Ospedali, Gallera: «Il San Carlo non chiuderà, curerà i cronici»

Si va comunque avanti con l'ospedale unico San Carlo-San Paolo, per il quale ci sono 450 milioni di euro dallo Stato

L'ospedale San Carlo non chiuderà: a dirlo è stato Giulio Gallera, assessore al welfare di Regione Lombardia, durante il sopralluogo effettuato nel pomeriggio del 9 aprile. L'assessore ha parlato di «allarmismi infondati e fuorvianti» riguardo all'eventualità che l'ospedale del quartiere di Quarto Cagnino, punto di riferimento di una vasta zona che va da Baggio a San Siro, chiuda definitivamente.

Da tempo si parla della difficoltà di ristrutturare l'edificio, ormai vetusto e in pessime condizioni, e della convenienza a realizzare l'ospedale unificato San Carlo-San Paolo dopo avere unito le due aziende ospedaliere. E si è già individuata un'area a "metà strada", nel quartiere di Ronchetto sul Naviglio, a pochi passi dalla fermata Fs San Cristoforo, con l'obiettivo di servire anche alcuni Comuni fuori Milano, come Buccinasco, Corsico, Cesano Boscone e Trezzano sul Naviglio.

L'ospedale unico resta sul campo («trasmetteremo al Comune di Milano il piano dettagliato dell'operazione») ma al San Carlo resterà comunque qualcosa «a beneficio dei cittadini che animano il quartiere». Già, ma che cosa? Senza (ancora) potersi troppo sbilanciare, Gallera ha accennato a «servizi legati alla cronicità».

L'idea di mantenere alcune funzioni nei due "vecchi" ospedali non è, in realtà, nuova. Già nel 2017 se ne parlava. Con la Finanziaria 2019, il passo avanti: il Governo ha destinato alla Regione Lombardia 600 milioni di euro per l'edilizia sanitaria e la giunta regionale ha deciso di riservare 450 milioni del "pacchetto" all'ospedale unico San Carlo-San Paolo. La ristrutturazione ovviamente costerebbe meno (si parla di 90-100 milioni), ma il risparmio di gestione con l'ospedale unico ammonterebbe a qualcosa come 20 milioni di euro all'anno. 

Ospedale San Carlo: «Cade a pezzi»

L'ospedale di San Siro e di Baggio, il San Carlo, è sotto la lente d'ingrandimento da anni. A marzo 2013 il neo direttore generale del nosocomio, Giancarlo Pellegata, scrisse nero su bianco che tutte le risorse disponibili dovevano essere destinate all'adeguamento alle norme di sicurezza. Poco più tardi finì sotto indagine (in qualità di rappresentante legale) perché i vigili del fuoco avevano ancora trovato fuori norma alcuni impianti. Emerse che l'ospedale, dagli anni Settanta, aspettava interventi manutentivi.

I circa 120 milioni di euro necessari per ristrutturare il San Carlo sembravano introvabili. O forse, semplicemente, poco convenienti da investire in una struttura comunque vecchia. Tuttavia ad aprile 2015 si riaccese una speranza per chi "tifava" per il mantenimento del San Carlo tra Baggio e San Siro: l'inaugurazione della nuova pediatria e la notizia che, in tre anni, cioè dal 2013, la Regione aveva speso una cinquantina di milioni di euro per interventi nell'ospedale.

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Nel 2015, infine, la riforma sanitaria regionale vide l'accorpamento delle due ex aziende ospedaliere del San Carlo e del San Paolo in una unica Azienda sociosanitaria territoriale (Asst). Il primo passo per avviare il sogno del nuovo "super ospedale" unico.

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