Corona è fuori dal carcere: 4 anni di domiciliari in una casa di cura

La decisione del tribunale di sorveglianza: la sua patologia è incompatibile con il carcere

Il tribunale di sorveglianza di Milano ha concesso all'ex agente fotografico Fabrizio Corona il differimento di pena con detenzione ai domiciliari presso una casa di cura per quattro anni. Si tratta di una concessione provvisoria ma che ha reso felici sia lo stesso Corona sia il suo avvocato Ivano Chiesa, che ha ringraziato il magistrato Simone Luerti "per la sensibilità dimostrata". Il legale ha aggiunto che il suo assistito "non è un criminale e ora deve curarsi".

L'ex agente è già uscito da San Vittore ed è stato destinato ad un istituto di cura in provincia di Monza-Brianza, dove resterà senza potere uscire. Il magistrato ha ritenuto che la patologia di cui soffre Corona (definita una "patologia psichiatrica") "non può essere adeguatamente curata" in un carcere; per di più, il giudice non ha ravvisato una pericolosità dal punto di vista sociale né allarme sociale per i reati commessi da Corona, per i quali è stato condannato (ha un cumulo di pene per nove anni e otto mesi).

Il provvedimento, come si è detto, è provvisorio e dovrà essere confermato da un collegio di magistrati di sorveglianza. E' stato preso sulla base di diverse perizie regolarmente depositate in tribunale, secondo le quali Corona soffrirebbe di una personalità borderline, di disturbo bipolare, di disturbo narcisistico e di sindrome depressiva: una condizione che, tra l'altro, lo ha portato ad utilizzare la droga come forma di "automedicazione". Una condizione che è stata valutata incompatibile con la detenzione in carcere.

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A febbraio del 2018 il magistrato di sorveglianza aveva concesso a Corona l'affidamento terapeutico per consentirgli di curare la sua dipendenza dalla cocaina, ma a marzo del 2019 lo stesso Luerti aveva sospeso l'affidamento terapeutico (riaprendo all'ex agente le porte del carcere) per le ripetute violazioni delle prescrizioni. Tra gli episodi che erano stati contestati, il "blitz" al boschetto della droga di Rogoredo, con una telecamera, per realizzare un servizio televisivo per il programma di Massimo Giletti, nonostante avesse il divieto di frequentare tossicodipendenti.

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