Effetto coronavirus, a Milano crolla l'inquinamento: ecco lo studio della Regione

Lo hanno certificato gli scienziati della Regione che hanno analizzato la situazione nelle ultime settimane

Milano (foto Anto Milo per Mt)

Da quando è iniziato il lockdown a Milano e in Lombardia si respira meglio. Il motivo? L'inquinamento è sceso ai minimi. 

Il fatto è stato certificato da uno studio realizzato dalla Regione Lombardia. Il risultato, comunque, non è frutto solo del lockdown ma è la somma di tre fattori:riduzione delle emissioni (in particolare dal settore trasporti), variazione delle condizioni meteorologiche (comunemente meno favorevoli all'accumulo in questo periodo dell'anno) e condizioni ambientali che influiscono sulle reazioni chimico-fisiche in cui sono coinvolti gli inquinanti. Gli esperti hanno comunque sottolineato che "le misure messe in atto per fronteggiare l'emergenza hanno certamente determinato una riduzione delle emissioni derivanti in particolare dal traffico veicolare, che sono più evidenti analizzando le concentrazioni degli inquinanti legati direttamente al traffico".

La qualità dell'aria è migliorata

Relativamente alla qualità dell'aria, per il biossido di azoto e ancora più per il monossido di azoto e per il Benzene "le concentrazioni rilevate si sono sensibilmente ridotte e, in alcune stazioni, risultano perfino inferiori ai valori più bassi registrati in ciascun giorno di calendario nel periodo di osservazione nei dieci anni precedenti", si legge nella nota. E secondo gli esperti in questo il risultato sarebbe "l'effetto della riduzione delle emissioni connessa alla riduzione dei flussi di traffico, che in ambito urbano è certamente la prima fonte di ossidi di azoto".

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"Riguardo ai valori di PM10 e PM2.5, i dati indicano in maniera evidente la stagionalità di questi inquinanti, che registrano tipicamente i valori più elevati nei mesi più freddi dell'anno — spiegano gli esperti —. L'analisi dei dati del mese di marzo 2020, pur collocandosi nella fascia bassa della variabilità del periodo, evidenzia un alternarsi di giornate con concentrazioni più alte e altre con valori inferiori. Alcuni episodi, come quello del 25 febbraio, con un valore di PM10 pari a 82 ľg/mł registrato a Codogno, già in piena "zona rossa", hanno evidenziano l'importanza del fenomeno di trasporto del particolato e il fatto che le concentrazioni non sono solo influenzate dalle emissioni di prossimità, ma da tutte quelle del bacino di riferimento. Così come, invece, quando dal 18 al 20 marzo si è registrato un incremento significativo di polveri sottili in gran parte della regione, nonostante la riduzione dei flussi di traffico e di parte delle attività industriali, è risultato chiaro il contributo della componente secondaria e della situazione meteorologica più favorevole all'accumulo. Infine, anche l'episodio del 28 e 29 marzo - quando a causa del trasporto di particolato di origine desertica dalle regioni asiatiche (come confermato dal modello globale 'Copernicus Atmosphere Monitoring Servicè), le concentrazioni di PM10 sono risultate molto elevate a fronte di un aumento inferiore delle concentrazioni di PM2.5 - mostra in modo chiaro la complessità dei fenomeni correlati alla formazione, al trasporto e all'accumulo di particolato atmosferico".

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