Polemiche sul Muro della gentilezza: «Solidarietà con occupazione abusiva della Fabbrica del Vapore»

A scagliarsi contro il collettivo "Tempio del futuro perduto" è De Chirico (Fi). La storia (controversa) degli spazi della Fabbrica del Vapore)

Il Muro della gentilezza (Fb)

Il "Muro della gentilezza", allestito dai giovani del collettivo "Tempio del futuro perduto" in via Luigi Nono (zona Monumentale), è una iniziativa solidale ma ha generato comunque alcune polemiche politiche. Motivo: il collettivo è occupante abusivo di alcuni spazi alla Fabbrica del Vapore, di proprietà del Comune di Milano.

Andiamo con ordine. Il collettivo ha allestito un muro in modo che i cittadini possano portare, e lasciare appesi, vestiti dismessi da lasciare in dono a chi ne ha bisogno. Ma non solo indumenti: in pochi giorni sono stati lasciati anche libri, cuscini, spazzolini e altri oggetti utili alla vita quotidiana. Una iniziativa solidale che ha avuto vari sostegni, tra cui quello dei Sentinelli di Milano. Ma anche critiche. Non tanto sull'iniziativa in sé, ma su ciò che vi sta dietro.

A scagliarsi contro il collettivo è il consigliere comunale di Forza Italia Alessandro De Chirico. Che non critica, come si diceva, la solidarietà ma il fatto che a proporla sia un gruppo di giovani che occupano «da quasi tre anni gli spazi della Fabbrica del Vapore. Spazi che devono essere rimessi a bando quanto prima, in modo che possa nascere qualcosa di utile e soprattutto di legale», spiega l'esponente forzista, che aggiunge: «Nel frattempo suggerisco ai milanesi perbene di non lasciarsi abbindolare da queste iniziative di solidarietà che hanno il solo scopo di raccogliere il favore dell’opinione pubblica per accreditarsi a Palazzo Marino. C’è bisogno di vestiti caldi e di pensare al prossimo in difficoltà, ma per farlo ci sono tante Onlus, fondazioni e associazioni regolarmente registrate che si prodigano quotidianamente».

Per De Chirico, il "Muro della gentilezza" servirebbe dunque ai ragazzi del collettivo per risultare "simpatici" all'opinione pubblica cittadina. Intanto, il collettivo ha già avuto incontri a Palazzo Marino ("documentati" a dicembre 2019 sulla propria pagina Facebook). Poco prima la vice sindaco di Milano Anna Scavuzzo aveva scritto al collettivo una lettera aperta invitandolo a «rientrare nella legalità».

Fabbrica del Vapore: il bando controverso

La vicenda degli spazi della Fabbrica del Vapore inizia nel 2016, quando alle associazioni e alle realtà artigianali presenti da anni viene dato pochissimo tempo per sgomberare in attesa del nuovo bando. Lo spazio ora occupato dal "Tempio del futuro perduto" viene assegnato due volte e, entrambe le volte, gli assegnatari rinunciano. Troppi lavori da effettuare, anche a causa di un atto vandalico effettuato mentre il bando era aperto. Quanto al resto degli spazi, la frettolosa lettera di sgombero inviata dagli uffici dell'assessorato competente (sport e tempo libero, gestito da Chiara Bisconti, oggi presidente di Milanosport) non considera che, negli anni, le realtà presenti in Fabbrica hanno costituito un vero e proprioi "distretto" di arti e mestieri, entrando in contatto e comunicazione continua tra loro. Una "sinergia intellettuale" che inevitabilmente può perdersi.

Il primo avviso di "sfratto", inoltre, non tiene conto che alcuni beni non possono essere spostati facilmente da un momento all'altro. Tra questi, l'archivio-biblioteca di arti visive di Careof, che conta 20 mila volumi ed è vincolato dalle Belle Arti. Ma nulla: la Fabbrica viene assegnata in gestione alle Scuole Civiche e infine il bando viene pubblicato, cambiando alcuni degli assegnatari. Nonostante 10 mila metri quadrati di spazi calpestabili liberi e 5 mila precedentemente occupati, quindi nonostante (in teoria) ci fosse spazio sia per i "vecchi" sia per i "nuovi".

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L'ultima idea del Comune per la Fabbrica del Vapore è quella di mettere a bando gli spazi del secondo piano. Lo scopo è trasformare le stanze in un ostello. Prima della "rivoluzione" del 2016, quelle stanze servivano per gli artisti ospitati temporaneamente in Fabbrica. Un'altra cosa.

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