Coronavirus, i commercianti chiedono contributi "non a pioggia" ma a chi ha effettivamente subito il lockdown

L'audizione di Confcommercio a Palazzo Marino

La Confcommercio di Milano, Lodi e Monza ha ribadito in consiglio comunale, a una seduta della commissione commercio di Palazzo Marino, che l'apertura delle attività commerciali è stata finora "tiepida" dopo il lockdown, con circa il 70% delle attività riaperte nella città di Milano, con punte più alte sul non alimentare e più basse sull'alberghiero e la ristorazione. Dati simili a quelli già pubblicati, che parlavano del 90% dei negozi di abbigliamento riaperti, mentre sui bar si "veleggia" intorno al 50-70%. 

A intervenire in commissione è stato il segretario generale Marco Barbieri, secondo cui è importante, sulla base degli stanziamenti ai Comuni previsti nel decreto Rilancio, erogare esenzioni dalla Cosap, la tassa di occupazione del suolo pubblico, ed eventualmente anche da altri tributi locali, tra cui l'imposta di pubblicità e al limite quella di soggiorno. «Auspico che ci sia un intervento immediato anche per quanto riguarda la Tari: riteniamo che sia un po' ingiusto emettere un bollettino per i tre mesi di lockdown nei confronti di attività che sono state chiuse e di conseguenza non hanno prodotto questo rifiuto», ha commentato Barbieri davanti ai consiglieri comunali.

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No contributi a pioggia

Per quanto riguarda il sistema con cui distribuire il contributo, Barbieri ha evidenziato che non dovrebbe essere dato "a pioggia", ma solo alle imprese effettivamente colpite in modo maggiore. «Altrimenti non pioverebbe per nessuno, ha affermato. I consiglieri di maggioranza hanno accolto l'invito e auspicato che, dalla settimana prossima, il Comune possa scrivere le linee guida sull'uso del Fondo di Mutuo Soccorso del Comune di Milano.

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