Un anello in meno e lavori per 250 milioni: così si può salvare San Siro

Presentati a Palazzo Marino il Diamante e la Galleria. Ma c'è poco "spazio" per ristrutturare il Meazza

Rendering del progetto "Galleria" di Riccardo Aceti

Una commissione comunale tutta dedicata a dimostrare che si può ristrutturare lo stadio di San Siro, portarlo a livello dei moderni stadi europei, spendendo poco e senza interrompere l'attività sportiva di Milan e Inter. Palazzo Marino, per un'ora e mezza, lunedì pomeriggio si è trasformato nell'arena di chi "tifa" per non costruire un impianto nuovo di zecca. Ospiti principali Riccardo Aceti e Jacopo Mascheroni, gli autori dei due progetti resi noti negli ultimi mesi in tal senso: la Galleria e il Diamante. Ma anche Franco Mola, direttore di grandi cantieri, che ha cercato di dimostrare come un cantiere di ristrutturazione sia tutt'altro che infattibile.

A sentire i professionisti che si sono "esercitati" sulla ristrutturazione, l'ipotesi costerebbe anche poco. Sicuramente molto meno dei 500 milioni preventivati da Milan e Inter per adeguare il Meazza agli stadi moderni (rendendola automaticamente poco conveniente). Costerebbe circa 100 milioni la ristrutturazione proposta da Aceti, un po' di più (da 160 a 250) quella progettata da Mascheroni. Le due idee hanno punti in comune, come la rinuncia al terzo anello (nella proposta di Aceti, la Galleria, si potrebbe però conservarne una parte), ma anche particolari opposti, come il luogo in cui si realizzerebbero le nuove strutture commerciali e ricreative. Se col Diamante troverebbero posto sottoterra, con la Galleria sarebbero in "quota", sostituendo il terzo anello, con viste panoramiche su due livelli e anche la possibilità di una terrazza.

La road map: ristrutturare ipotesi remota

Ma quanto spazio c'è, ancora, per una ipotesi "conservativa" del Meazza, al limite ridimensionato senza il terzo anello, in modo che resti ancora a lungo l'arena del grande calcio? Apparentemente poco. Ci pensa Filippo Barberis, capogruppo del Partito Democratico, quasi in chiusura, a spegnere facili entusiasmi (e scatenare le proteste di parte del folto pubblico) fotografando la road map che finora si è delineata. Come si sa, Milan e Inter hanno presentato due possibili progetti di nuovo stadio con abbattimento del Meazza. Il consiglio comunale ha risposto che si può fare, ma fissando 16 paletti tra cui il mantenimento dell'attuale impianto, rifunzionalizzandolo per esempio per il calcio femminile; la giunta ha poi agggiunto la condizione che l'indice di edificabilità intorno al nuovo impianto non dovrebbe superare la quota fissata dal Pgt (0,35), sebbene la legge sugli stadi consenta in teoria di oltrepassarla.

E' su queste (fragili) basi che è iniziata, quasi un mese fa, una trattativa tra Milan e Inter da una parte e Comune dall'altra. Una trattativa difficile, sul filo della frittata perché i due club potrebbero, da un momento all'altro, decidere di andarsene dal quartiere di San Siro e costruire uno stadio altrove (Sesto San Giovanni, per esempio), lasciando a Palazzo Marino la proprietà di uno stadio vecchio di 90 anni e a quel punto senza più un utilizzo continuo e senza il necessario ritorno economico per pensare a ristrutturazioni importanti.

Ha qualche ragione Alessandro Giungi, consigliere comunale del Pd da sempre contrario al nuovo stadio, a sottolineare, al termine della commissione, che «questa seduta sarebbe stata da fare prima dell'ordine del giorno con i 16 paletti», perché quell'ordine del giorno ha dato il sostanziale via libera al nuovo stadio e non è sulla base di un "ritorno" alla ristrutturazione che i club e il Comune hanno riaperto il dialogo.

commissione comune milano san siro-2

Diamante e Galleria, i due progetti per "tenere" il Meazza

Diversi consiglieri comunali, però, non sono sordi né al richiamo simbolico del Meazza "Scala del calcio", né alle richieste dei residenti nel quartiere di San Siro, in maggioranza contrari a un nuovo impianto e ora preoccupati che due stadi affiancati facciano tramontare per sempre il "sogno" di un piazzale verde e bene organizzato. Come già in Municipio 7 e in Municipio 8, quindi, si è voluto fare approdare anche a Palazzo Marino un ragionamento serio sulla ristrutturazione del Meazza per tenerne la funzione di grande stadio di calcio (e per i concerti, s'intende). Partendo dalle due proposte disponibili finora, entrambe di un certo fascino e suggestione.

Galleria di Aceti - rendering

stadio san siro galleria - rendering progetto aceti-2

La proposta della Galleria lascerebbe le grandi torri che sorreggono la copertura e anche la copertura stessa, mentre la proposta del Diamante porterebbe a eliminare tutto questo, sostituendo il "tetto" con uno nuovo, a forma di diamante, in policarbonato. Anche per questo motivo, i tempi sarebbero diversi: da 24 a 36 mesi (e 2 o 3 estati) per la Galleria, tre stagioni calcistiche (e 4 estati) per il Diamante. Sarebbe ovviamente diverso l'impatto finale: il progetto del Diamante di fatto "abbassa" lo stadio da 65 a 38 metri, mentre la Galleria no. D'altra parte, con il Diamante non si avrebbero le passerelle in quota, panoramiche e suggestive. 

Diamante di Mascheroni - rendering

Rendering San Siro - JMA 1

La prossima volta saranno sentiti i cittadini

Un'ora e mezza di commissione è bastata praticamente solo per illustrare i due progetti e chiarire che la ristrutturazione sarebbe fattibile, senza spendere le cifre stratosferiche prospettate (per escluderne la possibilità) dai due club. Nessuno dei cittadini è invece intervenuto, tant'è che molto probabilmente verrà convocata un'altra seduta per sentire anche i pareri dei residenti nel quartiere di San Siro. 

Tuttavia, come si diceva all'inizio, la road map attuale non prevederebbe una ipotesi di recupero del Meazza. Sempre che parlare di questi progetti alternativi al nuovo stadio non raggiunga, alla fine, lo scopo di ricreare la suggestione di "salvare" l'attuale impianto, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, e conservarne anche la sua principale funzione: quella di uno stadio da calcio pronto per i massimi livelli e per confrontarsi con gli impianti più moderni d'Europa. 

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