La Corte Conti sequestra un milione di euro a Marco Milanese, ex braccio destro di Tremonti

Milanese è stato processato per traffico di influenze illecite legate alla costruzione del Mose

L'uomo

“È stato autorizzato e confermato dalla Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Lombardia il sequestro conservativo chiesto dalla Procura regionale per un milione di euro nei confronti dell’ex deputato Pdl e consigliere politico dell’ex ministro Giulio Tremonti, Marco Mario Milanese”. Lo ha annunciato in una nota la stessa Corte, spiegando che “la fattispecie di danno erariale contestata, sotto il profilo del danno all’immagine all’Amministrazione delle finanze, nella disciplina prevista dalla legislazione anti-corruzione (il doppio della utilità illecita conseguita), deriva dalle condotte giudicate in sede penale per il reato di traffico di influenze illecite, sul quale la Cassazione ha dichiarato la prescrizione, ma ha confermato le statuizioni civili”.

Milanese è stato processato per traffico di influenze illecite legate alla costruzione del Mose. Il reato è stato dichiarato prescritto dalla Cassazione che ha però confermato le statuizioni civili.

Il caso Milanese, "500mila euro per agevolare"

“Dagli atti del procedimento penale è, infatti, emerso che Milanese, nella qualità in particolare di consigliere politico del ministro (nominato con decreto del 30.5.2006 ai sensi dell’art. 3, comma 1 DPR 3.07.2003) ha ricevuto da Giovanni Mazzacurati (presidente del Consorzio Venezia Nuova) la somma di 500mila euro erogata in suo favore nella qualità di intermediario qualificato, in grado di agevolare e fare ottenere al Consorzio la concessione di finanziamenti inseriti della delibera CIPE n. 31/10 e nei decreti collegati” stando a quanto ricostruito nel comunicato.

“Tale condotta - prosegue - il cui disvalore economico-patrimoniale valutabile dinanzi alla Corte dei conti, non è venuto meno per effetto della prescrizione del reato, risulta particolarmente lesiva del prestigio e della credibilità dell’Amministrazione finanziaria, in quanto idonea a minare alla radice l’integrità funzionale dell’intero apparato riconducibile ai parametri costituzionali del buon andamento e dell’imparzialità di cui all’art.97 della Costituzione, a vantaggio di interessi personalistici”.

“L’accordo di mediazione illecita è stato orientato ad inquinare il contenuto discrezionale degli atti di finanziamento a vantaggio del CVN, con riferimento all’influenza esercitata dal Milanese per l’accelerazione del meccanismo deliberativo, come dimostrato dalla circostanza che il finanziamento del Mose è stato effettivamente posto all’ordine del giorno del CIPE in concomitanza dell’illecita interferenza, a superamento della situazione di inerzia e di stallo, durata circa un anno e mezzo. La mediazione offerta ed espletata dal Milanese a beneficio degli interessi di Mazzacurati, ha asservito le scelte discrezionali degli organi di governo agli interessi del CVN, che sono stati veicolati nelle influenze di favore che il Milanese ha di fatto esercitato, al fine del compimento di atti qualificati come contrari ai doveri d’ufficio” si legge ancora nella nota.

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“Il grave danno pubblico - aggiunge ancora il comunicato -, qualificato come danno all’immagine in applicazione della disciplina contenuta nella legislazione anticorruzione che consente la quantificazione nella misura doppia dell’utilità illecitamente conseguita dall’autore della condotta, è stato contestato e garantito dalla misura cautelare del sequestro conservativo, confermato nella misura di 1 milione di euro con l’ordinanza emessa dal Giudice monocratico della Sezione della Corte dei conti per la Lombardia, che ha rigettato tutte le eccezioni pregiudiziali e preliminari sollevate dalla difesa”.

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