Operaio affetto da leucemia: "I malati gravi non devono avere scadenza per rientrare al lavoro"

L'uomo, Emilio Lentini, di Cologno Monzese, aveva ricevuto 110 giorni di ferie in dono dai colleghi perché non poteva più rimanere in malattia. Ora chiede la stessa possibilità per tutti i lavoratori

I colleghi di Mattei Spa (foto da Facebook)

"In parallelo alla battaglia contro la leucemia, ne combatto un'altra. Perché non è giusto che ai malati di tumore si dia un termine per quanto riguarda la malattia". È quanto scrive a MilanoToday, Emilio Lentini, l'operaio che nell'estate del 2018 aveva ricevuto in dono dai colleghi 110 giorni di ferie, dopo che rischiava di rimanere a casa senza stipendio. 

La storia di Emilio

"A dicembre se Dio vuole saranno tre anni dal trapianto - continua l'uomo, 53 anni, residente a Cologno Monzese -. Ma quello che tanti non sanno è che dopo il trapianto non finisce il calvario, il rigetto o Graft è sempre in agguato e di Graft si può anche morire. Per tenerlo a bada si assumono innumerevoli medicine, cortisone in testa. E il fisico diventa vecchio". Per questo il signor Lentini chiede allo Stato di occuparsi di chi è sopravvissuto a un tumore, evitando di "costringerlo a mettersi in mobilità senza percepire nulla e ancor peggio, se ancora impossibilitato, portandolo a essere licenziato".

"Lo Stato - dice l'operaio - deve intervenire e garantire che ai malati di tumore non si dia alcuna scadenza per la malattia, fino a quando (e se) non si guarisce del tutto". Emilio Lentini, nel calvario della malattia ha avuto una doppia fortuna. Da una parte i colleghi della Mattei Spa di Vimodrone (Mi) gli sono stati vicini  e gli hanno le loro ferie quando aveva finito i giorni di congedo per malattia ma era ancora molto debole. Dall'altra, una volta guarito, l'azienda lo ha agevolato assegnandogli un lavoro d'ufficio.

"Sarei dovuto restare a curarmi - conclude l'operaio - ma erano finite anche le ore solidali e quindi sono rientrato al lavoro, ancora oggi faccio fatica. Ma il paradosso è che anche rientrando al lavoro non si ha a disposizione niente, né malattie né ferie. Infatti per via delle numerose visite mensili sono sempre in negativo con le ore. Questo è ingiusto, ma poi penso a quei poveri cristi che non hanno avuto la mia stessa fortuna. È per loro che lo Stato deve intervenire".

La battaglia per le ferie solidali

Uno delle richieste del 53enne colognese è che la normativa nazionale in materia di ferie solidali venga aggiornata e unificata. Non in tutti i settori, infatti, esiste questa possibilità. In particolare, nelle aziende private dipende dalla tipologia di contratti. Ad approvare una mozione perché le ferie solidali siano una possibilità concreta per i lavoratori il consiglio comunale di Cologno Monzese, dove Lentini risiede.

Sull'approvazione della mozione da parte del Consiglio comunale colognese è intervenuto Giovanni Malanchini, Consigliere segretario dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Lombardia: "Accolgo con soddisfazione la notizia dell’approvazione da parte del Consiglio comunale di Cologno Monzese di una mozione, a firma del gruppo Lega, che impegna il sindaco (Angelo Rocchi, ndr) e la Giunta comunale a farsi portavoce delle istanze dei cittadini che, colpiti da patologie gravemente invalidanti, devono necessariamente assentarsi dal posto di lavoro per sostenere le cure necessarie. Un atto di indirizzo più che mai necessario, anche alla luce di quanto accaduto a Emilio Lentini, operaio 53enne colpito da leucemia mieloide acuta. L’uomo, ammalatosi nel 2016, aveva esaurito i giorni di malattia e non gli restava che l’aspettativa non retribuita: ad intervenire allora erano stati i colleghi dello stabilimento di Vimodrone e della Mattei Group di Zingonia, che hanno deciso di aiutarlo cedendogli in tutto 911 ore di ferie e permessi”.

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