Coronavirus, Milano verso la serrata "dura". L'idea di Sala: "Chiudiamo anche i tabacchini"

Il sindaco di Milano al Tg1: "Chiudiamo anche i tabacchini. A mali estremi, estremi rimedi"

Sala in collegamento col Tg1

"Noi stasera come sindaci dicevamo: «Chiudiamo anche i tabacchini. Ci spiace, ma a mali estremi, estremi rimedi»". Firmato, Beppe Sala. Il sindaco di Milano, in collegamento con il Tg1 delle 20, annuncia le potenziali prossime misure sue, e della regione, nella lotta al Coronavirus, che solo in Lombarida ha già fatto registrare oltre 22mila contagi e più di 2.500 vittime. 

Video | Le parole di Sala al Tg1, da minuto 10.15

"Milano deve essere un fronte di resistenza per noi stessi, per la nostra salute, ma anche perché se carichiamo di più il sistema sanitario questo crolla - ha spiegato il primo cittadino meneghino -. Il tema è non portare altri contagiati in ospedale, bisogna pensare anche a dei sistemi di sorveglianza attiva a casa. Il punto è questo: io penso molto ai medici che stanno facendo un lavoro incredibile, ma non possiamo sovraccaricarli ulteriormente".

"Chiudiamo i tabacchini" (ma per ora nessuna ordinanza) 

E sulle ulteriori restrizioni, che venerdì sono state chieste a gran voce anche dal governatore di regione, Attilio Fontana. "Ne stiam parlando tra sindaci dei capoluoghi con il presidente Fontana, è meglio lavorare assieme - ha sottolineato Sala -. Per esempio per noi è sbagliato chiudere i supermarket alla domenica perché già ora ci sono code e affollamento e se riduciamo gli orari può darsi che diventa peggio. Bisogna continuare con saggezza sapendo che via via si chiude, ma si tutelano le filiere essenziali come farmaci e alimentari".

Quindi, il passaggio sui tabacchini: "Noi stasera come sindaci dicevamo «chiudiamo anche i tabacchini, ci spiace ma a mali estremi, estremi rimedi»", ha concluso il primo cittadino. L'idea sua e di tutti gli altri sindaci dei capoluoghi lombardi è quindi iniziare con le serrate proprio dai tabacchini. Ma al momento - va specificato e sottolineato - non c'è nessun provvedimento ufficiale in merito, anche se a questo punto è probabile che novità arrivino nelle prossime ore, perché la chiusura dei tabacchini è anche tra le nuove proposte per i divieti inviata dalla regone al governo.

Coronavirus, i numeri di contagi e morti in regione

Quella di venerdì, d'altrone, è stata l'ennesima giornata difficile per la regione, segnata dalla continua escalation dei numeri di contagi e morti. "I numeri di oggi sono numeri che confermano che c'è una crescita costante", ha commentato l'assessore al Welfare, Giulio Gallera, in apertura del solito punto delle 18 di venerdì 20 marzo. 

In Lombardia il totale dei positivi è pari a 22.264, con un incremento di 2.380 in 24 ore, ancora maggiore dell'aumento di 2.171 del giorno precedente. Le persone ricoverate negli ospedali sono 7.735 - con un + 348 pazienti - e 1.050 di queste si trovano nei reparti di terapia intensiva, che fanno segnare la presenza di 44 pazienti in più.

I morti invece sono arrivati a quota 2.549, 209 in più rispetto a giovedì: le vittime sono quindi 381 nell'ultima giornata. I guariti sono 4.235: "Sono persone che sono guarite - ha sottolineato Gallera -, non sono ancora diventate negative, ma sono guarite". 

Coronavirus, numeri di contagi a Milano

Crescita netta anche per Milano città. Sotto la Madonnina i casi sono arrivati a 1.550, con un aumento di 172 persone positive in un giorno. 

La situazione non è più rosea nella Città Metropolitana dove si contano 3,804 persone contagiate e in 24 ore sono stati registrati 526 nuovi casi. "È comunque inferiore alla crescita di ieri - ha evidenziato Gallera -. Quello che vediamo oggi è figlio di quello che è successo 10 giorni fa e guarda caso torniamo all'8 e al 9 marzo, quando tutti erano per strada e io venendo in ufficio sono rimasto allibito vedendo migliaia di persone nei parchi e centinaia per le strade". 

"Confidiamo - ha auspicato Gallera - che l'aumento sia figlio di quel weekend folle e che da lunedì si noti un rallentamento". 

Le richieste di regione e sindaci

E proprio venerdì, dopo una prima telefonata con il premier Conte giovedì sera, la regione ha chiesto all'esecutivo ulteriori misure restrittive e nuovi divieti per cercare di fermare il contagio. 

Il primo risultato è stato l'arrivo di 114 militari a Milano per pattugliare le strade, ma - ha lasciato intendere il governatore - non basta. 

"I numeri non stanno andando bene, né come numero legato alle infezioni, né come numero di persone decedute - aveva sottolineato Fontana -. Abbiamo avuto un incontro coi sindaci, durante il quale abbiamo deciso di predisporre un elenco delle richieste, compatibili con le nostre possibilità, quindi con le nostre competenze, che avanzeremo al presidente del consiglio". 

"In questo documento saranno inserite: limitazione all'attività fisica, limitazione di tutte le attività in uffici e studi professionali, chiusura dei cantieri, limitazione ulteriore delle attività commerciali e valutazioni delle filiere delle attività produttive che possono ritenersi estranee e non coinvolte con le filiere essenziali per l'attività della regione e del Paese", aveva chiarito il governatore.

"Verranno mandate come richieste al governo e se dovessero essere disattese - aveva evidenzato il presidente lombardo - emaneremo un provvedimento per limitare queste attività che riteniamo incompatibili

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