A teatro con Giada

A teatro con Giada

Animali sulle punte all'Auditorium Verdi

Il 27 marzo in scena un altro spettacolo per il progetto "Crescere in musica", coordinato dalla Fondazione Nazionale della danza e la FNASD (Federazione nazionale associazioni scuole di danza) in collaborazione con l'Orchestra Verdi

Mi sembra interessante ricordare che la prima rappresentazione di questo balletto, ebbe un significato importante per i Parigini, perché andò in scena durante il periodo buio dell'occupazione nazista in Francia, ed essendo  Les animaux modèles un lavoro interamente francese, ambientato nell'epoca più luminosa della storia e della cultura della Francia, si proponeva di infondere speranza nel cuore dei parigini e di ricordare loro che la tradizione francese è imperitura.Lo spettacolo, curato da Viviana Palucci con la supervisione artistica di Arturo Cannistrà, è composto da due balletti la "Revue de cuisine" di Bohuslay Martinu e "Les animaux modèles" di Francis Poulenc, coreografati da Camilla Meregalli, Barbara Palumbo, Manuela Rota, M.Luisa Rota e Cristina Sarasso.
E' interessante notare come questi giovani interpreti, pur provenienti da differenti scuole di danza, siano stati gestiti come una piccola compagnia, cimentandosi nell'interpretazione di questi brani "complessi" eseguiti dall'Orchestra sinfonica Verdi  diretta da Jader Bignamini.

  


Infatti nelle opere di Martinù, il cui stile risulta eclettico con una semplicità quasi infantile, ma non per questo priva di un virtuosismo di grande eleganza, confluiscono differenti influenze: dalla musica nazionale all'impressionismo francese e al neoclassicismo di Igor Stravinsky (che Martinu incontrò a Parigi, città in cui studiò con Albert Roussel sviluppando un grande interesse verso i poeti surrealisti).

 

La "Revue de cuisine però è una composizione del primo periodo parigino dell'autore, un'opera pienamente in spirito Satie, coerente con le tematiche ed i programmi antimonumentali del Gruppo dei sei.

 

Narra la vicenda - comica - di alcuni utensili animati e sentimentalmente in competizione; troviamo ad esempio il tango della pentola abbandonata che irride il Bolero di Ravel come emblema della "grandiosità" musicale da ridimensionare, o la scopa con la sua andatura volutamente "dinoccolata" e le scopettine; e, se nelle primissime battute si scorgono echi dell'incipit della Prima sinfonia di Mahler, linguaggio e valenza sono compiutamente influenzate da Stravinskij, con forti accenti ritmici, ai quali si aggiunge il tocco personale  del compositore consistenze in una grande abilità nel trattare il singolo strumento, che già qui si aggiunge e si dispiega distintamente pur se in rapporto all'insieme. 

 

L'altro autore, Francis Poulenc, membro del Gruppo dei Sei (con Darius Milhaud, Georges Auric, Arthur Honegger, Louis Durey e Germaine Tailleferre),  raccoglie tutte le influenze esercitate dalla Belle Epoque in uno stile "frivolo", che risente fortemente del dadaismo, scherzoso e umoristico ma anche melanconico, senza escludere legami col neoclassicismo francese.
 

 

Il balletto, trae spunto da alcune favole di La Fontaine, delle quali è una reinterpretazione molto originale e ricca di simbolismi in virtù dell'antromorfismo con finalità didascaliche molto in voga.

Così la Formica e la Cicala sono due amiche d'infanzia e, finale a sorpresa, non muore la cicala… mentre il Leone innamorato rimane vittima dell'amore, rappresentato nelle diverse sfaccettature con cui è solito manifestarsi: dal primo amore, all'amore passionale a quello disperato, che gli sarà fatale.

Tra i protagonisti più gettonati e che ricorrono più frequentemente nelle storie con intento didascalico e perché no, anche catartico, troviamo La morte, presentata come bellissima, una creatura a cui tutti aspirano, controcorrente alla tradizionale rappresentazione come entità che tutti la rifuggono e temono.
 

Lo spettacolo sarà in replica il 9 aprile in uno spettacolo diurno per le scuole.

 

 

 

A Teatro con Giada

Laureata in Editoria e giornalismo, amo viaggiare, divorare libri, riviste e granite al pistacchio… da siciliana verace. Sempre connessa, non vado da nessuna parte senza il mio portatile, sul quale spesso mi ritrovo addormentata perché intenta a lavorare fino a notte fonda. Tra tutti i posti in cui sono stata e ho vissuto, Milano è uno di quelli in cui vale davvero la pena di vivere e di cui si potrebbe parlare per ore: teatri, mostre e negozi che non hanno nulla da invidiare al resto dell'Europa e del mondo.

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