Coronavirus, +440 contagi in Lombardia e 155 solo a Milano: "Massima attenzione"

Il trend è in calo in tutta la regione, ma il capoluogo ha degli oscillamenti in salita

Repertorio

La lotta al Coronavirus, è ancora lontana dalla sua conclusione, anche se i dati sui contagi confermano il trend positivo delineato nei giorni scorsi.  Nelle ultime 24 ore in Lombardia sono stati processati 9.396 tamponi, che hanno restituito 1388 positivi, per un totale di 54.802, con una leggera crescita che però si giustifica con il più alto numero di test effettuati, come ha spiegato l'assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera durante la quotidiana conferenza di aggiornamento sull'emergenza sanitaria in corso.

Dall'inizio dell'epidemia in Lombardia sono morte 10.022  persone, +300 tra mercoledì e giovedì. "Questo - ha commentato l'assessore - è un dato un po' più alto ma sempre in linea ". Le persone ricoverate in totale sono 11.796 (+77); calano invece i pazienti in terapia intensiva, che ammontano a 1.236 (-21). In crescita, per fortuna, i dimessi, +559. "Nel complesso - ha affermato Gallera - si conferma il trend in decrescita di contagi e morti".

Coronavirus, contagi e morti a Milano

A Milano e provincia le persone positive al Covid-19 sono 12.479, +440 nelle ultime 24 ore (il giorno prima erano state +252). Di questi casi 4.979 sono a Milano città (+155 contro i +80 di ieri). "Un numero - ha detto Gallera - un po' più ampio rispetto a ieri, perché in questa città la situazione è stabile ma con oscillamenti di giorno in giorno. Per questo occorre prestare la massima attenzione attenendosi alle misure per il contenimento della pandemia e passando la Pasqua a casa".

Questi i numeri dell'epidemia nelle altre province lombarde al 9 aprile: Bergamo 10.043 (+112), Brescia 10.122 (+213), Como 1.605 (+63), Cremona  4.489 (+67), Lecco 1.805 (+50), Lodi 2.376 (29), Monza e Brianza 3.355 (+91), Mantova 2.277 (61), Pavia 2.889 (+66), Sondrio 654 (+18), Varese 1.491 (+143).

Distribuiti 3 milioni e mezzo di mascherine gratis

"In queste giornate intense - ha detto Pietro Foroni, assessore lombardo al Territorio e Protezione civile - abbiamo contribuito alla distribuzione di 3 milioni e mezzo di mascherine, destinate ai più bisognosi e fragili". 300mila mascherine sono state distribuite tramite il circuito farmacie lombarde; 200 mila sono state destinate alle 3300 edicole lombarde, che poi le hanno date ai cittadini che non potevano permettersele. Inoltre, ha specificato Foroni, altri 3 milioni di mascherine sono state consegnate ai comuni e poi distribuite tramite i volontari o i negozi. "Non ci vogliamo fermare qui - ha detto Foroni -. Vogliamo distribuire altri dispositivi alle forze dell'ordine, all'esercito, alla polizia penitenziaria".

"Siamo in fase discendente, 13 aprile o..."

"Siamo in una fase discendente, anche a Milano, che è la città che ha la curva più alta di tutti", aveva esultato l'assessore alle 18 di mercoledì sera, commentando l'ultimo bollettino ufficiale. 

Quindi, un passaggio sulle possibili prime riaperture post quarantena, che per ora è prolungata fino al lunedì di Pasquetta: "Siamo molto vicini a un momento in cui potremmo dire che abbiamo vinto il primo tempo della nostra battaglia - aveva evidenziato Gallera -. Non la partita ma il primo tempo, perché gli esperti ci dicono che le pandemie non si risolvono in una volta perché ci saranno altre ondate". 

Ma - aveva ribadito l'assessore - "il risultato è vicino e non si può allentare l'attenzione adesso, dobbiamo fare una Pasqua in casa. Vedremo se il 13 aprile o ancora una settimana di sacrificio - aveva annunciato in relazione alla fine dei divieti 'forti' - e poi pian pianino ricominceremo".

"Cauto ottimismo, ricaduta sarebbe pesantissima"

Dai medici, però, arriva un invito alla cautela. "I segnali di diminuzione del contagio ci sono, teniamoceli cari e stretti sperando che si confermino. Quindi, cauto ottimismo", le parole di Massimo Galli, direttore Malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, ospite di 'Circo Massimo' su Radio Capital.

Secondo Galli, "è chiaro che bisogna favorire una ripresa, ma farlo in modo anticipato sarebbe un grande danno, rischieremmo di ricadere e la ricaduta diventerebbe pesantissima da gestire". Per questo per una riapertura "serve cautela, programmare è virtuoso e utile. Le metodologie per la ripresa vanno pensate ora, e devono avere lo spazio per essere applicate ora".

Il caso "mascherine pannolini"

Ma non mancano le polemiche. L'ultimo caso è stato sollevato, con una nota pubblicata nella notte tra mercoledì e giovedì, dal sindacato Adl Cobas, che si è apertamente schierato contro le mascherine "made in Lombardia", prodotte da un'azienda di Rho e distribuite dal Pirellone. 

"Non è il lercio, ma l’ennesima umiliazione nei confronti di chi sta prestando il suo lavoro nelle strutture sanitarie. Gli operatori della sanità lombarda dopo aver visto i malati di Covid-19 ricoverati nelle residenze per anziani facendo una strage di ricoverati, adesso dovrebbero indossare i pannolini come protezione facciale", le dure accuse del portavoce Riccardo Germani.

"Le rispediremo al mittente - la promessa del sindacalista, che ha già proclamato lo stato di sciopero - e in particolare al Presidente Attilio Fontana, a Giulio Gallera e all’assessore Raffaele Cattaneo così potranno indossarle a loro scelta per l’incontinenza urinaria maschile o come protezione facciale nelle sedute del consiglio regionale".

Il comune che non distribuisce le mascherine

E a far discutere sono anche le mascherine - le "famose" 3 milioni e 300mila - che regione Lombardia sta distribuendo ai sindaci. Tra loro c'è anche chi si è "rifiutato" di distribuirle ai cittadini. È il caso di Michela Palestra, sindaca di Arese. 

"La fornitura ricevuta da Regione Lombardia non è sufficiente neppure per dare una mascherina a nucleo famigliare, già questo impone una scelta e ci obbliga a capire chi deve essere destinatario di questa fornitura - ha spiegato -. Non può valere la regola di chi arriva prima meglio alloggia, i siamo rifiutati di accettare questa logica". 

"Daremo quindi le mascherine ai medici curanti e ai pediatri del territorio e saranno loro a darle a coloro che ne necessitano", ha chiarito, sul modello di quanto fatto a Milano dal sindaco Beppe Sala.

I medici contro Gallera

L'assessore Gallera, nella serata di mercoledì, aveva invece risposto ai medici che nei giorni scorsi gli avevano indirizzato una lettera con qualche accusa per la gestione dell'epidemia, soprattutto in tema di tamponi effettuati al personale sanitario. 

“Mi ha molto stupito, oltre che amareggiato, la nota che abbiamo ricevuto dalla Federazione degli Ordini dei Medici della Lombardia che assomiglia più ad un atto politico che ad una reale rappresentazione dei fatti”, le parole dell'assessore. 

“Confermo il massimo apprezzamento per tutti gli operatori sanitari lombardi per l’abnegazione e l’umanità con cui stanno affrontando questo terribile momento - aveva scritto Gallera - e confido che si possano abbandonare gli atteggiamenti accusatori”.

I tamponi ai medici 

Entrando nel merito delle richieste dei medici l’assessore aveva precisato: “Per quanto riguarda l’esecuzione dei tamponi ai soli pazienti ricoverati, ricordo che nelle fasi iniziali dell’epidemia i tamponi sono stati eseguiti anche ai contatti stretti di casi asintomatici. Successivamente il Ministero della Salute, con circolare del 27 febbraio 2020 ha modificato le linee guida, raccomandando l’effettuazione del test ai soli sintomatici. In ogni caso, è stata sempre tenuta alta l’attenzione sull’isolamento dei soggetti interessati, sia sintomatici, sia contatti stretti di caso”.

“Un’attenzione - continuava la missiva - affidata al monitoraggio del medico di medicina Generale, il cui ruolo, fondamentale, abbiamo evidenziato con una nota della direzione Generale Welfare, il 3 marzo”. 

Le strage nelle Rsa

Poi, un passaggio sui tanti morti - il caso più eclatante è al Pio Albergo Trivulzio di Milano - nelle residenze per anziani.  “Abbiamo sempre prestato l’attenzione - aveva sottolineato Gallera - nei confronti dei soggetti anziani e fragili e delle strutture che li ospitano, fornendo precise indicazioni, sulle quali è stata svolta la vigilanza da parte delle Ats, come ad esempio il divieto di ingresso dei parenti". 

"Inoltre, sono state sempre prescritte idonee misure di isolamento dei pazienti covid positivi, con l’ovvia ed espressa possibilità, per i soggetti gestori, di adottare ogni provvedimento utile ad arginare il contagio, comunicandolo alla Ats di riferimento”.

“Mi auguro che, d’ora in avanti - aveva concluso Gallera - si possa davvero lavorare insieme e che le accuse gratuite lascino il passo ad una collaborazione costruttiva e propositiva, che è quanto ci si attende da chi rappresenta migliaia di medici ai quali va, ancora una volta, il nostro ‘Grazie”.

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