Operata al Niguarda, in Italia le restano 5 mesi di vita, ma negli Usa c'è speranza: "Aiutateci a salvarla"

Giovanna ha un tumore al colon con metastasi al fegato. La sua malattia è stata definita incurabile dai medici italiani. I figli, Luca e Alessandro, hanno lanciato una raccolta fondi per portarla in un centro oncologico americano: "Ormai siamo agli sgoccioli, abbiamo bisogno di voi"

"Temiamo per il tempo che scorre, ogni giorno potrebbe essere troppo tardi, vi chiediamo di condividere in più possibile questa raccolta fondi". Questo l'appello lanciato sulla piattaforma di finanziamento collettivo 'Gofundme' dai figli di Giovanna, una signora di Palermo malata di tumore al colon, che dopo essere stata operata al Niguarda di Milano, ha una speranza di curare il suo male, considerato inguaribile in Italia, negli Stati Uniti.

Il tumore al colon con metastasi al fegato, racconta il figlio maggiore della donna, Luca, in Italia è considerato non guaribile, ma in Texas potrebbe essere curato. Senza le cure necessarie, a Giovanna rimarrebbero solo cinque mesi di vita. Ma né lei né i suoi due figli vogliono arrendersi. "L’unica speranza di salvare Giovanna, questa piccola donna di 1,65 x 55kg ma con un amore e una gioia di vivere immensa, è portarla in America", si legge sul sito 'Gofundme'.

La speranza di guarire negli Usa

Dopo la drammatica diagnosi degli ospedali italiani, i figli di Giovanna hanno fatto diverse ricerche, che li hanno portati a scoprire il centro oncologico di Salem, in Texas, dove per la madre ci potrebbe essere ancora una speranza. Le altissime spese del sistema sanitario americano, però, non possono essere sostenute dalla famiglia della signora.

Il costo della sola visita completa con gli esami base va dai 35 mila ai 40 mila dollari americani, a cui vanno aggiunte le spese degli eventuali farmaci o interventi. Lo racconta Maria Carola Catalano su PalermoToday. Pertanto servirebbero circa 500 mila dollari americani per quattro mesi di terapia. Senza contare i costi di trasferta, voli, hotel, etc.

"Per noi, umili operai - affermano Luca e Alessandro - equivale ad una condanna a morte. Ormai siamo agli sgoccioli perché le è stata data l’ultima terapia chemioterapica". Terapia che nella migliore delle ipotesi potrà concederle giusto il tempo di arrivare al matrimonio di Luca a giugno, dopo di che, non ci sarà più nulla da fare. "Speriamo che mai nessuno si trovi in una simile situazione, ma vi posso giurare che l’impotenza che causa questa patologia sia al malato che ai cari che gli stanno attorno è qualcosa di inimmaginabile", continuano i fratelli. 

La malattia

La prima diagnosi per Giovanna è iniziata 12 anni fa: un tumore del glomo carotideo. Poi il primo delicatissimo intervento all’ospedale Niguarda di Milano andato bene. "La soddisfazione di aver sconfitto il male era grande - raccontano i figli - , non giriamoci intorno, solitamente di tumore si vive o si muore, quando si vive si pensa che ormai nulla potrà più andare storto, è successo, è passato, non ci pensi più! Ma la gioia ha avuto breve vita". 

Negli anni successivi la mamma di Luca e Alessandro ha dovuto subire altre operazioni: le sono state asportate delle metastasi in varie zone del corpo. Tutto è andato bene. Ma anche questa volta il male si è ripresentato colpendo, stavolta, il fegato. Poi un'ulteriore esame ha rilevato un tumore al colon, perché quella al fegato era diventata già una metastasi. Giovanna è stata quindi operata d'urgenza e ha iniziato la chemioterapia. Gli interventi e la chemioterapia si sono alternati ancora e ancora. Ma le cure non hanno funzionano e alla fine i medici hanno dichiarato che la sua aspettativa di vita non andrebbe oltre i cinque mesi.

L'appello

"Vi chiediamo di condividere in più possibile questa raccolta fondi, dal nostro invece cercheremo delle alternative nell’Unione Europea, così da poter recuperare tempo e spendere il meno possibile! A breve, l’ospedale che ha in cura la mamma ci fornirà in formato digitale tutta la cartella clinica completa di esami, non appena in mio possesso verrà immediatamente caricata in cloud così che chiunque possa portarla all’attenzione di oncologi e specialisti di fiducia", si legge su 'Gofundme', dove la raccolta fondi al momento ha raggiunto solo 17 mila euro su 100mila.

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