Stadio San Siro, Sala: «Perizia indipendente sulla ristrutturazione»

Il sindaco vuole vederci chiaro sui costi enormi prospettati dai club se si ristrutturasse il Meazza

Più passano i giorni, più si allarga il fronte dei dubbiosi sul nuovo stadio a San Siro (con abbattimento del Meazza). Il parere della Sovrintendenza, secondo cui il Meazza (soprattutto nella sua versione a due anelli fino al 1990) è una icona dello sport e dunque va valutata seriamente la ristrutturazione, ha dato nuova linfa a coloro che non vorrebbero vedere abbattuta la Scala del calcio. Primo tra tutti, naturalmente, il sindaco Beppe Sala, che non ha mai fatto mistero di preferire la ristrutturazione.

I due club milanesi hanno detto molto chiaramente che, per loro, l'opzione di tenere il Meazza e ristrutturarlo non è in considerazione. Motivo: costerebbe troppo, non fornirebbe i benefici richiesti, non manterrebbe comunque l'attuale "sagoma" dello stadio. In dettaglio: costerebbe circa 500 milioni di euro, poco meno della costruzione del nuovo impianto, ma a fronte di un numero di posti premium sensibilmente basso rispetto alla quota premium sul totale che avrebbe il nuovo stadio. E sarebbe necessario riformulare la sagoma perché, così come sono oggi, i tre anelli non "comunicano" tra loro e non riuscirebbero ad accogliere i nuovi servizi visti come indispensabili.

Ma il parere della sovrintendente Antonella Ranaldi, arrivato in consiglio comunale, è una tegola pesante. Così Sala ha espresso la necessità di una "perizia indipendente" sulla ristrutturazione, per capire se Milan e Inter stanno affermando il vero quando sostengono che non converrebbe. Se si procedesse senza indugio sulla strada del nuovo stadio e dunque della demolizione (serve il sì del consiglio comunale e in teoria i tempi scadrebbero dopo la metà di ottobre, per la Legge Stadi), Ranaldi ha anticipato che chiederà un parere alla direzione generale del Ministero dei Beni Culturali. E i tempi si allungherebbero ulteriormente.

I partiti in consiglio comunale sono più per il no che per il sì al nuovo stadio. Secondo i calcoli, gli "entusiasti" del nuovo impianto si contano sulle dita di una mano. Tra loro Stefano Parisi, già sfidante di Sala. Possibilista Alessandro De Chirico di Forza Italia, ma in generale il partito di Berlusconi è schierato per il no, così come il resto del centrodestra, il Movimento 5 Stelle, Basilio Rizzo (estrema sinistra) e parte dei consiglieri democratici, tra cui Carlo Monguzzi, storico ambientalista milanese.

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La perizia indipendente potrebbe fugare i dubbi o, al contrario, proporre una ristrutturazione che costi molto meno di quanto preventivato dai due club e magari trovi gli accorgimenti tecnico-ingegneristici per venire incontro alle esigenze di Milan e Inter, che si sono già riassunte: posti premium superiori al 10% del totale e servizi all'avanguardia per tutti.

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