Ecco i figli dei boss: un viaggio tra i "piccoli" della 'Ndrangheta in "cerca di riscatto"

Pubblicato "Figli dei boss – Vite in cerca di verità e riscatto", il libro di Dario Cirrincione

Milano, da diverso tempo, è nel mirino delle cosche calabresi. La Lombardia, con Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, è considerata una delle regioni più esposte all’aggressione delle organizzazioni mafiose. La prima presenza delle cosche a Milano e nell’hinterland, risale agli anni Sessanta e Settanta. Oggi, queste zone, possono essere considerate aree di vera e propria colonizzazione da parte della ’ndrangheta, anche se non mancano significative presenze della Camorra, di Cosa nostra e delle diverse mafie straniere. 

L’unitarietà della ’ndrangheta lombarda, proiezione delle più feroci cosche della Calabria, è stata confermata dalla sentenza della Cassazione del 4 giugno 2014, che ha segnato un vero spartiacque nella conoscenza della ’ndrangheta al Nord. 

Nelle carte processuali del processo “Infinito”, i giudici hanno affermato, per la prima volta, l’unitarietà della ’ndrangheta; l’esistenza di un organismo di vertice rappresentato da cariche elettive stabilite dalle “province” della Piana, della Ionica e di Reggio; e l’organizzazione in una pluralità di “locali” che in Lombardia fanno riferimento ad un organismo di coordinamento denominato “la Lombardia”.

Da Milano è partito il viaggio alla scoperta dei “minori di ‘Ndrangheta” del giornalista Dario Cirrincione, che nel libro “Figli dei boss – Vite in cerca di verità e riscatto” (ed. San Paolo, 224 pp., 17 euro) racconta uno spaccato dell’Italia conosciuto solo superficialmente: i figli dei boss. Nati e cresciuti in famiglie di Mafia, Camorra, ’ndrangheta e mafia pugliese, questi “eredi” sono protagonisti consapevoli o inconsapevoli della storia della criminalità organizzata italiana.

I “figli” sono considerati boss di diritto, anche se non vogliono; perché portano il cognome di chi negli anni ‘70, ‘80 e ‘90 ha scritto alcune tra le peggiori pagine della cronaca nera nazionale. 

L’autore ci porta in questo mondo attraverso ricostruzioni storiche, incontri e interviste con i figli dei boss, i loro amici, i membri della loro famiglia, magistrati, giudici, avvocati e psicologi. I diritti d’autore saranno interamente devoluti al centro Pio La Torre.

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