Milano, corso Buenos Aires chiuso per la festa dei boliviani: esplode la rabbia dei negozianti

Il 10 agosto corso Buenos Aires sarà off limits per le auto. E non mancano le polemiche

Niente auto né mezzi pubblici. Ma tante, tantissime polemiche. È esploso il caso "festa della Madonna di Urkupina" a Milano, dove sabato 10 agosto - su richiesta del consolato generale della Bolivia - si terrà una parata in centro proprio per rendere onore alla "Vergine dell'integrazione", una delle feste più sentite nel paese sudamericano. 

Così, per festeggiare il consolato ha chiesto al municipio 3 e al comune l'autorizzazione per la parata, che è arrivata. Dalle 12 alle 17 quindi la strada sarà chiusa al traffico tra piazza Argentina e via San Gregorio. 

Corso Buenos Aires chiuso: protestano i negozianti

La scelta, però, non è piaciuta a tutti. I primi a far sentire la propria voce sono stati i commercianti di corso Buenos Aires, riuniti nell'associazione Ascobaires. “Ci risiamo. Senza alcun preavviso scopriamo che corso Buenos Aires resterà chiuso al traffico sabato 10 agosto. Da Comune e Municipio 3 il solito fatto compiuto - l'attacco del presidente Gabriel Meghnagi -. L’esigenza di festa della comunità boliviana è ovviamente legittima, ma invece è inaccettabile il metodo dell’Amministrazione comunale, così come è già successo in passato. Nessuna informazione preventiva. Ed anche il giorno scelto. Ancora un sabato chiuso alla viabilità - ha proseguito Meghnagi -. Sarebbe meglio consultarci e individuare come data alternativa la domenica. Perché, invece, scegliere sempre il sabato? Perché quest’accanimento su un giorno importante per il commercio?" 

"Per i negozi e i pubblici esercizi di corso Buenos Aires sabato 10 agosto, come affluenza, è alla pari di un sabato di giugno o luglio. Quest’anno forse anche di più per una possibile maggiore presenza di turisti e con l’obiettivo di recuperare un po’ di fatturato visto l’andamento non proprio esaltante dei saldi estivi partiti troppo tardi. Con la chiusura al traffico sabato 10 agosto – ha concluso il presidente – per le attività commerciali di corso Buenos Aires il danno è certo”.

Per nulla contenti anche gli esponenti dell'opposizione. "Ormai sembra essere diventata una prassi, era successo l’anno scorso con la festa dei Peruviani, si ripete anche quest’anno. Quello che ai commercianti non va giù è apprendere ancora una volta, per via ufficiose la chiusura di gran parte dell’asse viario. Giusto per non dimenticarselo il Corso è la più importante via d’Europa per negozi, Milano dopo Roma è la città più visitata d’Italia. I negozi di Buenos Aires gran parte degli incassi li fanno il sabato e la domenica", ha rivendicato Riccardo De Corato, assessore regione alla sicurezza.

"Negozianti buoni solo per le multe"

"È mai possibile che non si senta il bisogno di coinvolgerli in una decisione così importante? Il municipio istituzione che dovrebbe essere vicina ai cittadini, e Beppe Sala sembrano non considerare i commercianti. Forse perché tra marce, marcette e pic-nic considerano più importanti le feste Boliviane che gli interessi dei commercianti? Forse sarebbe opportuno già ragionare ora per trovare un altro luogo per l’anno prossimo. Perché non spostarla in un quartiere della città dove creerebbe meno disagio?". 

Dura anche Silvia Sardone, consigliera comunale della lega. “La chiusura al traffico di corso Buenos Aires prevista per sabato 10 agosto sarà l’ennesima mazzata dell’amministrazione di sinistra sui commercianti. Gli esercenti hanno scoperto solo a cose fatte la decisione del Comune di vietare la circolazione delle auto per permettere alla comunità sudamericana di celebrare una propria ricorrenza religiosa", le sue parole. 

"Dopo aver proposto l’allargamento dei marciapiedi e la piantumazione di alberi in corso Buenos Aires la sinistra ancora una volta si dimentica dei commercianti: di loro si ricorda solo quando c’è da fare cassa con le multe. Ovviamente io sono dalla parte di chi si fa in quattro ogni giorno per alzare la saracinesca e offrire servizi a milanesi e turisti, lavoratori - ha concluso la Sardone - che andrebbero rispettati e tutelati, non vessati sistematicamente”. 

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