Rifiuti, raccolta differenziata quasi al 70% in Lombardia. Discariche azzerate

La Lombardia si conferma Regione virtuosa. E l'assessore avverte: "Non accoglieremo in maniera indiscriminata rifiuti da altri territori"

Un termovalorizzatore

Dati talmente incoraggianti, quelli sui rifiuti in Lombardia, da far dire all'assessore all'ambiente Raffaele Cattaneo che "la nostra regione è un punto di riferimento sia in Italia sia in Europa". Continuano infatti a dimiuire e soprattutto aumentano quelli differenziati, che poi vengono in gran parte riutilizzati nell'ottica dei principi dell'economia circolare, richiesti dall'Unione Europea.

Nel 2017, i rifiuti solidi urbani prodotti in Lombardia sono stati 4 milioni e 684 mila tonnellate: l'1,6% in meno rispetto al 2016, ma ben il 9,5% in meno rispetto al 2008. E se di solito accade che a maggior benessere corrispondano maggiori quantità di rifiuti, questa proporzionalità viene smentita dai dati lombardi: la Lombardia, infatti, è sotto la media nazionale e anche sotto quella delle Regioni del Nord per rifiuti pro capite.

Aumenta, si diceva, la raccolta differenziata, che ora arriva al 69,7% dei rifiuti prodotti, con un +2,1% rispetto al 2016. Gli obiettivi della normativa, a livello regionale, sono stati superati. E' molto grande però il divario tra le province. Se a Mantova si differenzia ben l'86,8% dei rifiuti, a Pavia appena il 50,3%. Un dato troppo basso, che solo in parte può essere giustificato con la spiegazione che dà Cattaneo, cioè il territorio che soprattutto nell'Oltrepo non facilita l'ottimizzazione della raccolta. Differenziare è un'operazione che si fa nelle abitazioni, occorre volontà e organizzazione da parte dei Comuni.

Rifiuti organici: 100% di recupero

Ma il dato più importante è l'alta percentuale di frazioni differenziate che vengono recuperate, proprio nell'ottica della raccolta circolare. Tra umido e verde, la frazione organica rappresenta il 36% del differenziato e viene conferita in 68 impianti di compostaggio. Questa frazione viene recuperata per intero. Alte le percentuali di recupero anche per i restanti materiali, tranne la plastica, su cui c'è parecchio da lavorare. Ne viene recuperato solo il 54,6%, contro l'86% di carta e cartone, l'88,7% di vetro, l'86,2% di legno e l'80,2% di ferro.

E qual è, dunque, il "destino" dei rifiuti urbani in Lombardia? La grande maggioranza (60,9%) è materiale che viene recuperato. Il 24,1%, in calo, è conferito ai termovaorizzatori. Tra materia ed energia, viene recuperato il 90,2% dei rifiuti. Praticamente nulla la quantità di rifiuti che va in discarica (0,5%, in continua diminuzione). Infine, il 6,6% viene sottoposto a trattamento meccanico biologico (tmb), che qualcuno vorrebbe fosse la "bacchetta magica" dello smaltimento dei rifiuti. Ma non per Cattaneo.

"Non saremo la discarica d'Italia"

"Voglio smentire il mito del tmb", ha affermato l'assessore: "Secondo Ispra, in tutta Italia il prodotto del tmb finisce in discarica per il 54,2% e in un inceneritore (per recuperare energia) per il 17,3%. Con queste cifre, è evidente che il tmb non è un'alternativa seria per trattare le frazioni di rifiuti solidi urbani".

E si apre il confronto con altre Regioni italiane, che invece puntano molto al tmb. Come la Campania, che non ha inceneritri ma conferisce a tmb il 46,2% dei suoi rifiuti. O la Sicilia, dove il tmb rappresenta addirittura il 76,7% della destinazione dei rifiuti indifferenziati (particolarmente alti: ben il 78,3% del totale).

Viene spontaneo pensare alle emergenze che si susseguono in determinate parti d'Italia, da Roma alla Campania. Emergenze che riguardano talvolta i rifiuti urbani, talvolta quelli industriali o speciali (che sono circa quattro volte gli altri). "Non possono esserci forze politiche, come il Movimento 5 Stelle, che rifiutano gli impianti sui loro territori, con l'assunto che farebbero male, ma poi chiedono aiuto alla Lombardia", chiarisce Cattaneo.

Lo stesso assessore deve però ammettere che la normativa nazionale prevede la libera circolazione per i rifiuti speciali e anche per quelli derivati dai rifiuti urbani. Ciò significa che il titolare di un impianto lombardo è libero di trattare il conferimento di questi rifiuti con enti locali fuori dalla Lombardia. E spesso ciò avviene a prezzi più alti di quelli concordati normalmente con i Comuni lombardi.

Per Cattaneo questa è "concorrenza sleale", contro cui la Regione ha provato ad opporsi senza successo davanti alla Corte Costituzionale. C'è anche da dire, però, che il 18% dei rifiuti speciali o derivati smaltiti in Lombardia deriva da altre Regioni. Una quota tutto sommato non grande. "Salvo la solidarietà per vere emergenze, il nostro orientamento politico è chiaro: non accoglieremo rifiuti da altre parti d'Italia", conclude l'assessore.

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