Riapertura Navigli, milanesi in gran parte favorevoli ma sono emersi anche dubbi

Le maggiori perplessità riguardano l'impatto sulla viabilità ordinaria. Fdi e Fi si mettono sulle barricate. Sala: "A lungo termine pensiamo alla riapertura completa"

Piazza Vetra (rendering dal sito progettonavigli.comune.milano.it)

Il dibattito pubblico sui Navigli, modulato dalle esperienze francesi di partecipazione, è terminato e l'amministrazione comunale si prende un mese per decidere come proseguire. I numeri parlano di 820 persone che hanno complessivamente partecipato ai cinque incontri organizzati durante l'estate del 2018, con 219 email inviate per presentare domande e osservazioni. 

La consultazione si è concentrata sulla proposta di riaprire cinque "piccoli" tratti e non l'intera rete sotterranea dei Navigli, come un primo passo relativamente poco costoso per poi affrontare in seguito il tema della riapertura integrale. Il sindaco Beppe Sala lo dice chiaramente: "Bisogna avere una visione a lungo termine di completamento dell'opera". Ma per il momento non saranno che quei cinque tratti.

La relazione conclusiva del dibattito pubblico mette in luce da una parte lo scarso numero di persone che ha partecipato fisicamente agli incontri, ma dall'altra la "presa" che ha fatto sui milanesi il sito web dedicato ai Navigli, che invece è stato parecchio consultato, anche i documenti scaricabili. Il dibattito ha comunque fatto emergere non soltanto l'entusiasmo di molti, ma anche le perplessità e i dubbi di alcuni.

La preoccupazione principale è l'impatto sulla viabilità e la mobilità. Riaprire i tratti di Naviglio significa inevitabilmente accettare che aumenti la congestione del traffico o, se la si vuol vedere in un altro modo, che la viabilità stradale venga limitata pesantemente. Meno parcheggi, meno carreggiate per le auto, soppressione della linea Atm 94 (che non avrebbe più modo di circolare con il Naviglio riaperto) sono gli aspetti che preoccupano di più. 

Fdi: "Referendum a livello di Municipio"

I commercianti sono in questo senso spaventati dall'idea della riapertua, così come alcuni gruppi di residenti: Fratelli d'Italia ha partecipato ad un presidio di comitati del Municipio 2 (quello di via Melchiorre Gioia) che chiedono che si tenga un referendm a livello municipale, ritenendo che la voce in capitolo sia quella dei cttadini residenti nelle aree in cui la riapertura avrà un impatto maggiore.

"Riaprire gli 800 metri di corso d’acqua significherebbe una serie di problemi: riduzione della carreggiata stradale, con conseguente aumento del traffico e dello smog, possibilità di danni agli edifici durante i lavori, rischio di inquinamento delle acqua dovuto alla vicinanza con il Seveso e rischi di allagamenti durante le forti piogge", è il commento di Marco Osnato, parlamentare di Fdi e residente a Greco.

Ma il procedimento messo in atto dalla giunta non prevede, al momento, consultazioni referendarie: il dibattito pubblico è visto come uno strumento migliore per informare i cittadini e ottenere da loro un riscontro basato sui fatti, come è avvenuto con gli 820 che vi hanno partecipato. Ma anche il Movimento 5 Stelle è tornato a chiedere un referendum sull'argomento.

Lega per il sì, Forza Italia per il no

Le altre opposizioni sono in ordine sparso: la Lega è da sempre favorevole alla riapertura dei Navigli e ha dichiarato che appoggerà il sindaco su questo argomento. Di più, in Regione Lombardia ha fatto votare un emendamento al Piano Regionale di Sviluppo che contiene la riapertura navigabile del sistema delle acque milanesi: il massimo possibile.

Forza Italia, invece, viaggia verso la contrarietà assoluta. Da sempre schierato per il "no" ai Navigli riaperti è Fabrizio De Pasquale, fresco capogruppo a Palazzo Marino; a lui si è ora unito Alessandro De Chirico, vice capogruppo, che rileva la sporcizia di cui è piena la Darsena e commenta: "Vista l'indecenza in cui versano la Darsena e i Navigli chiediamo al sindaco dove intende trovare anche i soldi necessari per la manutenzione. Temiamo che non si parlerà di Navigli aperti e nemmeno di vasche, ma più che altro di fogne a cielo aperto".

I cinque tratti da Gioia alla Darsena

La cosiddetta "riconnessione idraulica", cioè l'antica continuità dell'acqua in città, è il punto centrale su cui ruota l'ipotesi in discussione, che comprende da una parte nuove tubazioni per connettere le acque della Martesana con la Darsena, la Roggia Vettabbia e il sistema di canali irrigui del Sud Milano (consentendo anche di diffondere le pompe di calore a Milano), e dall'altro l'apertura a cielo aperto di cinque tratti per circa 2 chilometri totali. 

Il primo tratto è quello di via Melchiorre Gioia, con la realizzazione di una passeggiata a livello dell’acqua, nuove alberature e la presenza di attività commerciali e di servizio, che consenta di separare i percorsi ciclopedonali dal traffico. Il secondo tratto è quello della Conca dell'Incoronata: saranno ripristinate le porte leonardesche in via San Marco. Il terzo tratto, in via Francesco Sforza, rievoca la storia di Milano: da qui transitava il marmo (fino a via Laghetto) per la fabbrica del Duomo.

Il quarto tratto comprende piazza Vetra e via Molino delle Armi: il Naviglio aperto transiterà in mezzo al parco delle Basiliche. Il quinto tratto, infine, è la riapertura della Conca di Viarenna, che consentirebbe di aprire all'acqua il passaggio sotto i Bastioni per completare la navigabilità fino alla Darsena.

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