavirus, Lombardia chiusa per decreto. 4189 positivi, crescono decessi e guariti

Ressa a Garibaldi e Centrale sabato sera, al terminal bus di Lampugnano domenica mattina. La Regione seleziona alcuni ospedali "hub" per varie prestazioni, tutti gli altri saranno dedicati al Coronavirus

Foto Ansa/Paolo Salmoirago

La Lombardia è chiusa per decreto dall'8 marzo al 3 aprile insieme ad altre province del Nord. Il Governo ha deciso la misura più drastica possibile per limitare la diffusione del Covid-19, il Coronavirus che sta facendo paura soprattutto a chi gestisce il sistema sanitario e teme il collasso, l'insufficienza di posti in terapia intensiva e di medici a disposizione, il diffondersi di un virus che - ormai è evidente - le autorità sanitarie non considerano alla stregua di una banale influenza.

VIDEO: Lombardia "chiusa" per decreto, assalto ai treni

VIDEO: L'annuncio del premier Conte

La nuova zona rossa comprende la Lombardia e le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti, Alessandria, Verbano Cusio Ossola, Novara e Vercelli. Gli spostamenti esterni ed interni a questi territori dovranno essere limitati all'indispensabile. Musei, teatri, cinema e altri luoghi di ritrovo saranno chiusi; salvi i bar, i ristornati, i negozi ma con diverse restrizioni.

Lombardia zona rossa, che cosa prevede il decreto

La nuova zona rossa comprende la Lombardia e le province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti, Alessandria, Verbano Cusio Ossola, Novara e Vercelli. Da questi territori si potrà uscire (e in questi entrare) soltanto per gravi ed indifferibili motivi, di famiglia, personali e di lavoro, evitando anche ogni spostamento all'interno della zona rossa. Si specifica comunque che chi deve tornare nella zona di residenza potrà farlo. A coloro che hanno sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5 gradi centigradi) è "fortemente raccomandato di rimanere presso il proprio domicilio", limitando al massimo i contatti sociali e contattando il proprio medico curante. Le persone in quarantena e positive al virus hanno il "divieto assoluto" di uscire di casa.

Le scuole saranno chiuse, le attività sciiistiche sospese così come gli eventi pubblici. Saranno chiusi i musei, le palestre, i teatri, le piscine, le sale giochi e scommesse, le discoteche. Potranno invece rimanere aperti i bar e i ristoranti, ma solo dalle 6 alle 18, e le attività commerciali, ma solo a patto di riuscire a fare rispettare la distanza di almeno un metro tra una persona e l'altra. Le medio-grandi strutture di vendita e i negozi nei centri commerciali, nei weekend, dovranno essere chiusi. Sono però salvi, nei centri commerciali e nei weekend, le farmacie e i negozi di alimentari. Sospese le manifestazioni sportive, ma consentite a "porte chiuse", così come le cerimonie civili e religiose, funerali compresi. Ai datori di lavoro si raccomanda di promuovere la fruizione di permessi e ferie, nonché di congedo ordinario. 

Al pronto soccorso gli accompagnatori dei pazienti non potranno sostare in sala di attesa, salvo specifiche indicazioni. Nelle strutture a lunga degenza (comprese le Rsa, anche per non autosufficienti), l'accesso di parenti e visitatori è limitato ai soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura, che è tenuta ad adottare le misure necessarie a prevenire possibili trasmissioni di infezione. Sospesi i funerali: le benedizioni saranno effettuate a distanza di sicurezza e le messe funebri potranno essere celebrate dopo il 3 aprile o comunque la fine dell'emergenza.

Coronavirus, i numeri di domenica 8 marzo 2020

Nella consueta conferenza stampa, l'assessore al welfare Giulio Gallera nel pomeriggio di domenica ha fornito i numeri aggiornati ma ha anche voluto parlare, senza polemica in realtà, della "fuga di notizie" della bozza di decreto diffusa ben prima della firma, affermando che "nottettempo molti sono tornati dalle loro seconde case, altri si sono affrettati alle stazioni" e ricordando che il decreto in realtà prevede che tutti i residenti in Lombardia possano comunque tornare a casa.

Ma anche che "sono consentiti gli spostamenti tra il proprio domicilio e il posto di lavoro", sebbene ovunque sia possibile occorre usare lo smart working, nonché quelli delle merci, perché "il Governo vuole preservare le attività produttive". E sono consentite anche le attività indifferibili, come fare la spesa o comprare farmaci, le emergenze. "Non esistono farmaci specifici, l'unica arma che abbiamo è ridurre il contatto sociale", ha aggiunto Gallera. "Inutile fare incetta ai supermercati", ha poi detto l'assessore: "I negozi di alimentari restano aperti, anzi il mettersi in coda è il contrario di quello che noi dobbiamo fare".

"I numeri di oggi sono quelli di una battaglia difficile, ma che riusciamo a vincere e il nostro sistema regge, trovando ogni giorno soluzioni diverse", ha affermato l'assessore prima di elencare i numeri della giornata. I casi positivi sono ora 4.189, con una crescita di 769 dal 7 marzo. I ricoverati in terapia intensiva sono 399, ovvero 40 in più rispetto al 7 marzo, e il 65% di loro ha più di 65 anni; i posti in terapia intensiva sono ora 497, cioè 97 in più rispetto al 7 marzo. Vengono trovati anche nelle strutture private accreditate. "L'importante è averne più del numero di persone che ne hanno bisogno", ha commentato Gallera.

I ricoverati ma non in terapia intensiva sono 2.217, contro 1.661 del 7 marzo. Quelli in isolamento a domicilio sono 756, i dimessi sono 550 (26 in più), ma crescono anche i decessi: sono ora 257, ovvero 113 in più, sempre con età elevata e un quadro clinico già compromesso. I tamponi, infine, 18.534, quasi 3 mila in più del 7 marzo. A Milano (Città Metropolitana), i positivi sono 406 contro i 361 del 7 marzo; nella città di Milano, l'8 marzo, sono 171.

Le visite negli ospedali

Gallera ha chiarito meglio come ci si comporterà per quanto riguarda le visite e le prestazioni negli ospedali e nei poliambulatori. Ecco le sue parole.

"Gli ambulatori rientranti in un gruppo ospedaliero di fatto sono sospesi da lunedì 9 marzo. A infermieri e medici chiediamo in primo luogo di supportare la gestione dei pazienti Coronavirus. Laddove non ve ne fosse bisogno, le attività possono però continuare. Vengono mantenute dialisi, chemioterapia e altre attività non differibili, così come le prestazioni urgenti con priorità U o B, quelle di psichiatria e quelle sulle dipendenze".

"Per i poliambulatori, invece, che spesso erogano servizi con medici libero professionisti, continuano a erogare le prestazioni salvo che il medico non chieda di andare in un ospedale a aiutare sul Coronavirus. Continuano a svolgere le loro attività gli operatori sanitari (ad esempio fisioterapisti) e gli odontoiatri. Si ricominciano, dall'11 marzo, le sedute per somministrare i vaccini, che erano state sospese".

I punti nascita continuano a svolgere le loro attività salvo pochi, che sono stati sospesi.

Gli ospedali hub (tutti gli altri per il Coronavirus) 

La Regione Lombardia ha selezionato alcuni ospedali che saranno da "hub" per varie specializzazioni, consentendo a tutti gli altri ospedali lombardi (108 in totale) di dedicarsi soprattutto al Coronavirus. Per i traumi maggiori l'hub sarà il Niguarda, anche utilizzando equipe che arrivano da altri presidi. Urgenze neurochirurgiche: Niguarda, Spedali Civili di Brescia, Varese, Besta. Urgenze neurologiche: Brescia, Humanitas, Sant'anna di Como, Varese, San Matteo di Pavia, Poma di Mantova, Legnano, San Gerardo di Monza, Niguarda, Lecco. Cardiologia interventistica: Spedali Civili di Brescia, Brescia, Papa Giovanni di Bergamo, Poliambulanza di Brescia, Sondrio, Varese, Sna Matteo, Poma, Legnano, San Gerardo, Monzino, San Paolo, San Raffaele, Lecco. Urgenze di chirurgia vascolare: Monzino, Poliambulanza di Brescia, Legnano, San Raffaele. Cardiochirurgia pediatrica: San Donato.

La Regione Lombardia ai cittadini: "Non uscite di casa"

La "bozza" del decreto e il "panico"

Nella notte tra sabato e domenica è stato finalmente firmato il decreto della presidenza del consiglio dei ministri che istituisce paletti rigidissimi per chi si trova in Lombardia e in altre province del Nord, dopo ore di confusione dovute alla diffusione, su Whatsapp, di una bozza di decreto che ha fatto entrare nel panico numerose persone e ha irritato non poco il presidente del consiglio Giuseppe Conte, che alle due di notte ha reso una dichiarazione nella quale ha definito "irresponsabile" chi ha diffuso il testo prima della firma. Tuttavia il decreto alla fine è pressoché identico alla bozza circolata sui telefoni di mezza Italia. 

La diffusione preventiva ha però creato un certo panico, tra persone via per il weekend che si sono affrettate a tornare a Milano e persone che, fuorisede a Milano, hanno cercato di prendere i treni per il Sud da Garibaldi nella tarda serata di sabato e i pullman da Lampugnano domenica mattina.

Zona rossa in Lombardia, il commento di Sala

"E' più che ovvio che siamo in emergenza sanitaria - ha commentato il sindaco di Milano Beppe Sala in riferimento all'ordinanza - ma il blocco di un quarto del Paese (che però in termini economici vale tre quarti) produrrà danni incalcolabili alle famiglie italiane. Non per qualche settimana, ma per un lungo periodo".

"Non è una questione di Pil, ma di reddito familiare", ha aggiunto il sindaco: "Di chi perderà il lavoro, di chi è già in difficoltà e vedrà peggiorare la sua situazione. Mi aspetto dal Governo una risposta rapida e decisa su questo fronte, che non si risolva in misure fiscali ma che preveda forti iniezioni di liquidità. Serve un grande investimento finanziario per supportare un territorio che traina l’Italia da decine di anni".

Intanto il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica si è riunito in via straordinaria domenica mattina in Prefettura. Ed è stato deciso che per il momento non saranno isitituiti posti di blocco a Milano. Saranno però effettuati controlli per verificare che bar e ristoranti restino effettivamente chiusi dopo le 18.

Coronavirus, la mappa dei casi

Prefetto di Lodi positivo. "Assalto" a Lampugnano

Maurizio Cardona, prefetto di Lodi ed ex questore di Milano, è positivo al test del Coronavirus. Lui stesso lo ha comunicato, aggiungendo di stare bene e di continuare a lavorare all'interno del suo alloggio in Prefettura. Contagiati anche il suo vicario e il capo di gabinetto.

Intanto, domenica mattina alle prime ore, il terminal bus di Lampugnano risultava ben più affollato del solito. Circa 200 persone aspettavano i pullman sia per l'Italia sia per l'estero. Nessuna corsa al check in, invece, all'aeroporto di Linate, così come calme le stazioni ferroviarie.

Intorno alla ex zona rossa del Lodigiano, intanto, sono stati progressivamente smantellati i posti di blocco.

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La corsa ai supermercati

Matttinata "di fuoco", invece, nei supermercati di Milano, dopo la notizia della firma del decreto che istiutisce la "zona rossa" in tutta la Lombardia. Moltissime persone hanno affollato i supermercati cittadini per fare la spesa; nella maggior parte dei casi si sono create code all'ingresso, dovute però anche al fatto che gli addetti alla sicurezza cercano di fare rispettare le distanze minime di un metro da una persona all'altra.

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