Chiamano la figlia Blu: convocati dal Tribunale dopo un anno e mezzo

Secondo la legge il nome di battesimo deve essere "inequivocabilmente" attribuibile ad un sesso

(Repertorio)

Non si può chiamare Blu la propria figlia? Due coppie milanesi, che lo hanno fatto, sono state convocate per il mese di maggio dal Tribunale di Milano. La ragione è che il nome Blu può essere anche maschile e si va quindi a violare il precetto dell'articolo 35 del Dpr 396/2000, secondo cui «il nome imposto al bambino deve corrispondere al sesso».

Una delle due coppie non si capacita. Perché la propria figlia è nata, ed è stata chiamata Blu, un anno e mezzo fa. Ora il Tribunale impone loro di anteporre un altro nome femminile, facendo slittare Blu come secondo nome, altrimenti i giudici potrebbero decidere al loro posto. Il padre di Blu, che spiega che per lui è l'acronimo di "Bella, Luminosa, Unica", fa i conti: nel 2016 in Italia ci sono state sei bambine chiamate Blu, e meno di cinque bambini. 

All'estero Blu (o Blue) è ampiamente sdoganato, ma lo ha già scelto pure una "coppia vip" italiana: Clizia Fornasier e Attilio Fontana hanno chiamato Blu il loro figlio, nato nel 2016. Tornando alla piccola Blu milanese, i genitori ora devono decidere se adeguarsi alla richiesta del Tribunale e presentarsi, giovedì 24 maggio, con un nome alternativo, o se rischiare che i giudici decidano al loro posto.

Quello che non si aspettavano era di essere convocati così tardi. All'ufficio anagrafe avevano avvisato la coppia del rischio convocazione, ma dopo un anno e mezzo i due genitori ritenevano che non ci fossero più problemi. Anche perché, in tutto questo tempo, la bimba si è abituata ad essere chiamata Blu.

Aggiornamento: una delle due bimbe "salvata" dalla procura

La bambina per la quale il procedimento era calendarizzato per martedì 22 maggio, intanto, è stata "graziata", nel senso che la procura di Milano ha rinunciato a chiedere la rettifica del nome Blu, dato ai genitori alla nascita quasi cinque mesi fa. A quel punto, il Tribunale civile di Milano ha preso atto della rinuncia della procura e ha confermato il nome.

Il pm Luisa Baima Bollone aveva avanzato la richiesta di rettifica, con anteposizione di un nome femminile, in seguito alla segnalazione dell'ufficio anagrafe del Comune di Milano, in forza - come detto - del Dpr del 2000 che prevede che il nome sia «corrispondente al sesso». Ma poi lo stesso pm ha rinunciato al ricorso. E molto probabilmente, a questo punto, farà lo stesso anche per la bimba di un anno e mezzo per la quale si deciderà giovedì 24 maggio.

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