Milano, divieto di fumo all'aperto: ma serve davvero? Secondo la scienza sì

Secondo uno studio dell'Istituto Tumori effettuato in due strade di Brera, le sigarette inquinano. Ecco i risultati. Ma i provvedimenti strutturali sono anche altri

Foto Pixabay

Ha spaccato l'opinione pubblica la proposta del sindaco di Milano Beppe Sala di vietare il fumo all'aperto in città entro il 2030 e, da quasi subito, alle fermate dei mezzi pubblici di superficie e nelle code per i servizi comunali, come forma di lotta all'inquinamento atmosferico. Il piano aria-clima, nel quale verrà inserita la proposta (che poi dovrà essere approvata o respinta dal consiglio comunale) è in realtà un provvedimento di più ampia portata, che concerne sia la lotta allo smog sia i piani per "rinfrescare" la città, ad esempio con i "tetti verdi".

Video: Sala dichiara "guerra" alle sigarette all'aperto

Ma torniamo alle sigarette. Si tratta davvero di un provvedimento che potrebbe avere una qualche utilità? La scienza dice di sì. Roberto Boffi, dell'Istituto dei Tumori, ha presentato nel 2016 uno studio sulle polveri sottili in due strade del centro di Milano molto vicine tra loro, con una fondamentale differenza: una delle due (via Pontaccio) è caratterizzata dal traffico di veicoli (autobus e automobili, parecchie), mentre non è di passaggio per le persone a piedi; l'altra (via Fiori Chiari) è l'esatto contrario. Una strada pedonale con forte passaggio di persone a piedi e dehors di ristoranti, per cui con molti fumatori.

Le sigarette inquinano? La scienza dice di sì

Il risultato? Via Fiori Chiari è molto più inquinata di via Pontaccio. Le due strade sono funzionali a studiare il problema per la loro particolare struttura "a canyon", cioè sono strette e quindi gli edifici (che pure non sono certo i più alti della città) le "chiudono" parecchio. I dati raccolti da Boffi e dalla sua equipe, pubblicati su "European Respiratory Journal", dicono che di sera, quando in via Fiori Chiari i ristoranti sono aperti e le persone a piedi numerose, tutte le polveri sottili (da Pm1 a Pm10) sono superiori lì che in via Pontaccio.

E' il Pm1 però, cioè le polveri più sottili di tutte, ad "esplodere" letteralmente tra le 18 e le 24 in via Fiori Chiari, dove l'incremento è più che doppio rispetto a mezzogiorno. Dopo la mezzanotte, con il dimimuire delle persone, nella via pedonale i livelli scendono mentre il traffico veicolare in via Pontaccio prosegue, seppure ridotto. Di notte quindi le polveri sottili sono più alte in via Pontaccio. Di giorno invece sono quasi equivalenti.

"Fumo passivo" nella via pedonale

Questa comparazione per fasce orarie fa concludere ai ricercatori che «poiché i livelli di materiale particolato erano differenti nelle due aree solo durante le ore serali, quando un grande numero di fumatori si affollava nell'area pedonale, abbiamo assunto che il fumo di sigaretta ha contribuito a questo risultato. L'ipotesi è stata rinforzata dalla forte correlazione di materiale particolato con il numero di sigarette fumate dai pendoni, e dalla presenza di vapore di nicotina nell'area pedonale ma non in quella aperta al traffico». Lo studio prosegue affermando che l'incremento di Pm1 e Pm2,5 in via Fiori Chiari di sera è tale da costituire una questione di salute: in tre ore, un non fumatore può considerarsi esposto al fumo passivo quasi come se stesse in un locale chiuso in cui si fuma.

La conclusione dello studio è che, come viene raccomandato anche dall'Organizzazione mondiale della sanità, l'esposizione al fumo passivo all'aperto andrebbe limitata laddove possibile, anche con divieti appositi. E d'altra parte questa è una tendenza in crescita, tra Giappone, California, Singapore, Australia e, dal 2025, la Svezia. Con la diffusione delle sigarette elettroniche (le e-cig con liquido) e di altri sistemi alternativi al fumo (come Iqos e altri "aerosol" che riscaldano il tabacco ma non generano combustione), occorrerà anche capire se differenziare la normativa. E' un dato di fatto che questi sistemi non generino polveri sottili, ora occorrerà capire se i legislatori (locali o nazionali) ne terranno conto.

Lotta allo smog a tutto campo

Finora, i divieti di fumo all'aperto sono stati introdotti nel mondo in ottica salutistica in senso stretto e non pensando allo smog. Ma, come si vede, il fronte è anche quello dell'inquinamento atmosferico. E in quest'ottica sicuramente si sono alzate le voci più critiche alla proposta di Sala. Se tutti riconoscono che sullo smog "abbiamo un problema", non pochi pensano che vietare il fumo all'aperto sia un provvedimento marginale rispetto alle fonti più significative d'inquinamento dell'aria. Ad alcuni è parso che la mossa sulle sigarette sia "la mossa della disperazione", mentre non si riesce a trovare un provvedimento strutturale in grado di abbassare l'inquinamento nel medio-lungo periodo in modo drastico.

Un tempo le caldaie erano la fonte principale di smog a Milano. Molte di quelle vecchie sono state ormai riconvertite a metano, abbassando l'incidenza di questa fonte di smog. Il traffico, secondo i dati, è ora la fonte principale; ma Area C (che comunque non è un provvedimento anti-smog in senso stretto, ma anti-congestione) e la più recente Area B non paiono bastare, anche perché i Pm10 (le polveri "meno" sottili, prodotte dai tubi di scarico delle auto) restano elevati anche nell'hinterland di Milano. E da questo punto di vista, forse, servirebbero soprattutto più treni e più mezzi pubblici per evitare l'uso dell'auto anche ai pendolari. Intanto si fanno strada idee alternative, come l'uso gratuito di parcheggi di interscambio ai confini di Milano per le auto con tre o più persone a bordo. Non eliminerebbe ma diminuirebbe lo smog, insieme al numnero di auto in circolazione, a patto che le persone riescano ad accordarsi per raggiungere il capoluogo insieme. Il lavoro a distanza, reso semplice dalle tecnologie informatiche, dovrebbe e potrebbe essere incentivato molto di più, per consentire a una grande fetta di popolazione di lavorare da casa anziché spostarsi. La strada è lunga.

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