Luci accese e insegne illuminate nei locali di Milano: è il flash mob di protesta dei ristoratori

L'iniziativa, battezzata 'Risorgiamo Italia', è stata lanciata da Alfredo Zini, titolare del ristorante Al Tronco di Milano

Uno dei ristoranti che ha aderito all'iniziativa

Luci simbolicamente accese e insegne di nuovo illuminate. È l'iniziativa Risorgiamo Italia che anche a Milano nella serata di martedì ha visto aderire ristoranti, negozi e commercianti.

Il flash mob di protesta ha l'obiettivo di richiamare l'attenzione sulle "probabili misure che lo Stato prenderà per l’eventuale riapertura di ristoranti, bar, pizzerie, pasticcerie, discoteche e lidi balneari - come scrivono gli organizzatori - misure insostenibili per la gestione ordinaria di un locale e insopportabili economicamente".

Nella mattinata di mercoledì "in 1500 imprenditori - spiega Alfredo Zini, titolare del ristorante Al Tronco di Milano e organizzatore della protesta nel capoluogo lombardo - consegneremo le chiavi dei nostri locali a Palazzo Marino, perché attualmente non ci sono stati dati i presupposti economici per poter riaprire. Chiediamo anche a tutte le associazioni di categoria di ascoltarci e portare avanti le nostre istanze".

La risposta del comune di Milano

“Siamo vicini alle istanze e alle preoccupazioni espresse questa mattina dai titolari di bar, ristoranti e pubblici esercizi che hanno simbolicamente consegnato le chiavi delle loro attività all’Amministrazione affinchè sensibilizzi il Governo alle problematiche e alle difficoltà che sta vivendo uno dei settori strategici per l’economia della città e del Paese”. Così l’assessora alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive e Commercio, Cristina Tajani, che ha incontrato a Palazzo Marino una delegazione dei ristoratori milanesi.

“Come Amministrazione – prosegue Tajani – stiamo già mettendo in campo tutti gli strumenti di nostra competenza per sostenere la ripartenza di questo settore: dall’abbattimento dei canoni occupazione suolo per chi metterà tavolini e sedute all’esterno delle proprie attività sino alla dilazione di Tari e altre imposte comunali. Le chiavi dovrebbero essere prese  in consegna dal Governo e dalla Regione che attraverso i loro provvedimenti possono garantire una più veloce riapertura delle attività”.

La protesta in tutt'Italia

A livello nazionale, circa 75mila imprese, confluite nella federazione M.i.o (Movimento imprese ospitalità), avrebbero preso parte alla protesta di martedì sera. La federazione M.i.o raccoglie le realtà, nate i primi di marzo, per chiedere, ancora prima del decreto Conte dell’11 marzo, la chiusura dei loro locali per la tutela della salute dei clienti, dei dipendenti e della propria.

I portavoce della federazione nazionale dichiarano che “al ristorante, in un locale notturno, al bar si va sicuramente per mangiare o per bere qualcosa di buono ma soprattutto per vivere un’esperienza di socialità, di convivialità che con le misure previste dal governo andranno perse del tutto".

"Siamo piccoli imprenditori - continuano gli organizzatori della protesta - e le nostre attività, spesso familiari, sono state tramandate di generazione in generazione con enormi sacrifici. Lavoriamo 7 giorni su 7 insieme ai nostri dipendenti, con i quali abbiamo un rapporto che va oltre il professionale".

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"Non cerchiamo assistenzialismo - concludono le imprese di M.i.o - le misure previste per l’eventuale riapertura di maggio, se non collegate a tutele economiche, quali cassa integrazione fino a dicembre 2020 e moratoria sugli affitti e sulle utenze, ci costringeranno a licenziare, se non a chiudere del tutto, le nostre attività. Come possiamo mantenere gli stessi costi di una situazione di normalità sapendo che i nostri locali saranno a produttivi al massimo al 30%?”.

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