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Coronavirus, la strage silenziosa degli anziani: 44 morti in pochi giorni in una casa di riposo

Succede a Mediglia: morti 44 anziani in un paio di settimane. Il sindaco chiama l'Ats

 

Sul cancello, chiuso dall'interno, ci sono due fogli gialli, intestati ad Ats e alla direzione sanitaria, che annunciano lo stop a tutte le visite agli ospiti. Il citofono, nonostante l'insistenza, resta silenzioso: non risponde nessuno. Dentro, però, qualcuno c'è: dal parchetto comunale accanto alla Paullese si riesce a guardare tra i vetri delle finestre aperte e si scorge distintamente un'operatrice che assiste un anziano seduto sulla carrozzina. 

Da lì non arriva nessun suono, nessun rumore, mentre da un balcone al secondo piano di un palazzo vicino, con tanto di Tricolore esposto, continua a rimbombare a tutta forza musica latina. Pochi attimi dopo davanti a quello stesso cancello arriva una donna, che dice di lavorare per un'altra struttura: chiama qualcuno al telefono e aspetta. Passa qualche minuto e, in effetti, si presenta un uomo. Il signore - che indossa giacca e camicia coperti da un camice blu, oltre a guanti e mascherina - le consegna attraverso le sbarre due scatole di guanti in lattice e poi si gira di spalle per andare via subito. L'unica cosa che dice è: "Parlate col sindaco e con l'Ats", poi scompare nell'edificio. 

44 morti e "diffusione significativa del contagio"

Quell'edificio è la "Rsa Borromea" di Mediglia. In quella residenza per anziani dall'inizio dell'emergenza Coronavirus, nel giro di un paio di settimane, sono morte 44 persone. A certificare il dato è la prefettura di Milano, che mercoledì sera ha risposto al sindaco Paolo Bianchi dopo due richieste di chiarimenti relazionando il primo cittadino su quella che viene definita una "situazione complessa".

"A oggi - si legge nel documento - si sarebbero verificati 44 decessi di ospiti, non tutti determinati dalle complicazioni da Covid-19". Con l'ormai solita distinzione tra "morti di Coronavirus" e "morti con Coronavirus", i decessi strettamente legati al virus, stando a quanto appreso, sarebbero una ventina. Il numero, però, potrebbe essere destinato ad aumentare tragicamente. 

Sì perché - mette ancora nero su bianco la Prefettura - "all'interno della Rsa, attentamente seguita da Ats e città metropolitana, sono state effettuate verifiche a campione, con tamponi su personale sanitario e su ospiti" ed è "emersa una diffusione significativa del contagio che ha portato a ritenere gli anziani presenti complessivamente affetti da Covid-19". 

"Evitare la diffusione al di fuori della struttura"

"La direzione, su indicazione di Ats, ha adottato un piano di riorganizzazione interna degli spazi per consentire il più efficace contenimento del contagio - continuano da corso Monforte - Ats ha segnalato alla direzione l'importanza di evitare la diffusione al di fuori della struttura" e "sia gli ospiti che il personale sono stati dotati di dispositivi di protezione individuale e sono state sospese le visite". 

"Posta la serietà della situazione in essere, dovuta principalmente a condizioni di estrema fragilità degli ospiti, la stessa Ats - conclude la Prefettura - ha sollecitato la direzione sanitaria a fornire informazioni quanto più dettagliate ai familiari sia sulle decisioni organizzative, sia sui decessi". 

5 morti "ufficiali", 25 reali

E informazioni le ha chieste più volte anche il sindaco Bianchi, per capire cosa davvero sta succedendo nella residenza per anziani, che risulta accreditata per ospitare fino a 130 persone. La tabella cronologica degli eventi, stando a quanto finora ricostruito, dovrebbe iniziare il 4 marzo, con il ricovero in pronto soccorso di due ospiti della struttura, poi risultati positivi al tampone. A quel punto sarebbero scattati i controlli su operatori e anziani - gli stessi a cui fa riferimento la Prefettura - e il 7 marzo la direzione sanitaria avrebbe chiesto al comune di portare i tamponi al Niguarda di Milano.  

Ad accendere la spia d'attenzione del primo cittadino sono stati due dettagli: l'incontro con alcuni familiari di ospiti della Rsa e la importante differenza tra i numeri dei decessi "ufficiali" e quelli reali, come accaduto - ad esempio - il 9 marzo, quando le vittime a Mediglia erano 25, ma a Prefettura e Ats ne risultavano cinque. 

Il blocco alle visite

"La prima comunicazione a noi arriva il 23 di febbraio e la Rsa ci dice che avrebbero impedito l'accesso ai parenti. Data la situazione di emergenza ci è sembrata una scelta logica e credo che l'abbiano attuata molte altre Rsa", ricostruisce a MilanoToday il sindaco, sottolineando che si tratta "da un punto di vista gestionale di una casa di riposo privata, che ha una direzione sanitaria interna in stretto contatto con Ats e regione Lombardia per tutto quello che concerne la parte clinica e medica". 

Però, "essendo una struttura sul territorio abbiamo sentito alcuni parenti e abbiamo più volte chiesto di avere notizie - sottolinea Bianchi - perché da quello che ci veniva detto dai parenti non arrivavano notizie aggiornate e in tempo reale". E tra quei parenti ci sono anche "persone a noi molto vicine, che lavorano con noi, che hanno perso dei loro cari lì dentro o - confessa il sindaco - che tuttora hanno i parenti ricoverati: quindi non è solo un dovere amministrativo, ma anche morale e umano perché è una situazione che ci ha toccato". 

Così, spiega il primo cittadino, "ho scritto una prima lettera alla Prefettura il 9 marzo per segnalare il disallineamento tra i dati in nostro possesso e quanto ci veniva comunicato e una seconda il 16 dopo aver incontrato alcuni parenti degli ospiti della struttura". 

"Stiamo facendo di tutto per salvarli"

Due giorni dopo è arrivata la risposta da corso Monforte: quasi un tragico bollettino di morte, tra vittime e contagi. Quegli anziani, però, non sono numeri o cifre da inserire nelle tabelle che si aggiornano ora dopo ora, giorno dopo giorno: sono mamme, padri, nonni, zii. "Oggi ho ricevuto una telefonata da una persona che aveva perso un proprio caro - racconta Bianchi, quasi commosso -, che addirittura mi ringraziava, pur avendo appena subito un lutto. Lunedì - conclude il sindaco - ho chiesto un'ulteriore ispezione e un'ulteriore indagine di vigilanza nella residenza ad Ats". 

Dalla Rsa, contattata per offrire possibilità di replica, non c'è molta voglia di parlare. Al telefono risponde una donna, con la voce che sembra provata: "Vi chiediamo solo di lasciarci lavorare visto che stiamo facendo di tutto per salvare tutti i nostri ospiti, grazie - dice la signora -. Questa è la comunicazione". Poi, non dice nient'altro e mette giù il telefono.

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