Strage di piazza Fontana, Fico: "Scusa per i depistaggi dello Stato"

L'intervento del presidente della Camera alla commemorazione dell'attentato terroristico del 1969

Roberto Fico alla manifestazione (foto Ansa)

"Chiedo scusa per i depistaggi e tutto ciò che avete dovuto sopportare e per gli apparati dello Stato che non hanno fatto nulla per cercare la verità". Queste le parole del presidente della Camera, Roberto Fico, in occasione della manifestazione per il 49° anniversario della strage di piazza Fontana, che si è tenuta nel pomeriggio del 12 dicembre nel centro città.

"Se nessuno lo ha fatto, io lo faccio oggi con molta umiltà: vi chiedo scusa", ha continuato Fico rivolgendosi ai familiari delle 17 persone rimaste uccise nell'attentato terroristico del 1969, di cui non sono mai stati individuati gli esecutori materiali. Il presidente ha dichiarato il suo impegno attivo alla Camera per "completare definitivamente la rimozione del segreto funzionale sugli atti e i documenti relativi alle stragi, alle logge massoniche, alla P2".

Fico, che ha preso parte a Milano alle commemorazioni del 12 novembre, ha concluso aggiungendo che "per la verità da questo punto di vista alla Camera molto è stato fatto, ma manca ancora qualche pezzo, qualche pezzo importante".

La strage di piazza Fontana

Il 12 dicembre del 1969, alle 16:30, nella Banca Nazionale dell'Agricoltura di piazza Fontana, piena di clienti, una bomba nascosta sotto a un tavolo esplose provocando la morte di 17 persone e fil ferimento di altre 88. Le lunghe indagini sull'attentato terroristico - che inizialmente portarono ad accusare ingiustamente gli anarchici Pietro Valpreda e Giuseppe Pinelli - ne rivelarono infine la vera matrice: a organizzarlo erano stati terroristi dell'estrema destra. Una seconda bomba fu trovata inesplosa nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana di piazza della Scala. Altre tre bombe esplosero il giorno stesso a Roma, ferendo 16 persone.

La strage è ritenuta il più grave atto terroristico del dopoguerra nonché l'inizio del periodo denominato 'anni di piombo', che tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '80 vide numerosi episodi di violenza, atti di terrorismo e lotta armata sia della sinistra che della destra estreme, e fu caratterizzato dalla cosiddetta strategia della tensione. Frequente durante le indagini fu il ricorso al segreto di Stato.

Nel 2005 la Corte di Cassazione ha stabilito che l'attentato di piazza Fontana fu opera di "un gruppo eversivo costituito a Padova nell'alveo di Ordine nuovo" e "capitanato da Franco Freda e Giovanni Ventura", non più perseguibili in quanto precedentemente assolti con giudizio definitivo dalla Corte d'assise d'appello di Bari. A oggi rimangono ignoti gli esecutori materiali dell'esplosione, che piazzarono l'ordigno con sette chili di tritolo.

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