Caccia, il governo cancella la norma lombarda sui richiami vivi

Il rischio era quello di una procedura d'infrazione miliardaria a livello europeo

Uccelli usati come richiami vivi

Il governo blocca la Regione Lombardia sui richiami vivi per la caccia. Un tema "caldo", che da sempre "appassiona" i politici lombardi di centrodestra, almeno quelli più attenti alle istanze (potremmo dire "al richiamo") dei cacciatori. Ma un tema su cui occorre anche rispettare norme europee e nazionali molto stringenti e precise. 

Il rischio sarebbe stato quello di una procedura d'infrazione (potenzialmente miliardaria) da parte dell'Unione Europea contro la Regione Lombardia. Il consiglio dei ministri ha quindi annullato la delibera XI/2087 (31 luglio 2019) della giunta regionale, con cui veniva autorizzata la cattura di uccelli selvatici per la cessione ai fini di richiamo.

«Ringraziamo il ministro dell'Ambiente Sergio Costaper aver ascoltato le nostre osservazioni e per aver messo oggi la parola fine ai tentativi di forzatura portati avanti dalla giunta regionale. La cattura con le reti di uccelli selvatici è un metodo non selettivo e, pertanto, non consentito. La maggioranza deve farsene una ragione», commentano Massimo De Rosa e Simone Verni, consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle. 

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Nel 2018, a pochi mesi dall'insediamento della nuova giunta, il consiglio regionale aveva votato a favore di una pregiudiziale contro la normativa sui richiami vivi che l'assessore all'ambiente Fabio Rolfi (Lega) avrebbe voluto introdurre. L'assessore aveva promesso che nel 2019 ci avrebbe riprovato e così è stato. Tanto che il governo, nel mese di ottobre del 2019, ha chiesto alla Lombardia di ritirare il provvedimento nel frattempo varato, per non incorrere nella procedura d'infrazione europea, altrimenti ci avrebbe pensato direttamente il consiglio dei ministri, come ora è avvenuto.

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