Nuove licenze per i taxi, l'ultima parola è della Regione: e il centrodestra vuole fermare Sala

Iniziativa regionale di Forza Italia per chiedere una indagine supplementare: «Chiamate inevase non per mancanza di taxi ma per troppi cantieri»

Taxi a Milano (Repertorio)

Potrebbe essere rimandato il discorso delle 450 nuove licenze per taxi nella città di Milano, che per il sindaco Beppe Sala sarebbero necessarie sia per sopperire alla sempre crescente mancanza di auto bianche a disposizione in certi orari, sia per aumentare la flotta delle vetture adatte al trasporto disabili, oggi appena 41.

Forza Italia, in Regione Lombardia, è pronta infatti a presentare una mozione per chiedere una indagine sulla situazione dei taxi nel capoluogo. Indagine che inevitabilmente farà slittare i tempi. E che però potrebbe rivelarsi un "doppione" dei documenti già in mano all'amministrazione comunale, sulla base dei quali è partita la richiesta di Sala. 

Vediamoli, allora, i numeri diffusi già a luglio dal Comune di Milano. Prima considerazione: l'ultimo aumento di licenze si era verificato nel lontano 2003. Nel frattempo, come tutti sanno, è aumentato di molto il numero di viaggiatori (per turismo o affari) e questo crea un inevitabile aumento della domanda di trasporto pubblico su auto privata. 

Un indicatore della necessità di nuovi taxi è il numero di chiamate a vuoto ai Radiotaxi, che raggiunge il 42% nella fascia da mezzanotte alle cinque di mattina nei weekend, e che è abbastanza rilevante anche in altri orari: il 15% nell'ora di punta mattutina dei giorni feriali, il 31% all'ora di cena il sabato e la domenica. In media, ogni giorno, i Radiotaxi ricevono 33.400 chiamate e, di queste, ne restano inevase 4.600. 

Di qui la richiesta: 450 licenze in più, di cui circa la metà tassativamente abilitate al trasporto disabili con vetture adatte e l'altra metà con vincolo orario, in modo da coprire le fasce dove ora si sente di più la carenza di taxi. Avere pochi taxi in circolazione favorisce, ovviamente, l'abusivismo contro cui i taxisti lottano da molti anni (talvolta alimentando senza volerlo metodi poco ortodossi, come quando ignoti appesero a Brera un manifesto di insulti contro l'allora country manager di Uber, Benedetta Arese Lucini, e l'allora assessore alla mobilità, Pierfrancesco Maran).

Più licenze e doppie guide. Ma la Regione ha l'ultima parola

Taxi sharing, doppie guide e aumento della libertà di collaborazione familiare sono le altre misure che il Comune di Milano avanzerebbe, questa volta dedicate a chi taxista lo è già. Ma a questo punto il condizionale è d'obbligo: bisogna vedere se la Regione darà il via libera. Perché è dal Pirellone che si "governa" la concessione delle licenze, che i Comuni possono soltanto chiedere. Sostenuta dai taxisti, Forza Italia ritiene che i problemi emersi nel dossier di Palazzo Marino non siano dovuti al numero esiguo di licenze, bensì alla presenza in città di numerosi cantieri; e crede anche che, quando sarà aperta la M4 (soprattutto il tratto Linate-centro), diversi taxi si "libereranno".

Nella mozione si prospetta anche che le eventuali misure siano reversibili, il che, a rigore di logica, escluderebbe l'aumento di licenze (non puoi certo dare una licenza e dopo cinque anni toglierla). Allora, nel "centralismo regionale" che è diventata l'architettura dello Stato italiano, i Comuni organizzano la loro mobilità solo con l'assenso della Regione. E nel caso delle licenze per i taxi, Milano deve quindi aspettare ancora.

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