L'ultimo dei contadini va a lavorare in ditta: l'addio di Cologno all'agricoltura

Francesco Migliosi, irriducibile imprenditore agricolo e allevatore, rinuncia alla sua attività sotto il peso delle scelte politiche nazionali e dell'occupazione di terreni a fini edilizi

Campo verde a Cologno (da Facebook/Milano Da Rugby)

Lavorava come contadino a Cologno Monzese ed era uno degli irriducibili di questo settore. Ma ha rinunciato alla sua attività agricola e di allevamento per andare a lavorare in una ditta. Il protagonista di questa vicenda è Francesco Migliosi, ha 32 anni ed era l'ultimo contadino-allevatore della cittadina a nord est di Milano.

I motivi della chiusura

La decisione di chiudere la partita Iva per cercare un lavoro 'più moderno' è stata presa dall'uomo per vari motivi - racconta La Martesana . Innanzitutto a spingere Migliosi alla rinuncia sono state le politiche nazionali che non hanno tutelato il suo lavoro. Poi ha pesato anche l'incessante attività edilizia che ha occupato con nuovi edifici i terreni sparsi tra Cologno, Cernusco, Vimodrone e Brugherio.

L'azienda Migliosi, che si trovava in corso Roma, ha chiuso qualche mese fa, dopo che l'imprenditore ha venduto tutti gli animali rimasti. Lo smantellamento dell'ultimo baluardo di campagna della cittadina, che per secoli ha basato la propria economia sulle attività agricole, segna un momento di svolta: l'addio definitivo al suo passato di piccolo centro rurale. Il cemento e gli edifici, che insieme alle industrie, a partire dagli anni '70 hanno avuto il sopravvento, ancora oggi continuano a moltiplicarsi riducendo sempre di più le poche aree verdi rimaste.

La fattoria in città

Migliosi aveva una quindicina di mucche da latte, alcuni conigli e galline ovaiole. La sua attività era basata principalmente sulla vendita di foraggio, coltivato nei campi ancora presenti a Sesto, Brugherio, Cologno, Vimodrone e Cernusco. Proprio questi terreni, ha dichiarato l'ex agricoltore, oggi hanno una destinazione edilizia.

La scelta dell'uomo di chiudere non è stata presa a cuor leggero: "Mi dispiace tantissimo - ha raccontato - se potessi riaprirei tutto. Venivano a trovarmi i bambini della scuola materna per vedere gli animali".

Il 32enne ritiene responsabile della chiusura della propria azienda anche l'Unione Europea, che con le sue politiche avvantaggerebbe solo le grandi realtà. "Un litro di latte trent'anni fa costava 800 lire - precisa Migliosi - oggi è pagato 38 centesimi, cioè ancora meno". Le piccole imprese in questo modo, non riuscendo a sostenere i costi, hanno soltanto un destino: il fallimento.

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