Coronavirus, morto agente penitenziario: "E ancora non sappiamo quanti sono i positivi"

Morto un 52enne, lascia moglie e due figli. Lo sfogo del sindacato: "Dati ancora non forniti"

Nazareno, l'agente morto

Anche la polizia penitenziaria paga il suo conto, tragico, al Coronavirus. Giovedì pomeriggio è infatti morto un agente 52enne, che era ricoverato all'ospedale Humanitas di Rozzano da alcuni giorni proprio dopo aver contratto il virus. 

L'uomo, Nazareno, era originario di Foggia e lascia una moglie e due figli. Era in servizio al nucleo provinciale traduzioni e piantonamenti e lavorava alla casa circondariale di Opera fino a quando, il 9 marzo scorso, non sono comparsi i primi sintomi.

L'agente - che aveva il grado di assistente capo e che nel 2014 aveva ricevuto una medaglia di bronzo al merito di servizio - era stato posto in isolamento precauzionale in caserma e il giorno successivo era arrivato l'esito del tampone. 

"Anche la Polizia penitenziaria continua a pagare il suo tributo nella lotta che il Paese conduce contro questo nemico invisibile chiamato Covid-19", l'amara constatazione di Gennarino De Fazio, segretario nazionale del sindacato Uilpa polizia penitenziaria.

"Non sappiamo quanti sono i contagiati"

“In questo momento – ha continuato il sindacalista – vogliamo solo stringerci attorno al dolore dei suoi cari e a quello del corpo di polizia penitenziaria, invitando le donne e gli uomini che lo compongono a tenere, come sempre del resto, salda l’attenzione nella loro opera a beneficio di tutta collettività, con il consueto, impagabile, senso delle istituzioni democratiche”.

Non manca, però, un attacco all'amministrazione: “Certo verrà il momento in cui chi siede in posti chiave di quelle stesse istituzioni, quali il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, dovrà rendere conto del suo operato e dovrà pure spiegare perché ancora non fornisca, sebbene richiesti, i dati circa il numero dei positivi al Covid-19 fra il personale e la loro distribuzione geografica”.

Il 20 marzo scorso c'era stato il primo decesso nella Penitenziaria. A perdere la vita era stato il 51enne assistente capo coordinatore Gianclaudio Nova, anche lui ucciso dal virus. 

"Una preghiera per Nazareno, papà, marito e agente di Polizia Penitenziaria al carcere di Opera, che il maledetto virus si è portato via", il commento del leader della Lega, Matteo Salvini, che ha anche postato una foto dell'agente.

"Un abbraccio commosso alla sua famiglia, ai suoi colleghi e a tutte le donne e agli uomini delle Forze dell’Ordine che ogni giorno mettono a rischio la propria vita per tutelare la nostra sicurezza", ha concluso.

Le rivolte in carcere

Proprio dopo l'inizio dell'epidemia, nelle carcere italiane si erano registrate una serie di violente rivolte con i detenuti che avevano chiesto più sicurezza e avevano protestato per la sospensione dei colloqui con i familiari, una scelta dettata proprio dall'esigenza di ridurre al minimo le possibilità di contagio. 

A San Vittore, in una lunga mattinata, alcuni dei carcerati avevano distrutto gli ambulatori, appiccato incendi e organizzato dei "sit in" sui tetti delle strutture dopo essere usciti dalle proprie celle. Dopo una lunga trattativa tra gli stessi detenuti, il Questore e i magistrati, la situazione era rientrata. 

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