Licenziata da Ikea, il giudice dà ragione al colosso svedese: "Insubordinazione e oltraggi"

Marica Ricutti aveva aperta una vertenza con il negozio di mobili

Ikea

Il licenziamento è stato confermato.

Il giudice del lavoro di Milano ha confermato il licenziamento della mamma lavoratrice che riteneva il provvedimento "discriminatorio" da parte di Ikea spiegando che "i fatti disciplinarmente rilevanti contestati dalla datrice di lavoro sono pienamente confermati". A quanto apprende l'Ansa, il giudice si rifà integralmente all'ordinanza con cui aveva respinto la richiesta di reintegro scrivendo che i suoi comportamenti erano stati "di gravità tali da ledere il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore".

La mamma, separata, ha due figli di cui uno disabile. Per il giudice, il comportamento valutato attraverso il Contratto nazionale di lavoro "come esempio di condotta integrante gli estremi per il licenziamento disciplinare" è "l'insubordinazione verso i superiori accompagnata da comportamento oltraggioso" e il "comportamento oltraggioso" di Marica Ricutti, la donna licenziata, era già "pienamente integrato dall'accertata frase 'mi avete rotto i c...'" pronunciata ad alta voce nei confronti di una superiore.

La vicenda e vertenza di Marica Ricutti con Ikea: il riepilogo

Ricapitoliamo la vicenda. Due giorni di orari non rispettati dopo diciassette anni di lavoro, secondo la dipendente. Otto mesi di problemi, disagi e disservizi, secondo l'azienda. Ikea esce allo scoperto e dice la sua sul caso di Marica Ricutti, la trentanovenne licenziata nei giorni scorsi dal negozio di Corsico per, aveva denunciato la Filcams Cgil, problemi nel far conciliare la vita privata - due bimbi piccoli, di cui uno disabile, a casa - e i turni di lavoro

I problemi, aveva ricostruito lo stesso sindacato, sono iniziati qualche mese fa. A Marica, che ha sempre lavorato al reparto bistrot dell'Ikea viene proposto il trasferimento al reparto ristorante: lei accetta, ma chiede che possa mantenere gli stessi orari - dalle nove del mattino fino a fine turno - perché ha problemi coi piccoli. L'azienda - aveva spiegato Beretta - accetta, ma dopo alcune settimane "decide di modificare unilateralmente i turni", spostando l'ingresso alle 7 del mattino. 

A quel punto, dopo un presunto silenzio di Ikea, Marica in due occasioni avrebbe deciso di rispettare i vecchi orari e per questo sarebbe stata licenziata. Un licenziamento, avvenuto per "mancanza di fiducia", che ha convinto i colleghi a indire uno sciopero per il prossimo 5 dicembre proprio in segno di solidarietà verso la trentanovenne. 

La verità di Ikea, però, è ben diversa. "L’azienda - ha spiegato il colosso svedese mercoledì sera in una nota - si è sempre dimostrata disponibile a concordare le migliori soluzioni, per contemperare le necessità della lavoratrice con le esigenze connesse al suo lavoro", ma - continua l'azienda - "negli ultimi otto mesi la signora Ricutti ha lavorato meno di sette giorni al mese e, per circa la metà dei giorni lavorati, ha usufruito di cambi di turno e spostamenti di orario, concordati con i colleghi e con la direzione del negozio". 

"Nell’ultimo periodo, in più occasioni, la lavoratrice - per sua stessa ammissione - si è autodeterminata l’orario di lavoro senza alcun preavviso né comunicazione di sorta, mettendo - sottolinea Ikea - in gravi difficoltà i servizi dell’area che coordinava e il lavoro dei colleghi, creando disagi ai clienti e disservizi evidenti e non tollerabili. Di fronte alla contestazione di tali episodi e alla richiesta di spiegazioni da parte dei suoi responsabili su questo comportamento - prosegue la nota - la signora Ricutti si è lasciata andare a gravi e pubblici episodi di insubordinazione". 
 
"Sulla base dei propri valori, del rispetto dovuto alla totalità dei propri collaboratori e della cura dei propri clienti, Ikea, pur avendo fatto il possibile per andare incontro alle richieste della lavoratrice, ha ritenuto non accettabili comportamenti di questo tipo che hanno compromesso la relazione di fiducia. Alla luce di questa insostenibile situazione - conclude Ikea - l’azienda è giunta alla decisione - che viene definita difficile quanto necessaria - di interrompere il rapporto di lavoro".

Marica, sostenuta dal sindacato, ha però già chiesto il reintegro e si è detta pronta a ricorrere alle vie legali. 

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Commenti (6)

  • Grave errore della dipendente, intraprendere una protesta personale contro l'azienda. Comunque, in 17 anni di lavoro il colosso Ikea non ha certo usato i guanti nei confronti di una dipendente che prima del cambio mansione e turno, non aveva dato problemi. Una donna separata, con un figlio disabile, forse, meritava di mantenere lo stesso orario come pattuito inizialmente col cambio mansione. Poi, il cambio unilaterale. I dipendenti...sono solo numeri di matricola e chi se ne frega delle esigenze personali...anche dopo 17anni!

  • Dovrebbero farlo anche nel pubblico, io sono statale e faccio quello che mi compete, ma tanti colleghi mesi e mesi di malattia, turni agevolati etc etc e si lamentano pure. Umanamente mi spiace, ma il lavoro è sacro e va rispettato e viene al primo posto.

  • be se lo merita... magari aveva pure indeterminato. per questo l azienda si è accanita. poi sindacati? ormai sono finiti e inutili! avvocato privato e avrebbe vinto

  • È per colpa di certa gente che le aziende non assumono più

  • Ikea ha ragione e tu stai a casa MALEDUCATA e CAFONA

    • Bastava che parlava con i suoi superiori,no che faceva quello che voleva perche' era li da 17 anni.Condivido la risposta di Yuri.

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