Coronavirus, quegli abbracci che superano il plexiglas: "Fiori nelle crepe del cemento"

Ripartono le visite nelle Rsa dopo l'emergenza covid. E le emozioni battono i protocolli

La foto dell'incontro - Diego Colombo

Il primo abbraccio, anche se soltanto con la mente, dopo mesi di distacco a causa del coronavirus. Quegli occhi che si incrociano ancora dopo essersi a lungo cercati. E alla fine i sorrisi che si mischiano alle lacrime in un crescendo di emozioni stupende. 

Perché rivedere una mamma, un papà, un nonno dopo settimane e settimane di isolamento è questo: è un'emozione enorme. E Diego, fisioterapista della Rsa San Giuseppe di Castano Primo, di un'emozione così grande è stato testimone diretto e ha deciso di raccontarla e di cristallizzarla per sempre in uno splendido scatto.  

Guido e Maria, divisi dal Covid dopo 70 anni 

Ecco il suo racconto:

"Il primo ingresso di un parente nella Casa di Riposo in cui lavoro, dopo mesi in cui i degenti non hanno potuto ricevere visite. Il protocollo da rispettare é rigido, ma non é qualcosa su cui si possa avere margine di discrezionalità. Il visitatore deve farsi misurare la temperatura corporea all'ingresso, indossare la mascherina, igienizzare le suole delle scarpe camminando su tappetini specifici, sanificare le mani con apposito gel, compilare svariati moduli di autocertificazione e liberatorie e soltanto allora può andare dinanzi alla porta in plexiglas oltre la quale lo attende il suo caro. 

Piccoli fori ad altezza di 1 metro e 50 cm per consentire un minimo passaggio di suono attraverso il plexiglas, un operatore nella stanza in cui sta il degente, per mediare la conversazione a causa dell'ipoacusia, condizione comune negli anziani. Non si può toccare la barriera di plexiglas. Quindici minuti di colloquio, poi il visitatore deve andar via, e per ritornare dovrà attendere che tutti gli altri degenti abbiano ricevuto le loro visite, a spanne quindi una visita ogni 3 settimane. 

È poco e la modalità di visita é assai triste, ma é tutto quello che ci é consentito fare per ora. Tuttavia anche in questo contesto la gioia del ritrovarsi trova una via, come quei fiori che si fanno strada perfino tra le crepe del cemento. Ci si sorride, ci si parla, ci si manda baci con le mani, si ride e si piange insieme, seppur divisi da una limite trasparente ed invalicabile. 

Si avvicina lo smartphone alla barriera, per far vedere nipoti e pronipoti perché si sa, ad una certa età la memoria va tenuta in allenamento. "Ti trovo bene dai..."..."mangi?"..."fai la fisioterapia?"..."canottiere ne hai abbastanza?"...sono queste le domande e gli argomenti, dietro ai quali si celano affetto, attenzione e desiderio di vicinanza. I 15 minuti trascorrono in un battito di ciglia ed è già ora di andare. 

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Il parente esce, tutta l'area viene sanificata, e avanti il prossimo. Nell'aria rimangono però parole sospese ed emozioni forti che saturano la stanza e che nessun gel battericida può cancellare".
 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Coronavirus, l'allarme dei medici di Milano: "Prepararsi a stagione influenzale o sarà crisi"

  • Milano, folle abbandona la mamma sull'A7, poi picchia un tranviere e si mette a guidare il tram

  • Covid, nuova ordinanza sulle mascherine in Lombardia: quando è obbligatoria, quando no

  • Orrore a Milano, stuprata in pieno giorno sul Monte Stella: indaga la polizia

  • Accoltellato sull'autobus a Milano, 23enne gravissimo in ospedale

  • Follia alla Darsena: due ragazzi gettano in acqua un venditore di rose e poi scappano

Torna su
MilanoToday è in caricamento