Milano, proteste contro il "lager di Stato in via Corelli": centinaia di manifesti apparsi in città

Gli uomini e le donne di "Rete No Cpr - Mai più lager" manifestano contro l'apertura del Cpr

La protesta

Davanti al sorgere dei campi di concentramento destinati alle vittime delle leggi razziali gran parte della popolazione europea restò in silenzio. La senatrice a vita Liliana Segre, di recente ha scritto per il vocabolario Zingarelli una definizione d'autore sulla parola indifferenza che - il suo pensiero - "racchiude la chiave per comprendere la ragione del male, perché quando credi che una cosa non ti tocchi, non ti riguardi, allora non c'è limite all'orrore. L'indifferente è complice. Complice dei misfatti peggiori".

Oggi, nel 2020, c'è il rischio che la storia si possa ripetere? C'è chi ritiene di sì. Sono gli uomini e le donne di "Rete No Cpr - Mai più lager" che da tempo manifestano per opporsi all'apertura di quello che loro stessi definiscono "lager di Stato in via Corelli", ossia il nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio - più noto con la sigla Cpr - che sarà inaugurato a breve.

L'ultima protesta degli attivisti è andata in scena la notte tra martedì e mercoledì 12 febbraio, giorno in cui è prevista la visita dell'assessore regionale alla Sicurezza, immigrazione e polizia locale, Riccardo De Corato per vedere lo stato a dei lavori. Una manifestazione 'colorata' con l'affissione di centinaia di cartelloni contro la prossima apertura del Centro per i rimpatri: un triangolo rosso come quelli della segnaletica stradale con due braccia nere ammanettate sullo sfondo bianco. E la scritta "Alt lager di Stato in via Corelli".

Le ragioni delle proteste contro il Cpr di via Corelli

"Abbiamo pensato di dare il nostro contributo all'aggiornamento della cartellonistica stradale, decisamente inadeguata alla novità della prossima apertura di un Cpr in città, che non ci sembrava opportunamente segnalata", dicono gli aderenti alla Rete, disposti a tutto pur di non restare indifferenti. 

"A breve - aggiungono con un pizzico di sarcasmo - sono previste in città lunghe code alle questure, ingorghi in prossimità delle zone aeroportuali di deportazione, insabbiamenti in aree ospedaliere e cimiteriali e banchi insistenti di mutismo dell'amministrazione in Val Padana".

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Tre persone morte in sei mesi

"Tra i mille cartelli che indicano perenni lavori in corso - hanno spiegato - abbiamo voluto inserire quelli che indicano la peggiore opera prossima all'inaugurazione. Un carcere per innocenti che aprirà lontano dal centro, in una zona desolata dove passa solo la tangenziale. Vogliamo che le cittadine e i cittadini di Milano abbiano ben chiaro che a marzo si apriranno le porte di un campo di concentramento. Un luogo - denunciano ancora riferendosi ai Cpr italiani - da dove negli ultimi sei mesi tre persone sono uscite senza vita. Nella vaghezza delle parole della ministra Luciana Lamorgese sulle modifiche ai decreti Salvini non troviamo traccia della parola Cpr, il lager che riapriranno per decisione, lo ricordiamo, del ministro democratico Marco Minniti. Non possiamo restare in silenzio. Chi lo fa e non prende posizione è complice di questa mostruosità".

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