Coronavirus, allarme per violenza sulle donne: «Case come prigioni»

Sempre attivi i centri antiviolenza. I Verdi al sindaco Sala: "Trovi alberghi anche per 'isolare' le donne vittime di violenza e i loro figli minori"

«Ricorditi di me, che son la Pia; / Siena mi fé, disfecemi Maremma: / salsi colui che 'nnanellata pria / disposando m'avea con la sua gemma». Elena Bonetti, ministra della Famiglia, sceglie Pia de' Tolomei per celebrare il "DanteDì", ovvero la giornata dedicata a Dante Alighieri, il 25 marzo. Pia de' Tolomei, collocata dal Sommo Poeta nel Purgatorio e (si presume) uccisa dal marito. La scelta non è ovviamente casuale: se vale sempre la pena parlare di violenza domestica, in tempi di emergenza sanitaria da Coronavirus il tema è ancora più d'attualità.

Le donne vittima di violenza e maltrattamenti in famiglia, infatti, sono in questo periodo costrette a trascorrere ancor più tempo insieme ai loro aguzzini. E questo non può che allarmare chi si occupa quotidianamente del problema. In prima linea i 51 centri antiviolenza lombardi, con i relativi sportelli, che proseguono le loro attività di assistenza e consulenza. In particolare, garantiscono la reperibilità telefonica 24 ore su 24, e possono essere contattati anche con mail, messaggi e videochiamate.

Case come "prigioni"

«La violenza contro le donne non si ferma neanche in tempi di Coronavirus», commenta Silvia Piani, assessora alla famiglia e pari opportunità di Regione Lombardia: «Anzi, dovendo rispettare la prescrizione di stare a casa, vittime e maltrattanti passano più tempo insieme e questo genera situazioni potenzialmente pericolose. Le case diventano prigioni e le donne maltrattate devono sapere che possono sempre contare su un aiuto esterno, che possono contattare con diverse modalità e a qualsiasi ora del giorno».

«Regione Lombardia - prosegue Piani - invita i centri a mantenere uno stretto e preventivo contatto con le forze dell'ordine in modo da non creare disagi alla donna nell'eventuale spostamento dal domicilio e dal coinvolgerle qualora, a seguito del contatto telefonico, si ravvisasse una situazione di pericolo per la donna stessa». Molto importante il numero telefonico 1522 che lavora in rete con i centtri antiviolenza, anche in modalità chat.

«Sarà necessario - aggiunge Piani - dare più ampia diffusione alle nuove modalità organizzative dei centri in modo che ogni donna possa esserne informata facilmente tramite avvisi affissi presso gli sportelli, informazioni sui siti internet, registrazioni di messaggistica telefonica sui numeri dedicati e singoli messaggi alle donne già in carico. Inoltre, in accordo con le forze dell'ordine, si è previsto, nell'ambito delle procedure di emergenza, che le denunce delle donne maltrattate possano essere formalizzate anche successivamente all'allontanamento da casa».

Capitolo a parte quello delle case rifugio, che ovviamente dovranno garantire le prescrizioni di sicurezza sul Coronavirus. In caso di quarantena delle donne ospitate, la Regione lavora con le prefetture per reperire gli alloggi che potrebbero rendersi necessari. Infine, Regione Lombardia supporterà le reti territoriali antiviolenza anche valutando l'eventuale rimodulazione del budget assegnato.

I Verdi: «Alberghi di Milano per donne vittime di violenza»

E un appello al sindaco di Milano Beppe Sala affinché si occupi delle donne vittime di violenza di mariti e compagni arriva dalla Federazione dei Verdi, con i portavoce milanesi Andrea Bonessa e Mariolina De Luca Cardillo. «Chiediamo che il sindaco si adoperi, da subito e con la stessa energia, com'è stato fatto per la quarantena delle persone contagiate, perché vengano adibiti altri alberghi all'accoglienza delle donne vittime di violenza, e dei loro figli minorenni. La convivenza forzata di queste drammatiche settimane mette moltissime donne in una situazione ad altissimo rischio».

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«Per fare fronte in tempi rapidi all'emergenza, in accordo con la ministra degli Interni Luciana Lamorgese, il Dipartimento per le Pari Opportunità ha messo a disposizione risorse straordinarie per recuperare alloggi dove mandare le donne che escono di casa e mantenerle alloggiate in una situazione di sicurezza», hanno aggiunto Bonessa e De Luca Cardillo.

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