Uniti ma distanti: i milanesi in casa combattono il Coronavirus

Tra solidarietà e nuove (necessarie) abitudini

Affacciandosi al balcone, o portando giù il cane, si sente un'aria diversa, quasi profumata, che ricorda vagamente quella di montagna. Siamo però a Milano, in mezzo ai palazzi e alle strade, e le montagne sono lontane. Irraggiungibili. Qualcuno ci ha provato, a riappropriarsi della casa di vacanza, nello scorso weekend, prima che il Governo bloccasse gli spostamenti non necessari. Le cronache dalle valli alpine ci raccontano di alloggi più aperti del solito, di più gente a passeggio, come se le Alpi fossero immuni dall'emergenza.

Noi, qui in città, ci accontentiamo dell'aria che pare profumata. Lo dicono anche i dati di Pm10 che Arpa Lombardia non smette di diffondere: mai stata forse più pulita, nella metropoli lombarda. D'ora in avanti nessuno più potrà dire che il traffico dei veicoli non c'entra. Ma in questo momento, e giustamente, nessuno pensa all'aria inquinata.

C'è un nemico insidioso da combattere, si chiama Covid-19, l'influenza finora sconosciuta che miete vittime, ma da cui anche pare si guarisca un po' di più: e un paio di farmaci antivirali incominciano a dare speranze. C'è però questo nemico insidioso. E per combatterlo abbiamo scelto, diremmo finalmente, il drastico provvedimento di restare a casa e ridurre al minimo indispensabile, ma sempre a debita distanza, ogni contatto sociale.

Possiamo fare la spesa e comprare farmaci, sigarette, lampadine, lenti a contatto e qualcos'altro; possiamo andare a lavorare, ma senza il caffè al bar e senza indugiare lontano da casa troppo a lungo; possiamo scendere con il cane, fare il giro dell'isolato a piedi, assistere i parenti non autosufficienti e praticamente null'altro. La casa è il nostro nuovo confine, si cercano nuove forme di solidarietà a cui non eravamo abituati. L'anziana del piano di sopra è meglio che stia il più possibile nel suo appartamento. Oltretutto davanti alle farmacie e ai supermercati si formano code, perché si entra pochi alla volta: così i vicini le propongono, talvolta in una gara di bontà, di fare la spesa per lei o di portare giù al suo posto il bassotto che le tiene compagnia. 

Ma in un mondo connesso da esperienze condivise, prima ancora che da internet, spariscono i confini, almeno nel privato. L'amico dall'altra parte del mondo, che ha letto sul web che a Milano le mascherine sono esaurite da giorni, si offre di mandartene cinque o sei. I fidanzati e i parenti si videochiamano in continuazione. Esplode il desiderio di vedersi e parlarsi da lontano, perché da vicino non si può più, e così ci si "aggrappa" a Whatsapp, a Face Time, a Skype o al telefono, dove scorrono mancanze a cui sopperire con voci, fotografie, video, dirette, parole scritte. Ci si scambia progetti per quando ci si potrà incontrare di nuovo. Si mettono da parte i sogni. Come il giovane che voleva chiedere alla sua fidanzata di sposarlo. Tutto rimandato.

E' altamente sconsigliato perfino andare in ospedale a far visita a qualcuno ricoverato per ragioni diverse dal Covid-19. Telefonate tra due anziane sorelle, ora che una delle due ha appena affrontato un'importante operazione e l'altra non può confortarla dal vivo. Ci sembra, d'istinto, che ci sia stata tolta umanità, ma forse al contrario ci è stata restituita: dobbiamo solo imparare, o reimparare, a trovarla con mezzi diversi da quelli a cui siamo abituati. Ci è d'aiuto sapere che l'essere umano è sì un animale sociale, ma è anche capace di resilienza. E soprattutto ci aiuta essere coscienti che i sacrifici sono dolorosi, ma li stiamo compiendo in nome di un bene collettivo: è questa l'umanità di cui siamo consapevoli e che ci dà forza. 

«Andrà tutto bene», «ce la faremo». Il leit motiv generale è questo, ed è confortante. La creatività degli italiani inventa flash mob alle finestre: tutti insieme, alla stessa ora, a cantare e suonare l'Inno di Mameli oppure il Nessun dorma. Fiducia e un battimani liberatorio, la diretta web per emozionare chi non ha finestre musicali nei suoi paraggi.

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Al balcone del pianterreno, la famiglia egiziana ha appeso un lenzuolo realizzato dai propri bambini, che come tutti non possono uscire: «Andrà tutto bene, Viva Italia», la bandiera italiana e due mani rivolte nella stessa direzione. Adesso più che mai, i confini non esistono. Esiste invece un messaggio che commuove, unisce, rende vivo un momento di apparente sospensione. Che finirà. E andrà tutto bene. Ce lo meritiamo.

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