OPENSPACE MILANO

OPENSPACE MILANO

Uno “spazio aperto” in cui esprimersi liberamente

“Cos’è OpenSpace?”: rispondono educatrici e alunni della scuola Madre Teresa di Calcutta

Foto di Varcare La soglia

Un pomeriggio a settimana alcuni alunni dell’Istituto Madre Teresa di Calcutta di Milano si riuniscono a scuola per partecipare ad una delle attività del progetto “OpenSpace”, organizzata da ActionAid in collaborazione con la Fondazione L’Albero della Vita; ogni gruppo interclasse è composto da una quindicina di ragazzi italiani e stranieri.

OpenSpace è un progetto contro la povertà educativa, ma per i ragazzi e le ragazze è anche uno spazio in cui, in assenza di giudizio, ognuno può esprimere liberamente il proprio pensiero, nel rispetto delle regole condivise in gruppo; è un luogo dove provare ad esprimere le proprie emozioni e sperimentare alcune attività ludiche volte a migliorare l’ascolto reciproco, potenziare la concentrazione, approfondire alcune tematiche in modo divertente.
 
Qualche giorno fa abbiamo chiesto ai ragazzi: “Cos’è per te, il progetto “OpenSpace”?

Queste le loro risposte: “Quando vado al doposcuola all’inizio non ho voglia di andare ma alla fine mi diverto, si può scherzare e si fanno anche dei giochi e ci si conosce meglio, si può anche parlare delle proprie emozioni”.

È un progetto “molto utile, semplice, bello: perché si fanno i compiti insieme, perché ricevi aiuto nelle materie e non devi pagare”. Se pensiamo al nome del progetto ci viene in mente “uno spazio aperto”, un luogo in cui “le insegnanti ti aiutano a fare i compiti e, attraverso dei giochi di gruppo, ad essere più concentrati nello studio. Studiare diventa più divertente ed entusiasmante. E’ un luogo in cui puoi sentirti a casa e puoi essere te stesso”. 

“Mi piace scrivere e parlare ogni tanto anche nella mia lingua: i miei compagni sono curiosi di conoscere la traduzione e il suono di alcune parole”; anche quando facciamo le attività di brainstorming “posso scrivere quello che penso sia in italiano che nella mia lingua”. “Le persone che ho incontrato grazie a questo progetto sono state subito molto amichevoli e sincere nei miei confronti: sono per me dei veri amici perché ti aiutano quando ti serve una mano e quando ti senti solo”, “le educatrici sono simpatiche e gentili” e mi piace soprattutto perché “è un posto dove non vergognarsi”.
 
Di settimana in settimana il progetto prende forma e il gruppo si va rinforzando sempre di più: nonostante la vivacità, tutti i ragazzi sono molto rispettosi e desiderosi di relazionarsi e ricevere attenzioni. Alla fine dei compiti abbiamo introdotto mezz’ora di giochi didattici da tavolo, per permettere agli alunni di divertirsi e studiare in maniera indiretta, cercando le parole nascoste (in italiano o spagnolo) con il “paroliere”, sfidando i compagni con le carte dei perché o con un semplice “nomi, cose e città”. 

Quando abbiamo provato a spiegare la Storia dell’arte attraverso il disegno e a creare enigmi legati ai piatti tipici delle diverse città e regioni, ci siamo sentite dire: “Prof, hai una marcia in più!” e quando qualcuno di ci ha detto “grazie a te la verifica è andata bene!” con il volto sorridente, ci siamo accorte che i piccoli semi che stiamo spargendo, pian piano iniziano a dare i loro frutti!
 
 

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Racconti, storie ed esperienze di ragazzi, professori ed educatori di OpenSpace, contro la povertà educativa e la dispersione scolastica

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