La teste al Ruby Ter: «Violenza psicologica e fisica al bunga-bunga». Poi scoppia a piangere

Parla in aula Chiara Danese, che partecipò una sola volta alle serate di Arcore e non è stata ammessa parte civile

Chiara Danese (Ansa/Daniele Mascolo)

E' scoppiata in lacrime, ad un certo punto, la 27enne Chiara Danese, una delle testimoni del processo Ruby Ter in cui Silvio Berlusconi è imputato per corruzione in atti giudiziari, con l'accusa di avere tentato di corrompere testimoni del processo principale sul caso Ruby. Nel procedimento sono imputate anche altre 28 persone. 

La ragazza è una delle tre che il Tribunale non ha ammesso come parte civile, insieme a Ambra Battilana e a Imane Fadil, quest'ultima nel frattempo deceduta dopo un mese di agonia in ospedale, per la quale la perizia ha escluso sintomi da avvelenamento da sostanze tossiche.

Danese partecipò una sola volta alle "cene eleganti" e in aula, tra le lacrime, ha confermato quanto aveva già avuto modo di esprimere: si è trattato di una esperienza di "violenza fisica e psicologica" ma anche di una situazione che, di fatto, le avrebbe rovinato la vita perché lei è stata "identificata" e trattata come "escort" nel suo piccolo paese di provenienza, chiudendole pressoché ogni porta e procurandole sofferenza ("depressione e anoressia") e necessità di assumere farmaci.

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Danese ha parlato di "etichetta difficile da togliere" e della difficoltà di "trovare un lavoro normale", poi ha aggiunto di avere ripreso gli studi per costruirsi una vita. E ha ricordato quanto aveva già raccontato, dell'unica serata a cui ha partecipato a 18 anni nel 2010, negli altri processi: le barzellette a sfondo erotico raccontate dall'ex premier, la statua di Priapo con cui le ragazze simulavano rapporti orali, i baci in bocca tra le ragazze e l'ex premieri, i balli di lap dance nella "sala del bunga bunga" e così via.

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