Lombardia 'isolata': "È sanità, non razzismo. Al contrario avrebbero fatto fuoco sui terroni"

Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris parla a Sala: "Non è razzismo, ma preoccupazione"

Sala e De Magistris insieme a Napoli

Un richiamo al collega Beppe Sala: "È stata una frase non felice". E una spiegazione del suo punto di vista senza troppi giri di parole: "Non è una questione di razzismo". Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, entra nella polemica sugli spostamenti tra le regioni dal prossimo 3 giugno - ancora da ufficializzare - e spiega come mai al Sud, dove l'epidemia di Coronavirus è "contenuta", ci sia tanto timore per il potenziale "sbarco" di cittadini dalla Lombardia. 

Lo spunto è arrivato dalle parole pronunciate mercoledì dal primo cittadino di Milano che si era lasciato andare a un quasi vendicativo "me ne ricorderò" rivolto ai presidenti di regione, Sicilia e Sardegna su tutti, che chiedevano garanzie sanitarie - si parlava di "passaporto di immunità" - prima della ripresa dei viaggi. 

"La questione è posta male, sta prendendo una piega non corretta - ha detto De Magistris a Radio Crc -. È una valutazione, una decisione che deve essere presa dal governo, che deve valutare se ci sono le condizioni sanitarie per spostarsi dalla Lombardia, dove l'infezione è ancora alta. C'è una situazione - ha sottolineato il sindaco partenopeo - completamente diversa". Sarebbe stato "maggiormente auspicabile in questa fase, dopo 4 mesi, creare un cordone sanitario con tamponi obbligatori e quindi certificazione della negatività per chi si volesse spostare. A questa domanda che posi anche il 4 maggio non fu data risposta e allora - ha ribadito - io trovo legittimo che ci sia preoccupazione, che non è discriminazione o razzismo. Non si scherza su tutto questo". 

"Milano non si ferma..."

Lo stesso De Magistris, quasi a voler rivendicare l'autonomia delle sue scelte, è poi tornato sull'ormai famoso hashtag "Milano non si ferma" lanciato da Sala nei primi giorni di emergenza. "A Napoli nessuno si permise di fare valutazioni quando Sala e altri sindaci dissero «Milano non si ferma, la Lombardia va avanti» e poi è stata un'ecatombe. Adesso è legittimo che ci possa essere una situazione diversa, io eviterei - ha rimarcato ancora il sindaco - di porla in termini di discriminazione, né con il «ce ne ricorderemo», che è una frase non felice".

E ancora: "Se non c'è possibilità di fare i tamponi, io una cautela in più l'avrei. Sarei più per rimandare l'apertura nei confronti di alcuni pezzi del Paese in cui il contagio è ancora forte". Sempre ai microfoni di Crc, De Magistris ha poi immaginato una situazione al contrario: "Non ho alcun dubbio che se la pandemia avesse auto il suo epicentro invece che in Lombardia e al Nord in qualsiasi posto del Sud, ci sarebbe stata la tentazione di cancellare il mezzogiorno d'Italia dalla cartina europea e - ha detto il sindaco di Napoli - avrebbero adottato misure nemmeno da stato di polizia, proprio da guerra. Sarebbe stata una narrazione completamente diversa, na quando c'è un tema sanitario è inutile metterla sul razzismo". 

"Fuoco a ogni terrone"

A Radio Capital, poco dopo, De Magistris ha ribadito gli stessi concetti, con toni forse anche più chiari. "Sono contro ogni forma di discriminazione, ma bisogna ragione. Ci vogliono garanzie per chi deve viaggiare e per il luogo che ospita". Se il governo "ci dice che ci sono le condizioni e che si può viaggiare noi non abbiamo problemi, ma ce lo dicessero in modo chiaro", ha auspicato perché "adesso stiamo aprendo e non vorremmo ritrovarci a dover subire un ondata di ritorno". 

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E di nuovo, sempre sull'ipotesi di un'emergenza "al contrario": "Il governo che c'era poco prima avrebbe fatto un muro e schierato l'esercito - ha ironizzato De Magistris -. Fuoco a ogni terrone e come sindaco di Napoli mi avrebbero portato al 41 bis e mi avrebbero chiuso là dentro". 

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