Ilda Boccassini lascia il tribunale di Milano: "pensione" in silenzio, senza alcuna celebrazione

Il magistrato simbolo della Procura di Milano per decenni ha lasciato il Palazzo di Giustizia 'in sordina'

Ilda Boccassini, dopo 41 anni di servizio, lascia il tribunale di Milano. In silenzio quasi etereo. Senza celebrazioni, né ufficiali né informali, perché non le ha volute, il magistrato simbolo della Procura di Milano per decenni ha lasciato il Palazzo di Giustizia 'in sordina', senza stemperare nemmeno all'ultimo gli atteggiamenti decisi e indipendenti per i quali negli anni è entrata in contrasto con diversi colleghi.

Formalmente sarà in pensione da domenica, il giorno dopo il suo 70esimo compleanno, ma, da quanto si è potuto ricostruire, martedì è stato il suo ultimo giorno di lavoro. La Boccassini, amica di Giovanni Falcone e che coordinò molte indagini su Silvio Berlusconi e contro la mafia e la 'ndrangheta, non era in ufficio.

"Se ne è andata ieri", è stato spiegato nei corridoi ad Ansa. Dopo aver lavorato fino all'ultimo, è probabile che abbia preso le ferie per questi pochi giorni prima della pensione. Nessun appuntamento è fissato al momento in Tribunale per il suo pensionamento dopo 41 anni di servizio.

La sua carriera e le inchieste

Boccassini è nata a Napoli il 7 dicembre 1949. E' entrata in magistratura nel 1979, a trent'anni, prendendo servizio a Brescia per poi essere trasferita a Milano dopo pochi anni. La sua prima inchiesta importante, Duomo Connection, risale al 1989-1990 e riguarda la mafia al nord. E' condotta in collaborazione con Giovanni Falcone. Con la Duomo Connection vengono alla luce i legami tra il traffico di droga, l'infiltrazione nell'economia "pulita" e quella nella politica. Saranno infatti condannati sia esponenti dei clan mafiosi (primo tra tutti Antonino Carollo) sia imprenditori, dirigenti e politici.

La Duomo Connection e le stragi in Sicilia

L'inchiesta colpisce infatti l'ex assessore all'urbanistica Attilio Schemmari (accusato della lottizzazione di un'area a Ronchetto sul Naviglio), poi assolto in Cassazione, e l'allora sindaco Paolo Pillitteri, che però evita il processo grazie alla sua assenza dalla riunione di giunta che ha ratificato la delibera "incriminata". Viene interrogata anche una dirigente nazionale del Psi dal nome altisonante, Anita Garibaldi, pronipote dell'Eroe dei due Mondi, che però non è toccata dall'inchiesta.

Nel 1992, dopo le stragi che portano alla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, chiede il trasferimento a Caltanissetta per indagare su mandanti ed esecutori, che riesce a individuare. Ed è anche suo il merito della cattura, nel 1993, di Totò Riina. Nel 1994 torna a Milano e sostituisce Antonio Di Pietro nel pool Mani Pulite.

Le Nuove Br e il caso Ruby

Sua l'indagine che, nel 2007, porta alla cattura di 15 esponenti del Partito comunista politico-militare (erede di Seconda Posizione delle Br), tra cui il leader Alfredo Davanzo. Diventata procuratore aggiunto, indaga sul caso Ruby, che ha coinvolto una ragazza minorenne di origini marocchine sospettata inizialmente di un furto e poi anche di prostituirsi ad Arcore nella villa dell'allora presidente del consiglio Silvio Berlusconi. E' il 2010. 

Negli anni successivi Boccassini si occupa ancora di mafia e terrorismo, ma anche di altri temi: guida, per quasi due anni, il pool anticorruzione. Sua l'inchiesta di luglio 2019 che porta a scoprire un profitto illecito di 7 milioni di euro da parte di quattro Onlus "sulla pelle dei migranti".

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