Solo 41 taxi per disabili a Milano, l'odissea di un giovane: "Mai riuscito a prenderli"

Il racconto su Facebook: tre telefonate ai rispettivi Radiotaxi e tre quarti d'ora di inutile attesa

Simone

Trenord sopprime i treni verso Busto Arsizio e all'improvviso, giovedì sera, occorre trovare un taxi accessibile ai disabili. Facile? Per niente. Così come non è facile - nella settimana del design, con 400 mila persone arrivate da tutto il mondo a Milano - trovare un albergo a un prezzo decente per non dover dormire in strada. 

La disavventura è stata raccontata da Simone, un ragazzo disabile e costretto in sedia a rotelle, sul suo profilo Facebook. Che si è trovato con i treni soppressi e ha dovuto trovare un "Piano B" per tornare a casa. 

Così ha iniziato a telefonare ai radio taxi, naturalmente chiedendone uno accessibile. Risultato: tre telefonate, tre quarti d'ora di attesa totali e nessun taxi trovato. Da farsi prendere dallo sconforto. "Sul sito del Comune di Milano si parla di 41 taxi per disabili in circolazione, ma io non sono mai riuscito a prenderne uno", afferma Simone aggiungendo che a Londra ogni taxi con licenza deve essere accessibile. Potrebbe essere una soluzione: obbligare i tassisti a comprare un taxi accessibile quando cambiano auto. 

Intanto, però, si resta alle prese con problemi che davvero potrebbero essere facilmente risolti. "Vi meritate Uber", chiarisce il suo pensiero Simone. E non ha tutti i torti: i servizi di noleggio privato con conducente, ovviamente, riescono a far reperire una vettura accessibile ai disabili senza tutta questa difficoltà. Anche se a prezzi sensibilmente superiori, il che per molti può essere un problema. 

"Sarebbe il caso di pensare seriamente ai servizi per disabili", chiarisce Simone, che tempo fa - sempre su Facebook - aveva raccontato la sua odissea tra metropolitane e autobus, con pedane che ci mettono venti minuti a scendere fino in banchina e ascensori che non funzionano. "Altrimenti", conclude amaramente, "abbiate il coraggio di mettere il coprifuoco, di dire che i disabili alla sera non possono uscire. Chiudeteci in casa. Come Pamela Prati al Grande Fratello. Noi, forse, continueremo comunque a rompere le scatole".

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