Coronavirus, l'emergenza continua: "Scuole e negozi chiusi, il blocco totale andrà avanti"

Le parole del premier Giuseppe Conte: "I provvedimenti non potranno essere che prorogati"

Dopo il giorno più nero - 319 morti nella sola Lombardia e 475 in tutta Italia, nel giro di 24 ore -, arriva la conferma che la data del 3 aprile non sarà quella in cui negozi, scuole e uffici riapriranno. Per quel giorno, quando scade il decreto "io resto a casa" del governo, è praticamente impossibile che l'emergenza Coronavirus sia finita. 

Con l'aumentare dei contagi e dei morti era inevitabile pensare che la deadline sarebbe stata sorpassata, soprattutto senza una drastica inversione di tendenza sul fronte dell'emergenza sanitaria, con gli ospedali lombardi - e quelli del Nord - vicini al collasso.

Coronavirus, 3 aprile non riaprono scuole e negozi 

Così l'ipotesi di un prolungamento del blocco e della chiusura delle scuole e dei negozi, si fa sempre più concreta, come confermano le parole del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. "I rigidi provvedimenti presi dal governo per contrastare l'emergenza coronavirus, dalla serrata di molte attività commerciali alla chiusura delle scuole, non potranno che essere prorogati alla scadenza", ha detto in un'intervista al Corriere della Sera
 
E ancora: "Le misure restrittive stanno funzionando – ha spiegato il premier - abbiamo evitato il collasso del sistema". Ma c'è anche chi, il governatore lombardo Attilio Fontana in testa, chiede un ulteriore inasprimento delle misure, soprattutto per convincere le persone a restare davvero in casa. 

"Non saremo più nelle condizioni di aiutare chi si ammala"

"Io tutti i giorni rifaccio l'appello. Amici io lo sto dicendo in modo educato, fra un po' bisognerà cambiare il tono, perché se non lo capite con le buone, bisognerà essere un po' più aggressivi - aveva detto il presidente di regione mercoledì mattina -. Non dovete uscire, dovete stare a casa. I contagi non calano, fra poco non saremo più nelle condizioni di dare una risposta a chi si ammala. Vi stiamo chiedendo un sacrificio per salvare delle vite umane". 

"Ogni uscita di casa è un rischio per voi e per gli altri. Per adesso ve lo chiediamo, ma - aveva concluso il presidente della regione - se si va avanti chiederemo al governo misure ancora più rigorose".  

"C'è ancora troppa gente in giro"

E sulla stessa lunghezza d'onda, poco dopo, erano arrivate anche le parole dell'assessore al Welfare, Giulio Gallera. "Ci sono ancora troppe persone in giro - aveva evidenziato - e così non va bene. Siamo consapevoli di chiedere un piccolo sacrificio, ma vogliamo vincere questa battaglia".

"La 'montagnetta' di San Siro, ad esempio, ancora oggi era piena di cittadini che andavano in bicicletta, che correvano. Questo non va bene - aveva ribadito - dovete stare a casa come ha ricordato questa mattina anche il presidente Fontana".

E la regione la battaglia per convincere tutti a stare a casa la sta combattendo anche a colpi di tecnologia, tanto che gli esperti del Pirellone stanno analizzando i dati delle celle telefoniche per capire quanta gente ancora si stia spostando. I primi dati dicono che il 40% della popolazione è ancora fuori casa: da qui la richiesta di inasprimento delle misure. 

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