Il M5s "contro" il nuovo presidente dell'istituto tumori di Milano: 'È un veterinario, è normale?'

La nota di Fiasconaro, capogruppo grillino al Pirellone: "È normale che sia un veterinario?"

Il nuovo presidente dell'istituto tumori

Ha ricoperto, per anni, ruoli dirigenziali in diverse aziende sanitarie del territorio. Ma non sembra essere abbastanza, almeno non per tutti. 

Il Movimento cinque stelle lombardo, con il capogruppo Andrea Fiasconaro in testa, si è schierato apertamente contro la nomina di Marco Luigi Votta come nuovo numero uno dell'istituto nazionale dei tumori di Milano

Il dottore lodigiano - 65 anni e iscritto all'albo dei veterinari - dal primo gennaio ha sostituito Enzo Lucchini e resterà in carica per cinque anni. "Importante" il suo curriculum: direttore generale dell’Azienda ospedaliera della Valtellina e Valchiavenna, direttore generale dell’Azienda sanitaria locale di Lecco e Direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Desenzano del Garda e, ultimo in ordine di tempo, Responsabile di Struttura Complessa – U.O.C. Distretto di Lodi, Ats Agenzia di Tutela della Salute Città Metropolitana di Milano.

Al Movimento cinque stelle, però, non basta. "In Lombardia bisogna finirla una volta per tutte con le nomine di partito - l'attacco di Fiasconaro e del suo partito -. Secondo voi è normale che alla presidenza dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano sia stato nominato Votta, un veterinario già Consigliere regionale, invece di un oncologo o un altro esperto del settore? Secondo noi no".

E non è tutto. "Non finisce qui - prosegue Fiasconaro - nello stesso Cda surreale ci è sembrata anche la nomina di Roberto Lino Giuseppe Comazzi, nientemeno che il padre del capogruppo di Forza Italia in Regione Lombardia, Gianluca Comazzi. Un politico e un parente: come al solito le poltrone di prestigio dei centri d’eccellenza della sanità lombarda vengono assegnate per il curriculum politico o, peggio ancora, la parentela. Il M5s pretende una rigorosa valutazione dei curricula".

"Il nostro non è un giudizio sui nominati e sulle loro capacità - si conclude la nota -, ma sul sistema delle nomine che in Lombardia non fa, ormai da anni, l’interesse dei cittadini ma quello dei partiti".
 

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