Consentire le messe di Pasqua? L'idea di Salvini non piace a nessuno

Non soltanto i vescovi ma anche i governatori (leghisti) di Lombardia e Veneto, Fontana e Zaia, sono perplessi

Consentire le messe di Pasqua, seppure a distanza di sicurezza? L'idea è stata lanciata da Matteo Salvini, leader della Lega ed ex ministro dell'Intenro. Ma è una idea che non piace praticamente a nessuno. Il politico milanese ne ha parlato durante una intervista per SkyTg24, riprendendo un appello ai vescovi scritto dal poeta Davide Rondoni, e pubblicato sulla rivista "Tempi", in cui si chiedeva di permettere la messa pasquale: «Non lasciate che sia equiparata la Messa a un concerto, a una conferenza, a qualcosa di meno necessario di qualche etto di formaggio. È pane, vino, ne abbiamo fame, indegni e anche scossi come siamo in questa circostanza. Si può trovate il modo, faremo tutti dei sacrifici per questo, ma non sottraetecelo».

Per Salvini, «si può andare dal tabaccaio perché senza sigarette non si sta, per molti è fondamentale anche la cura dell'anima». E così il leader del Carroccio ha detto di sostenere chi chiede di far entrare i fedeli in chiesa per la messa pasquale, «in maniera ordinata, composta e sanitariamente sicura». Ma l'idea non piace quasi a nessuno.

Contrari Sala, Zaia, Fontana e la Cei

E' contrario il sindaco di Milano Beppe Sala, che ha aggiunto: «Se vuoi veramente arrivare a fare riaprire le chiese e se non è solo un titolo di giornale, allora devi chiedere alle Regioni che governi, come Veneto e Lombardia, di fare un'ordinanza, se no siamo sempre alle parole e non a fatti». E' contrario anche il cardinale di Perugia Gualtiero Bassetti, presidente della Cei (Conferenza episcopale italiana): «L’impossibilità di poter partecipare alle messe di Pasqua quest’anno è un atto di generosità. È un nostro dovere il rispetto verso quanti, nell’emergenza, sono in prima linea e, con grande rischio per la loro sicurezza, curano gli ammalati e non fanno mancare tutto ciò che è di prima necessità».

«Non intervengo su queste cose», ha commentato invece Luca Zaia, governatore del Veneto e compagno di partito di Salvini: «So che molti cattolici chiedono la riapertura o la possibilità di celebrare la Pasqua, elemento fondante della religiosità. Non è irrilevante. Ma, oggettivamente, ricordo (anche noi chiedemmo al Patriarca di Venezia della possibilità di rispettare il droplet) l’Istituto Superiore di Sanità disse assolutamente no. Anche perché in letteratura ci sono casi di grandi contagi nelle celebrazioni religiose».

Un altro governatore leghista, il lombardo Attilio Fontana, la pensa allo stesso modo: «Capisco che è un giorno importante e che in questo periodo c'è bisogno di spiritualità. Quest'anno, però, prima di prendere una decisione del genere bisogna riflettere bene. Oggi sarei perplesso. Aspettiamo di vedere se i risultati nei prossimi giorni saranno in così netto miglioramento. Una decisione del genere si può prendere anche l'ultimo giorno». E comunque (ha aggiunto) da parte del Governo.

Delpini: «Questa Pasqua ci mancherà, ma...»

L'arcivescovo di Milano Mario Delpini, celebrando la messa per la Domenica delle Palme in Duomo (presenti solo poche autorità), non entrando nel merito della richiesta di Salvini, ha affermato: «Questa Pasqua ci mancherà molto, ma cerchiamo almeno di far sì che quello che possiamo fare sia fatto bene e ci aiuti a vivere il Mistero. Invoco la benedizione del Signore per tutti: che entri nelle case, in tutte le condizioni e porti sollievo, fiducia, incoraggiamento, senso della presenza di Dio a chi è solo, chi è in famiglia, chi è malato, chi è stremato dal lavoro».

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E "Tempi" prende le distanze dalla polemica: «Quella di Rondoni era una supplica, mica un Dpcm», scrive, aggiungendo che «a Salvini rivolgeremmo il celebre consiglio di Talleyrand: "Surtout, pas trop de zèle" (soprattutto, non troppo zelo)». 

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