Vincolo monumentale per il QT8, che cosa cambia per gli abitanti del quartiere

L'audizione del presidente dell'ordine degli architetti di Milano in Municipio 8. La sua conclusione: "Meglio il vincolo paesaggistico, riservando a maggiore tutela solo gli edifici più importanti"

E' più articolata di quanto emerso finora la proposta di vincolo monumentale sull'intero quartiere QT8 da parte del ministro dei Beni Culturali Alberto Bonisoli, che aveva fatto sorgere molte preoccupazioni sia da parte degli abitanti sia del Municipio 8 di Milano, che si era espresso in modo contrario e preferirebbe un vincolo paesaggistico, più "a maglie larghe" per i residenti che volessero intervenire sulle proprie abitazioni con lavori di ristrutturazione. Ma molte preoccupazioni restano intatte e il Municipio 8 promette che ora cercherà di formulare una controproposta in modo da ridurre al minimo l'impatto sui cittadini pur condividendo l'idea di un vincolo al quartiere.

Il quartiere, nella proposta di vincolo monumentale, è stato infatti diviso dal Ministero in quattro ambiti diversi, ciascuno con tutele differenti. Le divisioni non sono però nette ma a macchia di leopardo, per singoli edifici o realtà. «Un vincolo paesaggistico tutela un ambiente, mentre un vincolo monumentale guarda all'oggetto in quanto tale, in tutto e per tutto, e per ciò che rappresenta», ha spiegato Paolo Mazzoleni, presidente dell'ordine degli architetti di Milano, durante un'audizione in Municipio 8 giovedì sera.

«Di solito i quartieri sono sottoposti a vincolo paesaggistico, ne abbiamo qualche esempio a Milano con il quartiere Feltre e con i Navigli», ha continuato Mazzoleni: «Ma quello che si può o non si può fare in concreto dipende dai cosiddetti criteri di gestione, allegati al vincolo, che possono variare di molto. E' sempre opportuno, per un proprietario di casa, rivolgersi a un professionista perché, se si fanno lavori vietati dai criteri di gestione, o senza le autorizzazioni necessarie, si incorre in un reato penale».

QT8, i quattro criteri di vincolo monumentale

Scendiamo in concreto. Come si diceva, il quartiere (se la proposta dovesse essere confermata) avrà quattro 'gradi' di vincolo. Alcuni edifici avranno un vincolo monumentale "pieno e completo": si tratta di edifici pubblici. La chiesa a pianta circolare (molto innovativa per l'epoca in cui venne progettata), la scuola Martin Luther King e altri ancora. Su questi edifici, qualunque ristrutturazione, anche minima, avrà bisogno dell'autorizzazione della Sovrintendenza, "emanazione" locale del Ministero.

Su una serie di edifici privati, poi, graverà un vincolo monumentale sempre "pieno e completo", ma con una importante deroga per le modifiche interne. Questi edifici sono stati scelti "a macchia di leopardo", come rappresentativi delle diverse tipologie di edifici previste dai progettisti del QT8. Ad esempio, delle quattro villette progettate da Cerutti e Gandolfi in piazza Santa Maria Nascente, a questo vincolo ne verrebbe sottoposta soltanto una, quella più conforme a com'era originariamente. Altro esempio: le sei palazzine prefabbricate ma costruite con metodi diversi l'una dall'altra: il vincolo "pieno e completo" con deroga per le modifiche interne verrebbe apposto solo a quella progettata da Mucchi.

Un terzo criterio di gestione vale per tutti gli spazi aperti. Non solo il Monte Stella ma anche i parchi minori del quartiere, le aiuole (comprese quelle delle piazze e dei viali), gli alberi e gli arbusti. Mazzoleni ha ricordato che un vincolo monumentale per spazi aperti, di solito, si utilizza per luoghi altamente rappresentativi, come (a Milano) i Giardini di Porta Venezia, e questo non ha impedito, in passato, di effettuarvi eventi pubblici.

Infine un quarto criterio del vincolo monumentale varrebbe per gli edifici rimanenti. Secondo una rapida lettura dei criteri di gestione, in questo caso verrebbero tutelati maggiormente gli spazi che danno verso l'esterno e di meno le facciate interne. In altri termini: lo stesso lavoro di manutenzione avrebbe bisogno di un'autorizzazione più stringente se effettuato sulla facciata esterna di un edificio. 

Le criticità

Restano alcuni dubbi sull'applicabilità in senso pratico del vincolo monumentale. Uno tra tutti, la necessità del parere positivo della Sovrintendenza. «A Milano, per fortuna, è molto veloce», ha affermato Mazzoleni durante la serata. «Per la scuola Micca era previsto che ci dessero il parere entro un mese, invece ce ne sono voluti otto», ha ribattuto Simone Zambelli, presidente del Municipio 8. Una cosa è "certa": l'incertezza di questi tempi d'attesa. Che potrebbero scoraggiare piccole manutenzioni da parte dei privati.

Un'altra preoccupazione che serpeggia tra i cittadini è il diritto di prelazione da parte dello Stato in caso di vendita dell'immobile. Da questo punto di vista, è vero che lo Stato ha 60 giorni di tempo per fare un'offerta al privato, ma è anche vero che poco probabilmente sarà interessato a un appartamento al QT8.

Ma il punto vero è un altro: la Sovrintendenza potrebbe "ordinare" lavori di manutenzione, magari ingenti, per rispettare appieno il vincolo monumentale, e i privati dovrebbero sobbarcarsene i costi. «In altri Paesi funziona diversamente: lo Stato appone il vincolo ma poi aiuta il proprietario aprendo una linea di credito», ha spiegato Mazzoleni.

Potrebbe diventare infine un serio problema l'apposizione del vincolo monumentale, anche quello meno stringente, sulla maggior parte degli edifici. Perché, stando a Mazzoleni, i criteri di gestione parlerebbero di «riprodurre lo stato originale» in sede di manutenzione straordinaria. Questo significherebbe dover eseguire lavori che, magari, sono molto costosi, come abbattere un piano che nel frattempo era stato innalzato oppure ritrovare il materiale originale per una facciata.

Il vincolo paesaggistico, infatti, tutelerebbe "l'immagine", quindi ad esempio la colorazione, mentre il vincolo monumentale, salvaguardando "l'oggetto", costringerebbe a un recupero vero del pre-esistente. Scoraggiando, magari, la manutenzione straordinaria di un edificio senza una linea di credito pubblica.

La proposta: mix di vincoli

«Come architetti siamo favorevoli alla tutela del QT8. Con l'ordine, dal 2003, organizziamo gli "itinerari di architettura" e abbiamo inserito il quartiere in due di questi: uno dedicato a Piero Bottoni, l'altro alla casa popolare. In realtà abbiamo realizzato anche un itinerario tutto per il QT8, anche se non lo abbiamo pubblicato sul sito», ha commentato Mazzoleni: «Da tanti anni il quartiere viene tutelato anche senza un vincolo ufficiale. E' dal Pgt del sindaco Letizia Moratti, per esempio, che le volumetrie sono bloccate. Ma che il QT8 sia riconosciuto come un quartiere che ha un valore è una conquista importante».

Già, ma quale tutela? L'opinione di Mazzoleni sembra venire incontro a quella già espressa dal Municipio 8, che ha votato un ordine del giorno (contrari solo Lega e Movimento 5 Stelle) per chiedere che il vincolo, da monumentale, diventi paesaggistico. «Nello spirito dell'epoca certamente non si pensava a "fare un monumento", ma a far vivere bnee la gente», ha commentato Mazzoleni: «Si potrebbe quindi sperimentare un mix sofisticato, con il vincolo paesaggistico per l'intero quartiere e il vincolo monumentale per pochi, specifici edifici».

Ma Mazzoleni non si è limitato a questo: ha aggiunto che sarebbe importante effettuare un'opera massiccia di formazione (e informazione) sulla storia e la rilevanza del quartiere QT8 ad ampio spettro: presso i suoi stessi abitanti, che magari non sanno che la loro casa è sui libri di architettura; presso i professionisti, per sensibilizzarli maggiormente sull'unicità del quartiere; e anche presso i tecnici comunali, affinché siano consapevoli dell'importanza del QT8 per Milano.

Il Municipio: "Presenteremo le osservazioni al Ministero"

«Il vincolo monumentale attivato obbliga per legge che ogni intervento su superfici, elementi, coloriture e finiture architettoniche degli edifici e degli spazi pubblici del quartiere debba essere approvato, prima ancora di poter presentare la pratica in Comune al Settore Edilizia, dal Ministero attraverso la locale Sovrintendenza alla quale il privato proprietario dell’immobile tutelato (o amministratore di condominio) dovrà presentare una relazione prodotta non più dal geometra responsabile dei lavori, ma da un architetto professionista», è il commento dell'assessore municipale Enrico Fedrighini affidato a una lunga nota su Facebook.

Fedrighini fa anche notare che, finora, in Italia nessun quartiere urbano ha mai avuto un vincolo monumentale. «Che obbliga a un sovra-dimensionamento delle procedure istruttuorie - prosegue Fedrighini - interamente a carico del proprietario per costi e tempi, e demanda la scelta finale a un unico soggetto, la Sovrintendenza, con un forte potere discrezionale», mentre il doppio passaggio previsto per il vincolo paesaggistico (commissione comunale del paesaggio e Sovrintendenza) limita la discrezionalità e soprattutto produce un parere finale frutto del dialogo tra architetti e urbanisti e non solo dell'idea di un funzionario del Ministero. 

L'assessore annuncia infine che il Municipio presenterà osservazioni al procedimento di vincolo e chiederà ai residenti di partecipare a queste osservazioni: «L'obiettivo - scrive Fedrighini - è quello di garantire che un vincolo sul quartiere, che è cosa buona, non produca effetti vessatori sugli abitanti». E il modo sarà quello di trasformare il vincolo da monumentale a paesaggistico, salvo che per specifici e particolari edifici.

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